Google licenzia. E non è un pesce d’aprile.
Notizia numero uno: persino Google licenzia 200 persone e lo annuncia qualche giorno fa in puro stile web 2.0 tramite il suo blog. Sono tutte persone che lavorano nelle vendite o nel marketing.
Notizia numero due: oggi, 1° aprile, Youtube (proprietà di Google, per i pochi che no lo sapessero), decide di fare uno scherzone a tutti i suoi utenti, che consiste nel visualizzare tutte le prima pagine di fruizione dei video totalmente capovolte. Come quella qui sotto:

Scherzo “carino” se volete, se non fosse per il fatto che un povero utente sprovveduto come me rischia di passare svariati minuti a disperarsi perchè capisce che non è normale ma non sa dove sbattere la testa per visualizzare tutto correttamente: non è un effetto temporaneo che sparisce da solo, ne’ si trova scritto da qualche parte che è uno scherzo o come fare per far tornare tutto alla normalità, checchè ne dica Matteo in proposito. Come dire: l’idea di fondo poteva anche essere simpatica ma l’esecuzione – che può portare anche a parecchi utenti molto seccati – la rovina parecchio. Un po’ un buco nell’acqua insomma.
Associazione tra le due notizie: idee come quella della notizia numero due vengono da persone del marketing, ovvero a una delle categorie citate nella notizia numero uno.
Vi sono anche due premesse da fare. La prima riguarda l’organizzazione del mondo Google, che ho visto e sentito raccontare, seppur superficialmente, durante la mia visita alla loro sede principale l’anno scorso: in sostanza si tratta di un mega-campus in stile universitario, dove si concentrano ingegneri, informatici, sviluppatori da tutto il mondo che lavorano costantemente sui prodotti (Google, Youtube, Gmail ecc.). Questi non vengon pensati come possibili fonti di revenue. Sono pensati ed elaborati per essere i migliori strumenti e prodotti nella loro categoria. E direi che nella maggior parte dei casi lo sono. Solo dopo, una volta lanciati, si cerca di capire quale possa essere il miglior modello di business da applicarvi. E’ qui che intervengono i venditori e gli esperti di marketing. A dimostrazione di questo, basti pensare che due o tre delle persone con cui ho parlato al campus manco sapevano cosa fosse un modello di business e si stupivano che qualcuno che lavora in un’agenzia media potesse essere interessato a Google (!). Infatti quasi tutte le sedi locali impiegano solo venditori e persone di marketing. Tutto lo sviluppo è centralizzato o quasi. 
Evidentemente se Google licenzia è una questione di modello di business, non tanto di prodotto. E infatti: il modello di pubblicità applicato agli annunci sponsorizzati della search (ad asta, ovvero: più sei disposto a pagare per il click sull’annuncio, più in alto comparirai nei listing a pagamento rispetto ai competitor che hanno scelto la tua stessa parola chiave) altro non ha fatto che spazzar via gradualmente tutti i player medio-piccoli o piccoli che non riuscivano più a sostenere dei costi sempre più alti al cospetto dei giganti con capacità di sepsa decisamente maggiore; il modello di acquisto della stampa mutuato dal web è fallito miseramente. Inoltre l’efficacia della pubblicità su Youtube è ancora tutta da dimostrare (sarà sicuramente ottima ma grossi dati a sostegno ancora non ce ne sono). A tutto questo si aggiunga l’ultima idea un po’ balzana sopra citata per il 1° aprile e sarà facile capire perché le prime teste a saltare siano quelle di chi si occupa del business in senso economico: molte idee ma finora poco lungimiranti, a quanto pare. Uso un tono sarcastico ma mi rendo conto che non c’è niente da ridere. Peccato perché il prodotto è buono. I modelli che a tali prodotti si applicano evidentemente meno. In bocca al lupo a Google! Sempre che non sia Google il lupo :-O
ue’, checche’ lo dici a qualcun altro, capito?