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Futuro, anziani e Digital Divide

March 2nd, 2009

Traggo spunto da questo post/filmato su Imlog:

Come scritto nel mio commento, sono sono abbastanza convinto che la DISPONIBILITA’ di tecnologie di questo tipo sarà reale. Ho invece serissimi dubbi sulla DIFFUSIONE delle stesse tecnologie. Ovviamente la mia è una visione distorta da Italiano pessimista. Ma un italiano sa che il nsotro paese è terribilmente vecchio. Sa che gli over 65 sono la maggioranza (in senso relativo,  riferito alle fasce d’età, ovviamente). Sa che persone come i miei genitori non hanno mai usato un computer. Mia mamma, donna intelligente, colta e dalla mentalità aperta per la sua età (una donna di quasi 71 anni laureata e che parla 3 lingue non è esattamente la norma in questo paese) addirittura si rifiuta di adottare bancomat e carte di credito. A malapena usa il cellulare. Un italiano sa, crede e soprattutto si augura che la propria mamma fra 10 anni sarà ancora viva e plausibilmente sana, in forma e socialmente attiva. Chiaro: non sarà una frequentatrice di palestre, non andrà in disocteca e non parteciperà a convegni di web marketing (se ancora si chiamerà così) o simili; ma continuerà a fare la spesa (e di questo dovrebbero tenere conto tanti eperti di marketing, che troppo spesso sembrano dimenticarsi che con la pensione magari si comprano meno cose ma si continua comunque a comprare). Continuerà a volersi informare sui fatti del mondo e continuerà a dover aver a che fare con la pubblica ammnistrazione, i servizi e la sanità, pubblica e privata. E come lei milioni di altri anziani o – chiamiamoli col loro nome – vecchi. Dico milioni, non migliaia. Milioni di persone che ancora oggi non usano carte di credito, bancomat, computer e si accontentano di utilizzare il cellulare come telefono e basta. Vedo molto molto difficile che queste persone – da sole – riescano a capire la logica dei touch screen. Vedo titanica l’impresa di far loro comprendere la differenza fra un sistema operativo per PC e uno mobile. Così come sarei in difficoltà nello spiegare a mio padre per quale dannato motivo dovrebbe sollazzarsi all’idea di avere in un unico strumento un telefono, una macchina fotografica, un lettore multimediale e altro ancora. E parlo di mio padre, un uomo colto, che ha avuto insegnanti privati, che dirigeva un’industria e che quarant’anni fa si vantava di avere il telex in ufficio. Figuriamoci, con rispetto parlando, se dovessi spiegarlo a compare Turiddu, che ben che vada ha la terza media e ha passato la vita a produrre vino o olio.
Di tutto questo secondo me dovremmo preoccuparci. L’educazione alla tecnologia non è questione che riguardi tanto i giovani, anzi. I giovani con la tecnologia ci nascono, la vivono e la respirano. Fare corsi di informatica di base al giorno d’oggi è quasi come voler fare dei corsi base di telecomando e decoder Sky. Piuttosto i giovani avrebbero bisogno di molta più cultura classica. Lasciamo i computer a casa e riportiamo nelle scuole lavagne e pallottolieri. No, chi ha veramente bisogno di cultura tecnologica sono gli anziani. Quelli che rischiano di rimanere indietro, i veri potenziali analfabeti digitali. Non arriviamo al paradosso della pubblica amministrazione totalmente online (ce ne passa ma hai visto mai…) verso una popolazione che online ancora non lo è (ad oggi siamo fra il 40 e il 50%  di penetrazione della rete in Italia, con una crescita ora lentissima: non è difficile intuire chi sia quel 50-60% che ancora non c’è). Il cosiddetto welfare state non è solo avere servizi più numerosi e qualitativamente migliori (e anche qui lo scrivo con un ghigno sarcastico) ma anche più accessibili. E l’accessibilità non è solo questione di infrastrutture ma anche e soprattutto di capacità di utilizzo d tali infrastrutture. Anche senza andare sulla sfera pubblica, si provi a pensare a chi serve davvero di più la spesa online: a noi giovani che – sì, è vero – abbiamo poco tempo ma che anche se arriviamo al supermercato alle otto di sera le forze le abbiamo ancora, o a nostra nonna che fa fatica ad andare in giro e la cassa d’acqua col piffero che se la prta a casa da sola? Ecco che allora davvero mi piacerebbe che lo Stato, il comune o chi per esso, oltre alla pensione, lo sconto sugli autobus e la mutua, fornisse a mia nonna anche la possibilità di avere un computer e una connessione e soprattutto la possibilità di capirlo, usarlo e apprezzarlo. Cosa molto più difficile che insegnare l’alfabeto ai bambini. Ma anche altrettanto utile. Ricordiamoci soprattuto, noi italiani, che il futuro del nostro paese non sono solo i bambini che crescono, sono anche e soprattutto (numericamente) gli anziani che diventano ancora più anziani. E se vogliamo che gli ottantenni di domani non si spaventino dinanzi a touch screen, riconosciori ottici e vocali e a tutto ciò che il futuro ci riserverà, bisogna cominciare a educarli adesso!

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