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Notizie dal basso alla velocità della luce: futuro del giornalismo

Stasera un treno (per fortuna vuoto) ha deragliato entrando a Milano all’altezza del ponte ferroviario di viale Monza. Nessuna vittima o feriti, questo è l’importante. Quindi posso commentare altro, ovvero il modo in cui ne sono venuto a conoscenza.
Corriere.it ne ha dato notizia alle 23.37 all’interno delle “notizie flash”. Ma io lo sapevo dalle 22.50 circa. Grazie a 3 fonti di informazione, ovvero a tre miei contatti su Facebook e Twitter. Due che abitano lì vicino, il terzo che ha ripreso la notizia da un altro suo contatto. Così come ho fatto io. Il tam-tam della rete funzona così.
Questo è un “innocuo” esempio locale ma sempre più spesso le notizie dal basso battono gli organi di informazione ufficiali – si pensi ad esempio alla vicenda delle elezioni iraniane e alle seguenti rivolte di piazza, raccontate tramite i social media, dato che tutto il resto veniva oscurato.

Tutto questo pone svariati interrogativi:

- quale futuro per i media tradizionali?
- quale futuro per i giornalisti di professione, che almeno sul campo della tempestività non hanno speranze contro le nuove tecnologie
- come controllare la veridicità e l’accuratezza delle notizie che vengono dal basso?

Proprio dal basso della mia ignoranza e della mia scarsa fantasia, comincio ad intravedere dei mezzi di informazione che somiglieranno sempre più a degli aggregatori di post di gente comune o di giornalisti improvvisati. Questo per le notizie in senso proprio – dove l’ inglese rende di più l’idea: news (ovvero tutto ciò che c’è di nuovo, che è appena accaduto).
Il giornalismo di vecchio tipo andrà invece sempre più verso l’approfondimento, il reportage e tutto ciò che non è semplice riporto della notizia qui e ora.
Più difficile è invece dare una riposta al terzo punto: anche Wikipedia ha avuto problemi legati all’autorevolezza degli articoli che la gente vi scriveva ma attraverso i controli e le modifiche incrociate ha raggiunto un livello di credibilità e affidabilità decisamente alto. Questo però è stato anche frutto di un processo lungo e articolato. Le notizie non hanno tutto questo tempo. Difficile dire, quindi. O forse sarà proprio questa necessità di autorevolezza – contrariamente a quanto affermato poc’anzi – a salvare il giornalismo tradizionale… Staremo a vedere. Voi cosa ne pensate?

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