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Archive for May, 2009

Bing… Boh?

May 31st, 2009 No comments

Aspettiamo tutti (noi che lo sappiamo) l’arrivo di Bing, il nuovo motore di ricerca di Microsoft, pevisto per il 3 giugno.
Guardo il video “esplicativo” qui e leggo che la principale innovazione, secondo Microsoft, sarà la classificazione delle informazioni per sotto-rubriche che variano a seconda dell’ambito di ricerca. Ad esempio, se scriviamo il nome di una città ci verrà chiesto se vogliamo ottenere delle fotografie del luogo, una cartina, informazioni sugli hotel, musei, ristoranti e tanto altro. In poche parole lo scopo è quello di fornire agli utenti risultati più “umani” che non una semplice lista di link. Inoltre “Bing” si discosta dalla scarna e minimalista grafica adottata da Google e proporrà ai suoi utilizzatori una grafica caratterizzata da immagini ad alta definizione che a rotazione cambieranno a seconda degli eventi (come già accade con il logo di Google).

Visto e detto questo, continuo a far fatica a capire quale possa essere il vero valore aggiunto per gli utenti, rispetto al servizio fornito da Google. A me sembra più complicato, meno intuitivo e più cognitivamente complesso per gli utenti trovare l’informazione giusta (banalmente: più passaggi, quantomeno mentali).

Però lascio il beneficio del dubbio e anzi, invito chiunque ne abbia una visione più completa o aggiornata della mia, a raccontarmi tutti i possibili vantaggi competitivi del nuovo “giocattolo” Microsoft.

Bevi la Coca-Cola che ti fa digerire. Anche la crisi (?)

May 31st, 2009 1 comment

Riprendo quasi paro-paro un post di Matteo su Imlog. Dati di fatto:
– Coca-Cola ha lanciato in Italia un nuovo spot (visionabile qui) dove la bambina Giulia di Pisa inneggia alla frugalità e alla semplicità, rivalutando la bicicletta, il ragù della mamma e via discorrendo – ovviamente il tutto asociato alla Coca-Cola
– Questo spot ha suscitato polemiche in Toscana e sul web, per via dell’utilizzo della toscanità della bambina e di una presunta filosofia anti-Berlusconiana (che in tempi di crisi invita a consumare di più per far rimettere in circolo il danaro)
– Oltre alle polmiche, lo spot ha dato vita a diverse repliche, o per meglio dire parodie, la più divertente delle quali ripubblico anch’io:

Onestamente poco comprendo le polemiche che lo spot ha innescato, che credo derivino da un’analisi semiotica e socio-economica di un livello a cui l’uomo della strada  arrivi raramente. Il messaggio è in tipico stile Coca-Cola, rivolto a trovare il lato positivo delle cose. Il fatto che la brava Giulia sia semplice e frugale non lo leggo come un invito a  peggiorare la crisi spendendo meno, quanto piuttosto ad affrontarla in maniera positiva, rivalutando le cose il cui abbandono alla crisi ci ha portato. Ovvero: ora che i soldi non ci sono, rivaluto il ragù della mamma – che peraltro è buono e semplice – e non faccio una tragedia del fatto di non poter più andare in un ristorante di lusso, la qual cosa è stata più o meno simbolicamente uno dei fattori scatenanti della crisi attuale (leggi: indebitarsi a livello sia micro che macro per acquistare cose che non ci potevamo permettere).
Non voglio assolutamente fare polemica, anche perché gli studi semiotici che accomunano me e Matteo ci insegnano che è abbastanza facile associare significanti (“che cosa avrà mai voluto dire?”) diversi allo stesso significato (lo spot, in questo caso), motivo per il quale ogni contenuto, pubblicitario o meno, è interpretabile in tantissimi modi.
Solo dico che essendo questo per l’appunto uno spot, credo vada interpretato per quello che è, ovvero un messaggio creato allo scopo di far vendere di più. E se è vero che “non è importante che se ne parli bene o male, basta che se ne parli” o – come scrivevo in un mio post precedente – se il successo di uno spot si dovesse giudicare dal numero di parodie, allora direi che anche questa volta lo spot Coca-Cola ha fatto il suo dovere.

Le emozioni rappresentate e non vissute. Ma de che?!

May 27th, 2009 1 comment

Leggendo questo articolo sui cosiddetti “nativi digitali” mi sono chiesto da che parte sto io. O da che parte sta chi ha scritto l’articolo. O forse meglio ancora Tonino Cantelmi, il docente di psichiatria intervistato e che parla di cose come “le emozioni che non sono vissute, ma piuttosto rappresentate”. Cioè?!? Cacchio vuol dire “saranno abilissimi a tecnomediare le relazioni”?!? Ma parla come mangi, va’!
Direi che il problema non è tanto nelle diverse generazioni che apprendono linguaggio ed emozioni in maniera diversa, quanto nel buonsenso di chi queste cose le analizza e ancor di più le vive. Stia pur sicuro il dottor Cantelmi che quando avrò un figlio sarà digitale quanto vuole ma con un paio di scapaccioni, pane e mortadella e un bel libro da leggere la sera le emozioni le vivrà ed esprimerà esattamente come facevo io quando giocavo a pallone in mezzo alla strada invece di giocare alla Playstation. Computer o non computer.

I (nostri) successi italiani sul web – Buonsenso e poca burocrazia

May 12th, 2009 No comments

Ammetto che stavolta sarà un post un pochino autocelebrativo. Ma – come si dice – quando ce vo’ ce vo’.
Nemmeno un paio di settimane fa l’agenzia per cui lavoro, oltre a vincere il premio come “Media Agency Network of the Year” al festival del Media di Valencia (la manifestazione internazionale più importante del settore), ha ottenuto anche il premio “Local Deal of the Year” assieme a Microsoft Dgital Advertising per un lavoro fatto dalla divisione di cui sono a capo per Coca-Cola. Tengo a sottolineare l’importanza del premio, che per il mondo media è un pochino come vincere un oscar. Magari non per il miglior film ma anche la migliore sceneggiatura non è male, no?  Soprattutto – come gli Oscar – è un premio a livello globale. Questo dimostra diverse cose:
– prima di tutto anche in Italia in campo digitale si possono fare delle cose belle, originali e innovative, in grado di competere e primeggiare sugli altri paesi, normalmente considerati più avanzati del nostro;
– le cose migliori spesso e volentieri sono frutto di un buon lavoro condiviso, così come lo è stato questo, fatto a tre, da noi (agenzia), il cliente (Coca-Cola) e la concessionaria (Microsoft): se uno di questi tre attori non avesse fatto la propria parte, il risultato sicuramente non sarebbe stato così brillante. Mi preme sottolineare questo aspetto perchè mi capita sempre più spesso di imbattermi in situazioni dove qualcuno pensa di poter fare tutto da solo e di poterlo fare molto meglio rispetto a una situazione condivisa. Specie in Italia, dove si tende generalmente al “Ghe pensi mi” per cercare di monopolizzare i meriti (ma quasi mai le responsabilità quando va male);
– scendendo ancora più nel particolare, mi piace  sottolineare come – di nuovo – un premio mondiale sia stato vinto da un team di persona “normali”. Soprattutto per contrastare l’idea che l’eccellenza sia frutto solo di genialità o persone fuori dal normale. Intendiamoci: tutti professionisti seri, bravi ed estremamente preparati ma nessuno che venga notoriamente considerato un guru del web o giù di lì;
– sempre riferito al punto precedente, è stato fondamentale il concetto di collaborazione e fluidità dei processi: personalmente ho ficcato il naso in maniera seria all’inizio, quando si è trattato di buttare giù la strategia, comunque scritta a più mani, ognuno contribuendo secondo le proprie competenze e senza pretendere di sovrapposrsi o prevaricare quelle degli altri. Poi ho sostanzialmente dato carta bianca ai miei colleghi, molto più bravi di me nel portare avanti il progetto – e si è visto. Il merito è quindi più loro che mio. Se proprio devo riconoscere a me stesso un qualche merito, direi che la cosa migliore che potessi fare è stata proprio questa, ovvero cercare di far lavorare al meglio e nelle migliori condizioni possibili chi sa lavorare, senza pretendere di mettere il becco su un sacco di cose riguardo alle quali o non ero sul pezzo o non avrei avuto le competenze tecniche necessarie. Sembra una sciocchezza ma non lo è: molto spesso, anche in mie esperienza precedenti, si è stati costretti ad adottare soluzioni scelte dal capo che doveva assolutamente dire la sua perchè… era il capo – senza che necessariamente tale soluzione dovesse essere sensata o men che meno la migliore possibile.
Analogamente dopo aver brieffato la concessionaria (o il partner, se preferite), li abbiamo lasciati lavorare al meglio delle loro possibilità, cercando di non castrarli troppo o interferire troppo (nei limiti del possibile, ovviamente) nelle scelte creative e realizzative.
Infine il cliente, bravissimo anzitutto nello scommettere sul progetto e a sua volta nell’interferire solo laddove sensato e conveniente e senza imporre assurdità tecniche, di processo, creative o media solo “perchè io sono il cliente e si fa come dico io”

Tutto questo ha giovato al lavoro, alla salute mentale e alla gestione dei tempi di tutti. In sintesi un bel lavoro corale, dove ognuno ha dato il meglio perchè… glielo si è lasciato fare.

Di nuovo, sono fermamente convinto che la qualità del lavoro in generale sia sicuramente dovuta al talento o al genio che ognuno vi può mettere ma anche e soprattutto a una gestione sana, snella, fluida e non prevaricante di tutti i flussi e processi. Come dire: ognuno faccia il suo mestiere e cerchi di farlo al meglio, lasciando gli altri fare il proprio, in un’ottica collaborativa e non conflittuale. Il premio sarà grande e sarà per tutti!

Estonia batte Italia 100 a non si sa

May 12th, 2009 No comments

Leggo sul blog di Massimo che l’Estonia (Estonia!!!) ha raggiunto il 100% di copertura della propria rete wi-fi. Un anno fa. E noi? Non si sa. Lasciamo stare tutti i commenti – sarcastici ma condivisibili – dello stesso Massimo sul nostro paese di nani (premier) e ballerine (parlamentari). Atteniamoci ai fatti. Che però non si trovano. Ricerca (veloce, d’accordo, ma il dato di copertura dovrebbe essere chiaro, lampante, pubblicato e facilmente trovabile) del dato di diffusione in Italia. Niente. Non lo trovo. Boh, sarò io. L’unico dato che trovo è quello sui circa 4.100 punti di accesso pubblici e non. Ma tradotto in copertura territoriale? Non si sa. Direi bassissima, visto che si traduce in una stima di 300.000 italiani che fanno uso di tale tecnologia. Per quel che ne so, circa l’ 1,3% della popolazione internet attiva. Popolazione internet, non totale popolazione italiana. Altrimenti palreremmo di uno 0,5% di penetrazione totale. Tristessa…

Arroganza e contraddizioni di Beppe Grillo: webbaro a parole, televisivo nei fatti

May 3rd, 2009 7 comments

Negli ultmi anni Beppe Grillo si è contraddistinto – oltre che per il presunto impegno sociale e politico – per le ripetute dicharazioni a favore dell’utilizzo del web e dei benefici che se ne possono trarre in termini di informazione, conoscenza, dialogo, confronto e prevenzione. La cosa, di per se’, non può che fare piacere, anche perchè sono tutte cose vere: il web continua a fare quello che ha sempre fatto, ovvero mettere a disposizione di tutti informazioni, dare voce a chiunque, condividere conoscenza. Ecco che allora il cittadino ha più strumenti per lottare contro il malgoverno, denunciare ingiustizie o semplicemente inefficienze e soprattutto confrontarsi, protestare e proporre.
Lo stesso Grillo sembrerebbe razzolare bene qanto predica, editando uno dei blog più letti in Italia (e, in termini numerici, molto interessante anche a livello internazionale). Evviva!

Solo che.

Solo che un blog è tale quando l’autore esprime le proprie idee pubblicamente e da’ spazio all’interazione con chi legge tramite i commenti a cui, tendenzialente, dovrebbe ribattere. Se non da’ spazio a nessuno, allora è un prodotto editoriale in stile classico. Questo per fortuna nel blog di Grillo non succede: i commenti sono aperti e ad ogni post seguono regolarmente centinaia se non addirittura migliaia di risposte. Altro caso: si pubblica un post e si lascia libertà a tutti di commentare. Però non si risponde. Al massimo lo si lascia fare agli stessi utenti, che cominciano a dialogare tra di loro. Questo però non è un blog: è un forum. Ed è, mi pare di capire, il caso del blog di Grillo. Che, per inciso, raccoglie per la stragrande maggioranza dei casi commenti di suoi accoliti o comunque persone che la vedono, con sfumature diverse, allo stesso modo. Ma questo ci sta: è nella natura umana che ognuno preferisca sentire e parlare di quello che vuole e che meglio si accosta alle proprie opinioni.
Quello che trovo abbastanza fastidioso è invece l’atteggiamento generale di Beppe Grillo: urlante, dogmatico, arrogante e completamente chiuso a qualunque tipo di dialogo o confronto. Non l’ho mai seguito molto ma nelle ultime settiane mi è capitato di imbattermi in alcuni episodi e testimonianze che ne smontano totalmente l’immagine di paladino della libertà, della democrazia e soprattutto (quello che più mi interessa in questo contesto), del web 2.0 o per meglio dir del web sociale. Ricordo infatti:

– Il suo intervento alla trasmissione “Exit” di Ilaria D’amico su La7 (visionabile qui) dove, dopo aver berciato il suo solito comizio (uguale uguale a quello che ripete continuamente nei suoi spettacoli e nelle piazze, senza alcuna variante), si sottrae al dialogo e al dibattito fingendo sdegno per la situazione, gli interlocutori e quant’altro.

– Leggendo un’intervista a Pietro Ichino sul Magazine del Corriere, viene citato Beppe Grillo come colui che ha aspramente criticato lo stesso Ichino (noto giuslavorista del PD, per chi non lo sapesse) in riferimento alla legge Biagi. Ebbene, Ichino ha studiato i casi citati da Grillo come motivo del contendere (più di 300, contenuti in un volume ferocemente critico verso il precariato in Italia) e, trovandoli tutti palesemente fuorvianti, ha cercato Grillo per un confronto. Si noti bene: non ha sparato a zero su di lui, non l’ha accusato di falsità, non l’ha denunciato per diffamazione o simili. Ha solo cercato un dialogo (questo sì molto web 2.0). Risposte? Zero!

– Infine il già citato blog: io non ho letto tutto di tutto (non ho tutto questo tempo) ma invito chiunque lo possa fare a citarmi dei post in cui Grillo risponde a delle critiche o comunque a pareri discordanti. Io non ne ho trovati.

Ecco, è questo che trovo iritante: credo sia profondamente falso e ipocrita sparare bordate su tutto e tutti citando il web come struento di grande democrazia quando poi lo si utilizza come mezzo di comunicazione di massa unidirezionale. Qualcuno mi dovrà spiegare che differenza c’è tra l’utilizzo di Berlusconi della televisione e quello del web di Grillo: monologhi trasmessi ad audience enormi, nessuno che ribatte e tutti che discutono… tra di loro!!
Ritengo che democrazia e web 2.0 siano ben altro. Motivo per il quale mi preoccupo: il web è uno strumento potenzialmente democraticissimo. Basta saperlo usare in tal senso. O volerlo usare in tal senso. Ma così non avviene.  Credo anzi che per certi aspetti il problema non sia tanto nel mezzo di comunicazione utilizzato, quanto nell’aproccio che si utilizza nell’affrontare i fenomeni sociali e la politica: le idee, i proclami, le audience, i discorsi e quant’altro sempre quelli sono. Veicolabili tramite web, tv, radio, stampa, non vi è gran differenza. La potenza dei mezzi digitali sta nell’avere un canale di ritorno. Fonte di potenziale dialogo. Ergo di maggiore democrazia. Il problema è che per avere un dialogo bisogna essere in due, ad affermare, ribattere e controbattere. Se una delle due parti il dialogo non lo vuole e non ascolta, non ci sono santi: il dialogo muore. Web o non web. E Grillo a quanto pare ha cancellato la parola dialogo dal dizionario. Uccidendo, oltre che il dialogo stesso, anche un pochino del web. Povero web. E povera Italia.