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Il buon consumatore

Pubblico un video che tanto ha fatto riflettere e per certi versi deprimere un amico e collega. Non condivido la visione socio-economica delle cause che vi stanno dietro (abbastanza trita ed econo-centrica) ma mi associo allo sconforto per quelle che vengono elencate come conseguenze: persone spersonalizzate che vedono la loro vita guidata dal consumismo e che confidano più nei brand e nel rapporto solipsistico che con essi hanno che negli amici e nella condivisione umana. Triste. Non voglio fare commenti in questa sede ma ci rifletterò ancora. Sicuramente.

  1. April 8th, 2009 at 14:19 | #1

    Ciao Roberto,
    non sono molto d’accordo.
    In questo video il consumo è visto in modo riduttivo e senza considerare gli ultimi 20 anni di analisi sociologica.
    Inoltre è pieno di luoghi comuni.
    Io la penso così:
    http://paolopettinato.wordpress.com/
    (post pubblicato mesi fa sul mio abbandonato blog…)

  2. April 8th, 2009 at 14:26 | #2

    Altrettanto riduttiva l’analisi sulla moda.
    CI sono fuori fiori di testi in letteratura sulla funzione sociologica, psicologica, comunicativa e politica della moda e delle mode.
    Inoltre non esiste “la moda” ma una pluralità di mode, tendenze, rielaborate a livello prima di gruppi e poi di società.
    E sono altrettante occasioni dilibertà, di auto espressione e di auto realizzazione, se si sanno sfruttare.

  3. admin
    April 10th, 2009 at 00:47 | #3

    Beh ma su quello che dici tu la pensiamo allo stesso modo: tutti gli atti, anche quelli di consumo, sono significanti di un significato che è anche altro. Spesso e volentieri un’affermazione di identità. Pacifico. Quello che trovo triste è per l’appunto che il consumo abbia assunto un ruolo così forte nell’esprimere identità e significato, tanto da sostituire altri significanti che un tempo avevano una potenza maggiore. Semplificando all’estremo, una volta ero figo (significato) per quello che dicevo (significante), ora posso anche essere un idiota balbuziente ma posso risultare comunque figo per quello che indosso o compro.
    Il problema di un’analisi come quella di Bauman è che essa descrive la realtà all’interno di certe categorie ma non spiega i motivi per cui si è giunti a tale categorizzazione. Soprattutto bisognerebbe preoccuparsi del fatto che le corrispondenze significato-significante si stiano spostando da sistemi semiotici ricchissimi come il linguaggio scritto o parlato a sistemi molto più poveri come quelli del consumo e della moda.
    A tal proposito, sul concetto di moda e mode come espressione di libertà sono d’accordo solo fino a un certo punto: essa è tale solo nel momento in cui è pienamente individuale. Se e quando si rientra nell’ambito di moda condivisa (cioè la Moda singola ma non singolare), signifca generalmente rientrare all’interno di categorie precostituite che fortificano l’identità comunitaria ma limitano la libertà individuale. Io mi posso auto-realizzare ed esprimere se la mia moda me la creo io (anche se forse a questo punto non è più tanto moda); se però una moda o una tendenza la seguo, è chiaro che reprimo il mio potere di espressione personale a favore di un incanalamento precostituito.
    Come detto, sulla visione delle origini (attribuite al capitalismo) del consumismo attuale citate nel filmato sono abbastanza scettico o comunque agnostico – riservandomi di pensarci e indagare meglio. Però trovo innegabile che il consumismo sia da un punto di vista culturale un forte segnale di impoverimento.

  4. April 15th, 2009 at 19:39 | #4

    Interessante. E’ vero che esistono sistemi semiotici ben più ricchi di quelli del consumo. Ed è altrettanto vero che la significazione tramite gli atti di consumo è solo in parte pienamente cosciente e decisa, e in altra parte inconsci/subiti/mediati proprio per la inevitabile leggerezza dell’atto di consumo stesso (eh eh, io e te lavoriamo in pubblicità, non a caso ;) .
    C’è però da dire che i “sistemi semiotici ben più ricchi” di cui parli tu sono stati storicamente espressioni più di elites che delle masse.
    Per capirci, il consumatore tanto vituperato di oggi ha tramite l’atto di consumo una potenzialità espressiva e di azione sulla realtà decine di volte superiore all’essere umano medio di qualsiasi epoca storia precedente (anche solo 100 anni fa, senza scomodare il contandino medievale).
    Se ragioni a livello di sistema, il capitalismo modello e il modello consumistico – con tutte le loro storture – hanno prodotto un miglioramento della situazione.
    Ovviamente siamo ben lontani dal mondo ideale e concordo pienamente con te sia sul discorso moda chee sulla necessità di strumenti di significazione ben più ricchi del consumismo.

  5. April 15th, 2009 at 19:40 | #5

    Secondo me questi post dovresti metterli su facebook. Li verrebbero letti e commentanti, essendo molto interessanti.
    Ormai sui blog – a parte rari casi – non ci va più nessuno…

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