Lancio di una nuova testata. Senza contenuti
Il gioco di parole contenuto nel titolo di questo post (se mai qualcuno ha pensato ci potesse essere un gioco di parole) è assolutamente voluto. Sono stato alla festa per il lancio di Wired Italia. Conosco Wired (US) da qualche anno e ne ho sempre apprezzato l’approccio serio, profondo e professionale. Ergo mi aspettavo – e un po’ mi aspetto tutt’ora – che anche l’edizione italiana ne rispecchiasse le caratteristiche di fondo nonchè una buona parte dei contenuti. Riguardo a questi ultimi mi era stato anticipato che no, sarebbero stati piuttosto diversi, volendosi concentrare su temi più di attualità come energia, ecologia ecc. Pazienza, almeno l’approccio sarà simile, mi dicevo. Mi aspettavo quindi che anche la festa per il lancio fosse un po’ “wired”, ovvero senz’altro divertente (senno’ che festa sarebbe?) ma anche ricca di contenuti, professionale, interattiva e con un qualche messaggio forte da portarsi a casa. Invece niente. Un grosso magazzino riadattato a discoteca abbastanza vuoto – eccezion fatta per qualche scialbo divanetto, il bancone del bar in fondo e qualche postazione dove videoproiettavano copertine e visual della rivista e/o del sito. Musica vicina all’assordante. Un bar ben fornito ma solo di 2/3 tipi di drink (cuba libre o vodka tonic mai sentiti…). E soprattutto nessuna presentazione, nessun contenuto, gente tanto pettinata quanto scialba, interessata solo a fare pr o a farsi notare (festival della plastica incorporata fra le signore). Di Wired come lo conosco io nessuna traccia. Mi chiedo perché. Un prodotto editoriale potenzialmente – per l’Italia – fortissimo e affermato negli States presentato come se fosse una velina televisiva. Che peccato. Poi penso a quello che ci succede intorno quotidianamente. Sanremo con Bonolis pagato un milione di Euro per urlare, sudare e presentare quattro meschini stonati. Il Grande Fratello che continua a battere ogni record di ascolti. Il prezzo di un paio di tette rifatte ormai sceso a 3-4.000 Euro, quasi fosse un prodotto industriale. Fondi tolti alla scuola e alla ricerca per essere dati a industrie pseudo-private asfittiche come Alitalia e Fiat….
Purtroppo questa è l’Italia. Dove quello che conta è salvare l’oggi, le apparenze e sembrare più belli, più giovani e più furbi degli altri. Dove i 4.000 Euro che potrebbero essere investiti per ristrutturare una piccola parte di una scuola vengono invece investiti in silicone per restaurare vecchie babbione o giovinette insicure del proprio corpo troppo secco. Un’Italia dove insomma i contenuti veri contano poco o nulla e dove il maquillage diventa la priorità numero uno di ua società che invecchia, imbruttisce e rimbambisce ma che ancora non lo vuole ammettere.