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Quando qualità del prodotto e tempi del marketing non coincidono

Tempo fa scrissi un post in cui esprimevo la mia perplessità di fronte ad un paio di “inconvenienti” in cui era incappata la Apple nel rilasciare l’iPhone 4 e il suo corrispettivo software, ovvero l’iOS 4 (antenna malfunzionante in un caso e rallentamento dell’iPhone 3 nell’altro). Per par condicio, nel post precedente a questo ho affrontato il problema dell’aggiornamento (disastroso da un punto di vista della procedura, anche se coronato da successo, sia come esito che come prestazioni ottenute) del Samsung Galaxy da Android 2.1 a 2.2.

Nel caso di Apple ipotizzavo una specie di sindrome “microsoftiana” d’antan, ovvero la necessità di sfornare il più presto possibile sempre nuovi prodotti per far felici gli azionisti e cercare di distanziare la concorrenza; il tutto però a scapito della funzionalità del prodotto che – nella fretta – evidentemente non era stato testato a sufficienza prima del rilascio.
Nel caso di Samsung, invece, sembra quasi che si sia partiti dal fenomeno opposto per giungere infine a un risultato analogo, dettato (a mio modo di vedere) dall’ansia di (non) perdere ulteriormente tempo. Android 2.2 è stato infatti rilasciato verso fine giugno/inizio luglio, momento a partire dal quale un po’ tutti i produttori di telefoni con s.o. Android hanno cominciato a dare il via all’aggiornamento. Ebbene, nonostante il Samsung Galaxy S sia considerato un po’ il top di gamma della casa coreana, nonché uno dei migliori smartphone Android sul mercato, credo sia stato uno degli ultimi a rendere disponibile tale aggiornamento, almeno in Italia – disponibile sul nostro mercato dal 12 novembre, circa 5 mesi dopo i primi. Il tutto dopo svariati annunci poi smentiti, rinvii, rimandi, false voci ecc. ecc. Già questa cosa non ha dato una bella immagine (io personalmente ero un po’ seccato di avere la Mercedes dei telefoni, costretto ad utilizzare un motore da 500, mentre altri con mezzi più limitati già viaggiavano col motore Ferrari). Però ero fiducioso riguardo al fatto che, una volta arrivato il turno del mio Galaxy, sarebbe stato tutto perfetto. E invece il disastro. L’aggiornamento che non veniva trovato, la necessità del patcher e persino il crash dell’applicazione per i messaggi una volta installato. La cosa “divertente”, poi, è che dopo aver cercato proattivamente per vari giorni informazioni sulla data dell’upgrade, la cosa mi stava passando di mente. Ma è stata la stessa Samsung a risvegliarmi, pubblicando l’annuncio del rilascio sulla propria pagina Facebook, di cui io sono fan, motivo per il quale mi è comparso in bella evidenza sulla mia Home Page. Il classico caso del risveglio del cane che dorme.

La sensazione, insomma, è stata che anche in casa Samsung fossero partiti con le migliori intenzioni (di garantire un upgrade liscio e perfetto sia nel processo che nei risultati) ma che poi alla fine abbia prevalso la necessità di rispettare certi tempi e non apparire come quelli che arrivano disastrosamente in ritardo. Il tutto, analogamente a quanto successo alla Apple, a scapito del risultato finale, tutt’altro che perfetto al momento del rilascio (i.e. anche in questo caso non abbastanza testato, provato, ri-testato e reso a prova di consumatore)

Detto questo, tengo a sottolineare che la Apple continua a sfornare prodotti meravigliosi e che il mio Samsung adesso va che è una meraviglia. Però temo che a volte le necessità di marketing si rivelino dei boomerang che ottengono l’effetto opposto. Soprattutto, di fronte a certe cose temo di dover rivedere la definizione di “marketing” (che detto in termini seri è sostanzialmente la modalità di approccio e posizionamento sul mercato tramite varie leve) che avevo dato qualche anno fa e in cui credevo davvero: buon senso espresso con termini tecnici e avvalorato dai numeri. I termini tecnici rimangono, i numeri anche (seppur limitati a quelli dell’orologio, a quanto pare) ma il buon senso mi pare che stia venendo un po’ meno. Anche perché ho sempre più la sensazione che dal marketing di prodotto si stia sempre più passando a prodotti del marketing. Che è moto rischioso. Perché se parti da un prodotto ottimo e sbagli la strategia di marketing, il prodotto rimane comunque ottimo e in quanto tale ha delle possibilità di compensare. Ma se parti da una strategia di marketing sbagliata e questa sta pure alla base del prodotto… Beh, così è un po’ un pasticcio.

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