Gli ecomostri padani
Noi italiani continuiamo a parlare dell’Italia come del Bel Paese. Anche gli stranieri, quelli che lo conoscono poco. Sicuramente lo era. Fino a prima della guerra, forse. E ancora lo è, in tantissimi luoghi. Ma sono sempre di più gli scempi che vengono compiuti ai danni non solo dei paesaggi naturali ma anche e soprattutto dei paesi e delle città.
Da bergamasco “de Berghem” sono sempre andato orgoglioso della mia città, considerata per molti versi la Siena del nord. Città alta, certo. Città bassa è sempre stata abbastanza anonima ma comunque sempre all’interno del contesto di città “carina”. Ora, negli ultimi mesi arrivando in treno da Milano quello che mi colpisce non è più il vecchio oratorio di San Tomaso sempre uguale a se’ stesso bensì la serie di orrendi palazzoni vetero-sovietici che vi hanno costruito attorno. Enormi parallelepipedi di cemento che danno anche a una città di meno di 150.000 abitanti la parvenza di una metropoli con una periferia-dormitorio. Possibile?
Altro viaggio in treno, di oggi: ero a un convegno a Bologna, dove per inciso ho studiato per 5 anni alla fine del secolo scorso. Sono andato dalla stazione alla zona fieristica passando per il ponte di via Stalingrado, brutto anche allora ma a me caro per via della presenza dell’appartamento della mia fidanzata dell’epoca. Allora era pieno di palazzoni grigi. Tutti buttati giù. Ora ci sono altri palazzoni. Marroni. Brutti. Alienanti. Complimentri agli urbanisti che hanno ridisegnato la zona cambiando i colori! Che geni! Arrivo poi a Milano passando da San Donato e Rogoredo. Tutto nuovo e in costruzione. Villette, alberi e parchi? Macchè: altri enormi palazzoni brutti, squadrati, alienanti, tutto cemento e colori angoscianti. E potrei continuare con le oscenità milanesi (vogliamo parlare dei cubi accatastati della Bicocca?) ma sarebbe troppo facile: Milano è complessivamente brutta con dei begli angoli (anche se è un po’ come dire a una donna brutta che ha dei bei capelli) ma questo lo sanno tutti. Quello che mi preoccupa è la mia piccola Bergamo, la mia vecchia Bologna e tutti quegli altri luoghi presi d’assalto da urbanisti dissennati, architetti dalle idee pretenziose e dai disegni da lobotomizzati (i cubi li so disegnare pure io). Gli ecomostri sono dappertutto ma la mia sensazione è che quasi tutta l’Italia abbia in mente solo Punta Perotti a Bari. Esiste anche un sito dedicato (http://www.ecomostri.it/) ma a parte un’animazione tanto carina quanto bambinesca, è quasi totalmente privo di contenuti, soprattutto sembra che nessuno lo tenga vivo. Possibile che nessuno si preoccupi dell’ambiente in cui vive? Possibile che solo io mi intristisca quando arrivo a casa e devo aprire il portone di un palazzone di 8 piani senza forma e senza colore che sarei pronto a buttare giù se solo potessi permettermi di risistemare me stesso e tutte le altre famiglie? (Ebbene sì, anche io vivo in un ecomostro!).
Posso capire gli scempi degli anni ’60 e ’70 che, oltre ad appartenere al passato, erano dettati dall’esigenza di sistemare in fretta e in modo economico migliaia di famiglie che stavano dando vita al fenomeno dell’urbanesimo industriale allora nuovo per l’Italia. Ma adesso? Adesso c’è il design. Berlino e Londra buttano giù tutto per ricostruire cose più moderne e più belle. Quindi anche noi. Solo che, a quanto pare, gli insegnamenti di Brunelleschi e Leon Battista Alberti vanno demoliti assieme a tutto il resto, senza far caso a cosa si sta distruggendo. Anche in questo, temo, siamo un paese senza memoria. Il Bel Paese. Che fu e rischia di non essere più.
Post interessante ma mi permetto di dissentire: Berlino è la capitale mondiale della distruzione delle “cose belle” che vengono puntualmente rimpiazzate con orrendi e anonimi “palazzoni grigi” (o beige, nei casi più fortunati).
Un mio amico abita in uno splendido convento del 1700 sulla Axel-Springer-Straße di proprietà del Comune; ebbene, l’anno prossimo sarà sfrattato perché al suo posto verranno costruite delle orribili palazzine che svolgeranno la stessa funzione ma avranno una “capienza” molto maggiore.
Purtroppo la stessa cosa è accaduta sotto i miei occhi a un bellissimo palazzo di inizio ’800 proprio lì accanto: è stato completamente raso al suolo (e non era nemmeno da risanare) e sostituito con un’anonima palazzina dalle finestre quadrate e tutte uguali, come quasi ogni strada della città che sia stata toccata dagli interventi di “riqualificazione” edilizia…
Questo detto da me che sono per metà tedesco.
Non dimentichiamoci che la Germania riserva agli edifici sotto vincolo architettonico l’orrenda pratica dell’”Entkernung”, ovvero la conservazione della sola facciata per distruggere l’interno e ricostruirlo in cemento armato!