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I (nostri) successi italiani sul web – Buonsenso e poca burocrazia

Ammetto che stavolta sarà un post un pochino autocelebrativo. Ma – come si dice – quando ce vo’ ce vo’.
Nemmeno un paio di settimane fa l’agenzia per cui lavoro, oltre a vincere il premio come “Media Agency Network of the Year” al festival del Media di Valencia (la manifestazione internazionale più importante del settore), ha ottenuto anche il premio “Local Deal of the Year” assieme a Microsoft Dgital Advertising per un lavoro fatto dalla divisione di cui sono a capo per Coca-Cola. Tengo a sottolineare l’importanza del premio, che per il mondo media è un pochino come vincere un oscar. Magari non per il miglior film ma anche la migliore sceneggiatura non è male, no?  Soprattutto – come gli Oscar – è un premio a livello globale. Questo dimostra diverse cose:
- prima di tutto anche in Italia in campo digitale si possono fare delle cose belle, originali e innovative, in grado di competere e primeggiare sugli altri paesi, normalmente considerati più avanzati del nostro;
- le cose migliori spesso e volentieri sono frutto di un buon lavoro condiviso, così come lo è stato questo, fatto a tre, da noi (agenzia), il cliente (Coca-Cola) e la concessionaria (Microsoft): se uno di questi tre attori non avesse fatto la propria parte, il risultato sicuramente non sarebbe stato così brillante. Mi preme sottolineare questo aspetto perchè mi capita sempre più spesso di imbattermi in situazioni dove qualcuno pensa di poter fare tutto da solo e di poterlo fare molto meglio rispetto a una situazione condivisa. Specie in Italia, dove si tende generalmente al “Ghe pensi mi” per cercare di monopolizzare i meriti (ma quasi mai le responsabilità quando va male);
- scendendo ancora più nel particolare, mi piace  sottolineare come – di nuovo – un premio mondiale sia stato vinto da un team di persona “normali”. Soprattutto per contrastare l’idea che l’eccellenza sia frutto solo di genialità o persone fuori dal normale. Intendiamoci: tutti professionisti seri, bravi ed estremamente preparati ma nessuno che venga notoriamente considerato un guru del web o giù di lì;
- sempre riferito al punto precedente, è stato fondamentale il concetto di collaborazione e fluidità dei processi: personalmente ho ficcato il naso in maniera seria all’inizio, quando si è trattato di buttare giù la strategia, comunque scritta a più mani, ognuno contribuendo secondo le proprie competenze e senza pretendere di sovrapposrsi o prevaricare quelle degli altri. Poi ho sostanzialmente dato carta bianca ai miei colleghi, molto più bravi di me nel portare avanti il progetto – e si è visto. Il merito è quindi più loro che mio. Se proprio devo riconoscere a me stesso un qualche merito, direi che la cosa migliore che potessi fare è stata proprio questa, ovvero cercare di far lavorare al meglio e nelle migliori condizioni possibili chi sa lavorare, senza pretendere di mettere il becco su un sacco di cose riguardo alle quali o non ero sul pezzo o non avrei avuto le competenze tecniche necessarie. Sembra una sciocchezza ma non lo è: molto spesso, anche in mie esperienza precedenti, si è stati costretti ad adottare soluzioni scelte dal capo che doveva assolutamente dire la sua perchè… era il capo – senza che necessariamente tale soluzione dovesse essere sensata o men che meno la migliore possibile.
Analogamente dopo aver brieffato la concessionaria (o il partner, se preferite), li abbiamo lasciati lavorare al meglio delle loro possibilità, cercando di non castrarli troppo o interferire troppo (nei limiti del possibile, ovviamente) nelle scelte creative e realizzative.
Infine il cliente, bravissimo anzitutto nello scommettere sul progetto e a sua volta nell’interferire solo laddove sensato e conveniente e senza imporre assurdità tecniche, di processo, creative o media solo “perchè io sono il cliente e si fa come dico io”

Tutto questo ha giovato al lavoro, alla salute mentale e alla gestione dei tempi di tutti. In sintesi un bel lavoro corale, dove ognuno ha dato il meglio perchè… glielo si è lasciato fare.

Di nuovo, sono fermamente convinto che la qualità del lavoro in generale sia sicuramente dovuta al talento o al genio che ognuno vi può mettere ma anche e soprattutto a una gestione sana, snella, fluida e non prevaricante di tutti i flussi e processi. Come dire: ognuno faccia il suo mestiere e cerchi di farlo al meglio, lasciando gli altri fare il proprio, in un’ottica collaborativa e non conflittuale. Il premio sarà grande e sarà per tutti!

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