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Archive for April, 2009

Cellulare? No, smartphone

April 28th, 2009 No comments

smartphoneLeggo le ultime (o quasi) notizie sull’andamento del mercato degli smarphone. Come al solito credo che la parte più interessante sia quella che riguarda le previsioni sul futuro – molto prossimo: la società di analisi (Gartner) ritiene che quest’anno il mercato crescerà del 28% rispetto a una discesa del 4% di tutto il mercato cellulare. In altre parole, i palmari e i suoi fratelli stanno già cominciando a sostituire quello che tutt’ora chiamiamo comunemente “telefonino”.
Funzionalità avanzate, capacità di elaborazione, multimedialità, memorie più capaci ci stanno portando verso la diffusione su larga scala della versione mobile di quello che in un altro mio post ho chiamato “teleputer”, riferito al device fisso che un giorno avremo tutti in casa. Anzi, forse siamo di fronte al fenomeno della tecnologia più veloce (in termini di sviluppo) che supera quella più lenta. Non è del tutto improbabile che – se gli operatori si sbrigheranno a mettere a disposizione degli utenti italiani le tanto agognate tariffe flat – la vera svolta nello sviluppo della Rete in Italia possa venire dalla diffusione dei dispositivi mobili piuttosto che da quelli fissi, ovvero dai pc. O, se preferite, da quell’ibrido fra telefono e pc che sono gli smartphone. Come si dice: che vinca il migliore, a patto che il premio sia una sana penetrazione di internet!

Le costruzioni di sabbia e la voce inascoltata di Saviano

April 28th, 2009 No comments

Ricevo da un amico e pubblico paro paro. Inquietante, disarmante e irritante, perché ancora una volta testimonia di quanto il menefreghismo, l’opportunismo, la superficialità e la mancanza di lungimiranza la facciano da padrone in questa nostra povera Italia.

Davvero toccante rileggere ora, dopo la tragedia in Abruzzo, le parole di Saviano nel libro “Gomorra”. Aprite a pagina 236 e leggete:

“Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz’Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi, ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file infinite dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia. Camion in fila, che attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma. Erano riusciti a rimanere, a resistere senza emigrare e sotto i loro occhi gli portavano via tutto. Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova.
Indovinate da chi è stato costruito il nuovo ospedale dell’Aquila venuto giù come fosse di cartapesta?
Impregilo! Si, sempre lei.
La stessa che ha causato l’emergenza rifiuti a Napoli.
La stessa che è riuscita a incrementare esponenazialmente le spese per i lavori della TAV con i quali ha causato danni ambientali enormi. (Vedi: Video delle Iene) La stessa che lavora sulla Salerno-Reggio Calabria e proprio in questi giorni ha chiesto e ottenuto un prolungamento della consegna dei lavori di altri tre anni, ottenendo ovviamente altri fondi. Leggi la notizia.
La stessa che ha vinto l’appalto per la costruzione del Ponte di Messina.
La stessa che dovrà costruire sul nostro territorio le centrali nucleari. La stessa i cui vertici sono stati indagati a tutto spiano. E’ l’Impregilo che ha costruito l’ospedale San Salvatore dell’Aquila caduto come se fosse di cartapesta.
Chi diavolo è questa società dall’enorme potere che sta devastando la nostra terra?
Anche questa volta nessuno parlerà di lei?
Anche questa volta la passerà liscia?
Rabbia. Rabbia. Rabbia.”

PS: Se per qualcuno la prima fonte non fosse sufficiente segnalo che basta andare sul sito dell’Impregilo e
ricercare “Ospedale” per leggere:
In questo settore IMPREGILO ha realizzato sia in Italia che all’estero importanti e moderni complessi ospedalieri che vengono di seguito dettagliati.
In Italia
. Ospedale di Lecco: 137.000 m2, 500.000 m3, 950 posti letto, 21 camere operatorie.
. Istituto Oncologico Europeo di Milano, struttura specialistica all’ avanguardia per la diagnosi e cura dei tumori: 29.000 m2, 90.000 m3, 210 posti letto, 7 camere operatorie.
. Ospedale di Modena: 230.000 m2, 445.000 m3, 800 posti letto, 12 camere operatorie.
. Ospedale di Careggi, specialistico per la diagnosi e cura delle infezioni da HIV.
. Ospedale di Poggibonsi: 12.000 m2, 175.000 m3, 200 posti letto.
. Ospedale di Viareggio: 80.000 m2, 600 posti letto.
. Ospedale Destra Secchia: 28.000 m2, 450 posti letto.
Inoltre, ospedali a L’Aquila, Cerignola e Menaggio.
Tra le acquisizioni effettuate giova ricordare: Autopista Oriente Poniente (Cile), RSU Campania, Rio Chillon (Perù), Ospedale St. David’s (Inghilterra), Chattahoochee tunnel e Laboratorio Fermi (Stati Uniti), Strada Ebocha-Ndoni (Nigeria), Ospedale San Salvatore (L’Aquila) e ristrutturazione Hyatt Hotel (Milano).

L’ossimoro della viralità veicolata

April 21st, 2009 1 comment

Ancora una volta prendo spunto da episodi di vita vissuta e dai post di altri per esprimere qualche perplessità riguardo ai cosiddetti video virali prodotti dalle aziende, o meglio dalle agenzie che per le aziende lavorano.
L’episodio di vita vissuta: brainstorming assieme agli account e ai creativi di un’agenzia creativa (io che lavoro nel media) per elaborare la strategia di comunicazione per un nostro cliente comune. Escono alcune buone idee, altre meno ma – cosa che mi ha lasciato molto perplesso – i miei interlocutori sembrano convintissimi che all’interno del media-mix innovativo si debbano per forza inserire alcuni video virali. Questo ancora prima di aver elaborato qualqunque tipo di concept creativo.
Il post di qualcun altro: ancora una volta mi trovo pienamente d’accordo con le idee di Gianluca Diegoli espresse qui e con i pochi (ma chiari) concetti espressi nell’intervista a Current Tv, che riporto qui di seguito (fra un po’ verrò tacciato di piaggeria ma pazienza):

Quindi:
– Sottoscrivo in pieno il concetto che “veicolare video virali” è un ossimoro. Un video o è virale di per se’ oppure non lo è, nel qual caso non faccio altro che acquistare spazi media per veicolarlo alla vecchia maniera
– Parimenti sottoscrivo l’idea che in questo momento storico (e quindi anche e soprattutto per il futuro) sia più sensato attaccarsi a video che virali lo sono già che non cercare di crearne ex novo
– Per avvalorare il punto precedente, sfido chiunque a elencare più di 5 video virali associati a brand di cui ha memoria (Nike con Ronaldinho e Dove non valgono)
– Posto che la valorizzazione di un contatto virale rispetto a quello di uno spot è tutto da capire e discutere (tendenzalmente sarà superiore, ma di quanto?), anche le migliori campagne – o anche video spontanei ma virulenti – quanti contatti generano? Anche il sempre più citato “Where is Matt?” (nominato miglior video virale del 2008) ha raggiunto ad oggi nelle sue varie versioni qualcosa come una trentina di milioni di visualizzazioni… in tutto il mondo! Come una buona campagna tv… nazionale. Certo, avrà avuto dei costi decisamente minori (giusto quelli di produzione) e la visibilità apportata la possiamo considerare gratuita: ma con quali risultati? Con che effetti sulla brand?
– In sintesi i video virali mancano paradossalmente della misurabilità classica del media, la qual cosa li pone in una zona d’ombra fra pubblicità e fenomeno sociale.
– Soprattutto, ancora una volta, che si tratti di video, imamgini, documenti o altro, la parola d’ordine è sempre e comunque “rilevanza” per il target. Cosa che – i fatti lo dimostrano – in pochissimi casi agenzie creative o media sono in grado di individuare, definire e tradurre in conenuto.

La celebrità? Dalla tv a Youtube

April 17th, 2009 No comments

Mi aggiungo alla schiera di blogger, Facebookari, giornalisti e via discorrendo che hanno pubblicato il video di Susan Boyle, la “sciura” inglese bruttina, stagionata e disoccupata che ha raggiunto il successo grazie alla sua (bella) voce nella trasmissione tv “Britains got talent” (una specie di X-Factor d’oltremanica, presumo). Non tanto per il gusto di pubblicarlo, quanto per sottolineare il fatto che a quanto pare la fama di Susan è diventata mondiale grazie a Youtube: dopo soli 5 giorni dalla pubblicazione, le varie versioni del video hanno raggiunto più o meno 15 milioni di visualizzazioni. E i media tradizionali – almeno in Italia – ne hanno parlato non tanto per il successo avuto in trasmissione quanto per la fama che ha raggiunto in rete. Segno che quando qualcosa è veramente bello, interessante o rilevante, la potenza della Rete è eccezionale. E cosa c’è di più bello, interessante e rilevante del classico brutto anatroccolo che si risveglia cigno, del reietto che trova riscatto, del povero che diventa ricco? Anche nell’era del web la gente vuole favole da ascoltare. Anche sul web.
Ed ecco la mitica Susan, regina di Britains got talent e di Youtube:

Tv e internet, internet e tv: i contenuti fluidi

April 16th, 2009 No comments

Come spesso faccio, traggo spunto da articoli e blog di altri per fare qualche riflessione su quello che secondo me sarà il futuro dei media. In questo caso particolare devo ringraziare da una parte Andrea Andreutti, che ha pubblicato a distanza ravvicinata un post sull’arrivo di Internet in Tv (con Yahoo! Connected TV) e un altro sul sorpasso della Tv da parte di internet; dall’altra Roberto Venturini, col suo articolo sulla personalizzazione della pubblicità televisiva fruita tramite Iptv.
Fondamentalmente in entrambe (o meglio: in tutti e tre) i casi il tema ricorrente è quello della convergenza fra diversi mezzi:  non credo si tratti ne’ di un sorpasso ne’ di una cannibalizzazione. Si tratterà semplicemente di un graduale avvicinamento fino alla fusione totale o quasi di internet e televisione. Già qualche anno fa (parliamo addirittura del 1999) Enrico Pulcini in un suo libro intitolato “Dopo Internet” immaginava un futuro con un unico strumento multimediale che chiamava “teleputer”: un perfetto ibrido tra un televisore ed un computer. L’unica cosa che forse non immaginava con tanta chiarezza era il terzo elemento che avrebbe caratterizzato tale strumento, ovvero l’elemento mobile.
Personalmente ritengo che l’era del teleputer sia ancora abbastanza lontana, non tanto da un punto di vista tecnologico (dato che sostanzilamente già esiste: si pensi ai telefonini di ultima generazione, ovvero a quegli ibridoni fra computer, lettori multimediali e ricevitori interattivi di un segnale digitale  che ormai codifica qualunque cosa: dalla voce, alle immagini, dai video ai brani musicali), quanto da pun punto di vista di fruizione da parte delle persone. Ancora una volta vale la massima “conent is king”. In parole semplici, qualunque tipo di device è totalmente inutile e perdente nei confronti degli altri se non vi sono contenuti adatti ad esservi veicolati. Credo il telefonino (ovvero la componente mobile dei tre elementi che caratterizzeranno il futuro) debba essere presa in considerazione in un contesto differente, poiché per definizione le dimensioni dello schermo, la maneggevolezza, la lentezza delle connessioni e altri fattori ancora determinano la ghettizzazione dei conenuti per mobile (i.e. è impensabile riproporre un contenuto televisivo su un telefonino). La questione sarà quindi principalmente – per il momento – fra tv e pc. Dando forse frettolosamente per scontato che il device non sarà più differenziato ma avrà una forma molto simile a un televisore con telecomando e tastiera, mi sorgono alcune domande di cui forse intuisco la risposta ma che vorrei porre a chiunque dovesse mai leggere queste righe:

1) se i contenuti video tipici della televisione possono essere tranquillamente fruiti a schermo intero su un monitor di computer da 20 pollici, siamo sicuri che un contenuto web sia altrettanto facilmente fruibile su un tv color gigante quando siamo stravaccati sul divano? Ovvero: ci sarà qualcuno che ha voglia di navigare e leggere contenuti testuali seduto in poltrona a una distanza di tre metri dallo schermo?

2) Ammesso e non concesso che la risposta al punto 1) sia “sì”, che incentivo avrebbe la gente ad andare a vedersi in tv un widget di contenuto webbaro prima o mentre si sta godendo un film?

3) Una volta associata tutta l’interattività possibile ai vecchi contenuti televisivi – partendo dalla possibilità di scelta data dal Video On Demand, passando per tutte le funzionalità tipiche degli attuali dvd per arrivare ai collegamenti in rete ad altri conenuti – siamo davvero sicuri che la gente sappia cosa farsene? Se penso a me stesso che torno a casa la sera dopo le 9, non ho onestamente molta voglia di scegliere un film fra qualche migliaio di titoli (perchè sono stanco e mi devo distrarre, non ho voglia di ricominciare a pensare) e se sto guardando la partita di Champions League, troverei solo irritante il fatto di trovarmi un layer sullo schermo che mi propone di cliccare per conoscere la biografia del giocatore inquadrato o per avere la possibilità di comprarne i calzettoni. Quello che mi interessa è godermi i gol in diretta, come ho sempre fatto negli ultimi 30 anni, ne’ più ne’ meno. Anzi, aggiungerò anche che sono un nostalgico del vecchio campionato, quando tutte le partite si giocavano in contemporanea la domenica e gli unici modi per seguirle erano la presenza allo stadio, tutto il calcio minuto per minuto alla radio e 90° minuto con Paolo Valenti.

4) Riprendendo l’anticipazione di Roberto Venutrini riguardo alla pubblicità interattiva e targhetizzabile in tv, quello che mi chiedo è quali dovrebbero essere i criteri di profilazione. Mi spiego: parlando di internet, parliamo di un mezzo la cui fruizione è tendenzialmente individuale, così come dovrebbero essere i computer da cui ci si collega. Ergo la profilazione del computer dovrebbe tendere a corrispondere a quella della persona, compresi i gusti, le attività che porta avanti, le ricerche ecc. Nel caso della tv, credo sia invece piuttosto diverso: in quanto nuovo focolare domestico, rimane sostanzialmente ancora un mezzo dalla fruizione condivisa. Se quindi anche di Iptv si dovesse trattare, su chi o cosa baso la profilazione del target? Sul capofamiglia che ha sottoscritto l’abbonamento? E se volessi parlare a moglie e figli cosa faccio, mi affido alle dichiarazioni riguardo alla composizione della famiglia e pianifico sostanzialmente basandomi sulle statistiche a campione? Quale sarebbe quindi il valore aggiunto rispetto all’oggi?

Quello che intravedo è quindi uno scenario abbastanza composito:
– In salotto ci sarà un unico strumento ibrido che riunisce le caratteristiche e capacità di tv e internet – il teleputer di cui sopra
– I conenuti che verranno fruiti su tale strumento continueranno a rimanere sostanzialmente uguali a quelli che conosciamo oggi, con momenti di fruizione abbastanza differenziati: continuerò a guardarmi un film stravaccato sul divano, possibilmente senza interruzioni, e continuerò a navigare fra contenuti testuali tendenzialmente un po’ più composto e con l’attenzione più focalizzata
– L’ interattività data ai contenuti video che gli utenti potranno apprezzare saranno molto simili a quelli offerti già oggi dai dvd (approfondimenti, backstage, lingue differenti, sottotitoli ecc.); soprattutto li potranno apprezzare nei momenti di transizione, ovvero prima o dopo aver fruito dei contenuti principali (vedo difficile che qualcuno si metta a giocare con i conenuti extra a metà film)
– L’altro aspetto positivo della nuova interattività che gli utenti potranno apprezzare è quello che conferisce “liquidità” ai contenuti, ovvero il famoso “quello che voglio, dove voglio, quando voglio” – l’ on demand. Il tutto limitato dall’umano desiderio di avere un’informazione già organizzata, almeno parzialmente: se cerco un’informazione particolare la cerco su Google seduto davanti al pc, non semisdraiato sul divano
– Dal punto di vista degli inserzionisti pubblicitari, il vero vantaggio non sarà tanto una maggiore o migliore targhetizzazione, quanto una maggiore e migliore misurabilità: non sarò mai sicurissimo di chi c’è davanti al teleputer ma saprò in maniera precisa e puntuale che fra le 20.00 e le 20.30 di giovedì sera erano sintonizzati sul tal programma esattamente 2.346.824 teleputer. Tutti contati ad uno ad uno. A differenza di quello che succede oggi, dove i numeri dati dall’Auditel del caso sono esplosioni di un campione rappresentativo, le cui proiezioni possono differire dalla realtà anche di qualche milione di unità.

Tutto questo, ovviamente, ammesso e non concesso che l’umanità continui a rimanere mediamente pigra, sociale e tesa al risparmio energetico. Chiaro che se la società si dovesse ulteriormente atomizzare e la gente cominciasse a guardare contenuti video in maniera solipsistica, allora sì, sarebbe più appropriato parlare di sorpasso di Internet sulla tv e non di ibridazione. Ma da questo punto di vista ho una certa fiducia nella cara vecchia natura umana. Vedremo.

Ancora sul futuro. Di strade, case, energia e inquinamento

April 15th, 2009 1 comment

Come sempre in Italia si parla molto, si litiga troppo e si fa poco o nulla. Tristemente – per non dire altro  – sta succedendo anche a proposito del terremoto in Abruzzo. Dibattiti televisivi, sulla rete e sui giornali sui quali non mi voglio soffermare se non con un’espressiona lapidaria: schifo e vergogna!
Ancora una volta credo che il tema sia, per questa nostra povera Italia, quello della lungimiranza che non c’è. Siamo ancora uno dei pochi paesi al mondo che continua a pensare coi canoni del passato (perchè quando si parla di politica negli altri paesi si parla del futuro dei figli mentre da noi si fanno ancora polemiche sui misfatti di fascisti e comunisti per cose successe trenta, quaranta, cinquanta, senssant’anni fa?), a guardare al presente in modo miope e a fregarsene del futuro. Le case costruite in Abruzzo  – e parlo di quelle costruite negli ultimi 30 anni, non di quelle precedenti alla guerra – senza rispettare le norme antisismiche sono solo un esempio. Si pensi al disastro totale del settore trasporti. Fino a pochissimo tempo fa avevamo un sistema ferroviario praticamente uguale a quello ereditato dal regime fascista. Per fortuna c’era l’aereo. Ora sono stati spesi milioni e milioni di euro per ammodernare le ferrovie e toh, guarda un po’: l’alta velocità italiana fa concorrenza – anzi, erode decisamente mercato – all’agonizzante Alitalia, il cui salvataggio è costato milioni e milioni di euro ai contribuenti. Pensarci prima no? No. Vogliamo poi parlare delle autostrade? Lasciamo stare la Salerno-Reggio Calabria, che ha inghiottito fantastiliardi di euro negli anni ed è ancora una delle peggiori autostrade del mondo. Parliamo invece della A4 e più in particolare del tratto Bergamo-Milano, che conosco fin troppo bene. La storia completa si può leggere qui ma il succo è: prima “versione” del 1927, senza che nessuno pensasse al futuro, ovvero al possibile aumento di traffico. Seconda edizione nel 1952. Di nuovo nessuno pensò a quello che sarebbe successo di lì a 10 anni. E infatti ecco che nel 1962 avviene un ulteriore allargamento. Altri soldi. Poi nel 2000 ci si accorge che l’autostada così com’è è al collasso e c’è la necessità di un ulteriore ampliamento. E via: altro catrame, altri ponti da buttare giù per poi ricostruirli perché troppo stretti e via altri milioni. Risultato? Nel 2007 viene inaugurata la quarta corsia. Assieme al progetto che si va concretizzando della Brebemi (Brescia-Bergamo-Milano), ovvero un’autostrada parallela che unisca le tre città e smaltisca ulteriormente il traffico della Serenissima A4. Direi che la cosa si commenta da sola. Lungimiranza zero. Anzi: -82, come gli anni di vita dell’autostrada.
Tornando al tema “casa”, non mi voglio soffermare troppo sulla vicenda abruzzese perchè rischierei di essere frainteso come il Berlusca ma credo che le colpe e le responsabilità siano diffuse. Politici e amministratori attuali e del passato da mettere in galera, senza dubbio. Ma anche una mentalità diffusa che guarda all’oggi e non al domani. I primi farabutti sono quelli che danno i permessi di costruire senza seguire le normative. Ma anche chi queste case le compera o le fa costruire accettando il rischio pur di risparmiare non dimostra certo lungimiranza. Se anche costasse il 30% in più avere una casa che non crolla quando la terra trema, non è forse sempre meno che farsela ricostruire da capo se dovesse andare distrutta? E non mi si venga a dire che lì per lì  le esigenze e le priorità sono altre perché anche i bambini sanno che il 90% del territorio italiano è a rischio sismico. Soprattutto può darsi che uno passi la vita senza mai incocciare in un terremoto; mai figli? Inutile dire che gli Italiani sono generosi e pensano alla famiglia. Non è vero: gli Italiani pensano fondamentalmente a se’ stessi e poi hanno solo dei sensi si colpa maggiori quando succede qualcosa (NB Gli euri donati per la ricostruzione non sono un atto di generosità: sono un fluido lava-coscienza).
Lo stesso dicasi per l’ambiente: si sprecano fiumi di inchiostro e di bit per dibattere sul nucleare sì – nucleare no e gli amministraotri locali istituiscono buffonate che chiamano “domeniche ecologiche” quando invece non si affronta il problema che sta alla radice: i consumi energetici. Giusto per informazione, pubblico qui i trend di consumo energetico e produzione di Co2 dei diversi settori, preso a prestito dal WBCSD:
 

energy-consumption

E’ evidente come sia il maggior consumo di energia che la relativa produzione di agenti inquinanti sia in gran parte attribuibile ai consumi residenziali. Come dire: sono le nostre case che bruciano energia e inquinano di più. Ma allora – e qui mi riallaccio a quanto scritto sopra – una casa costruita secondo i criteri della bioedilizia non sarebbe alla fine dei conti più economica, più confortevole e meno inquinante di una casa tradizionale? In qualunque altro paese probabilmente sì, perchè quel 15% di costo iniziale in più rispetto alla norma verrebbe ampiamente compensato dal risparmio energetico annuale del 50%. Ma non in Italia. Perché scarsa lungimiranza vuol dire anche e soprattutto fermarsi a quel 15% in più. Il 50% in meno non interessa, riguarda il domani, riguarda i figli e i nipoti. Forse. A meno che il petrolio non finisca nel frattempo e si debba ffrontare il problema per forza di cose. Come i terremoti, le tragedie annunciate, il problema dei rifiuti e via discorrendo. E non scrivo nulla sulla vicenda napoletana perchè spero che il concetto sia passato: inutile lamentarsi della spazzatura sottocasa solo quando questa arriva se quando ce l’hanno proposto abbiamo schifato l’inceneritore e il termovalorizzatore. Ognun per se’, ognun per l’ora. Del doman non v’è certezza, chi vuol esser lieto sia. Sempre che abbia ancora una casa. Libera dai rifiuti. E riesca a raggiungerla grazie a una qualche autostrada. Sveglia Italia, comincia a pensare al domani!

L’han detto in Tv? No, l’ho trovato su internet.

April 5th, 2009 No comments

Segno dei tempi che cambiano. Fino a poco tempo fa (misurato in anni), la veridicità, l’autorevolezza, la sensatezza di una notizia, di un prodotto o di un giudizio erano per lo più avallati dalla frase “l’han detto in tivù”. Ora, almeno fra i più giovani, fra le classi sociali più evolute o comunque più colte, tale frase è stata sostituita da “l’ho trovato su internet”. L’oggettività dei fatti è ovviamente ben altra cosa: come diceva non so chi, una stupidaggine rimane una stupidaggine anche se la dicono trenta milioni di persone – al bar, in tivù, su internet o dove volete voi. Però, come riflettevo ieri sera a cena con amici, è significativo che una buona parte della popolazione consideri ora più attendibile la rete della televisione. Il problema rimane però che la Rete rimane un mezzo dalla fruizione individuale e come tale 10 persone diverse possono trovare 10 versioni differenti della stressa notizia o dello stesso dibattito. Con la tv no, il panorama è molto meno frastagliato e punti di vista differenti sono molto più rari. Ecco che allora il web è molto più democratico ma come tale molto più frammentato. Il segreto di un buon utilizzo del web – da un punto di vista di marketing politico, tanto per intenderci – è quindi riuscire a dare univocità ai messaggi in un ambiente che univoco non lo è per nulla, in modo da minimizzare la dispersione degli aderenti e di chi cerca un punto di riferimento. Beppe Grillo ha un bel dire quando parla della Rete come sinonimo di libertà e democrazia: per quello che vale, cercanodoli su Facebook, ho trovato un gruppo relativo al Partito Democratico e un altro elativo al PDL, rispettivamente con 562 e 1474 iscritti. Direi significativo.  Un’altra dimostrazioned della scarsa lungimiranza della sinistra italiana, che continua a lamentarsi del conflitto d’interessi sulla televisione di Berslusconi e intanto si fa surclassare proprio laddove gli elementi di apertura e democrazia sono maggiori. Cominciassero a guardare al presente e al futuro anziché continuare a lamentarsi del passato. Senno’ anche la coda lunga del web rischia di essere pestata dalle manie di protagonismo del Berlusca. Povero paese.

Il futuro del web 2.0

April 4th, 2009 No comments

Riporto qui lo speech di Tim O’Reilly sul futuro del web 2.0. Molte cose già sentite, alcune rassicuranti, altre un po’ inquietanti: davvero avremo un device in grado di riconoscere cose e azioni semplicemente inquadrandole per mandarci informazioni pertinenti? Parlando di web 3.0 si intende di solito “web semantico”, ovvero una rete in grado di capire il contesto all’interno della quale si trova una parola o una serie di parole. Ora arriviamo a un grande cervello che ha anche una memoria visiva ed è in grado di riconoscere luoghi, monumenti, malattie, sintomi di malattie ecc… A me spaventa un po’. Questo sì è Grande Fratello.
Poi c’è tutta la parte riguardante l’economia collaborativa (wikinomics), che personalmente trovo meravigliosa. E forse è a questo che si dovrebbe puntare di più, tornando paradossalmente alle origini: una rete che unisce il sapere di tutti e aiuta a trovare le soluzioni a tutto grazie alla collaborazione. Quello di cui parla O’Reilly però è sostanzialmente un enorme cervello che mette a frutto le informazioni di tutti per capire sempre di più cose e fenomeni e… umanizzarsi! Ma forse mi sbaglio io, motivo per il quale lascio il video alla visione e interpretazione personale di tutti. Lunghetto ma ne vale la pena.

Google licenzia. E non è un pesce d’aprile.

April 1st, 2009 1 comment

Notizia numero uno: persino Google licenzia 200 persone e lo annuncia qualche giorno fa in puro stile web 2.0 tramite il suo blog. Sono tutte persone che lavorano nelle vendite o nel marketing.

Notizia numero due: oggi, 1° aprile, Youtube (proprietà di Google, per i pochi che no lo sapessero), decide di fare uno scherzone a tutti i suoi utenti, che consiste nel visualizzare tutte le prima pagine di fruizione dei video totalmente capovolte. Come quella qui sotto:

youtube_fish

Scherzo “carino” se volete, se non fosse per il fatto che un povero utente sprovveduto come me rischia di passare svariati minuti a disperarsi perchè capisce che non è normale ma non sa dove sbattere la testa per visualizzare tutto correttamente: non è un effetto temporaneo che sparisce da solo, ne’ si trova scritto da qualche parte che è uno scherzo o come fare per far tornare tutto alla normalità, checchè ne dica Matteo in proposito. Come dire: l’idea di fondo poteva anche essere simpatica ma l’esecuzione – che può portare anche a parecchi utenti molto seccati – la rovina parecchio. Un po’ un buco nell’acqua insomma.

Associazione tra le due notizie: idee come quella della notizia numero due vengono da persone del marketing, ovvero a una delle categorie citate nella notizia numero uno.
Vi sono anche due premesse da fare. La prima riguarda l’organizzazione del mondo Google, che ho visto e sentito raccontare, seppur superficialmente, durante la mia visita alla loro sede principale l’anno scorso: in sostanza si tratta di un mega-campus in stile universitario, dove si concentrano ingegneri, informatici, sviluppatori da tutto il mondo che lavorano costantemente sui prodotti (Google, Youtube, Gmail ecc.). Questi non vengon pensati come possibili fonti di revenue. Sono pensati ed elaborati per essere i migliori strumenti e prodotti nella loro categoria. E direi che nella maggior parte dei casi lo sono. Solo dopo, una volta lanciati, si cerca di capire quale possa essere il miglior modello di business da applicarvi. E’ qui che intervengono i venditori e gli esperti di marketing. A dimostrazione di questo, basti pensare che due o tre delle persone con cui ho parlato al campus manco sapevano cosa fosse un modello di business e si stupivano che qualcuno che lavora in un’agenzia media potesse essere interessato a Google (!). Infatti quasi tutte le sedi locali impiegano solo venditori e persone di marketing. Tutto lo sviluppo è centralizzato o quasi. print-ads
Evidentemente se Google licenzia è una questione di modello di business, non tanto di prodotto. E infatti: il modello di pubblicità applicato agli annunci sponsorizzati della search (ad asta, ovvero: più sei disposto a pagare per il click sull’annuncio, più in alto comparirai nei listing a pagamento rispetto ai competitor che hanno scelto la tua stessa parola chiave) altro non ha fatto che spazzar via gradualmente tutti i player medio-piccoli o piccoli che non riuscivano più a sostenere dei costi sempre più alti al cospetto dei giganti con capacità di sepsa decisamente maggiore; il modello di acquisto della stampa mutuato dal web è fallito miseramente. Inoltre l’efficacia della pubblicità su Youtube è ancora tutta da dimostrare (sarà sicuramente ottima ma grossi dati a sostegno ancora non ce ne sono). A tutto questo si aggiunga l’ultima idea un po’ balzana sopra citata per il 1° aprile e sarà facile capire perché le prime teste a saltare siano quelle di chi si occupa del business in senso economico: molte idee ma finora poco lungimiranti, a quanto pare. Uso un tono sarcastico ma mi rendo conto che non c’è niente da ridere. Peccato perché il prodotto è buono. I modelli che a tali prodotti si applicano evidentemente meno. In bocca al lupo a Google! Sempre che non sia Google il lupo :-O

Treno batte aereo 48 a 42

April 1st, 2009 No comments

Neanche a farlo apposta, dopo la filippica contro Alitalia del mio ultimo post – dovuta all’inaccettabile disavventura del mio ultimo viaggio – oggi leggo che se nel 2008 l’aereo trasportava il 51% dei viaggiatori fra Roma e Milano lasciando al treno solo il 36%, nei primi tre mesi del 2009 il dato si è ribaltato: 42% aereo e 48% treno.
Come detto e scritto altre volte, le mie rampogne possono anche essere fini a se’ stesse e lasciare il tempo che trovano. I numeri però parlano chiaro. E quelli qui citati non lasciano adito a dubbi di sorta.
Non ho idea di quale e come fosse il piano industriale e di business che hanno presentato per salvare Alitalia ma sapendo coem vanno le cose in Italia non mi stupirei se si scoprisse che non ce n’è mai stato uno. Oppure c’era. Ma elaborato da un bambino che si ritiene un genio dell’aeronautica perchè fa degli splendidi aeroplanini di carta e approvato da un altro che riesce a non far deragliare i trenini elettrici lanciati a folle velocità in salotto.
Ancora una volta, per l’ennesima volta: povera Italia!