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Privacy su Internet – Forget Big Brother

Come in altre occasioni rischierò di essere accusato di piaggeria ma tant’è, le mie scelte lavorative sono sempre state più o meno coerenti con quella che è la mia visione del mercato e del suo futuro. Per questo sono abbastanza convinto che – oltre che in questa occasione – tornerò spesso a parlare di raccolta dati, profilazione, utilizzo dei dati stessi e, di conseguenza, privacy online. Partirò dal fondo, riproponendo l’intervista al CEO di Weborama a proposito delle idee fuorvianti che circolano sempre più spesso a proposito dell’utilizzo delle informazioni che sugli utenti si raccolgono in rete.
Questa l’intervista (in inglese, ovviamente):

E’ solo una piccola parte dei pregiudizi che circolano a proposito della Rete che viene spesso vista come un nuovo Grande Fratello. Proprio per questo mi piacciono le metafore e i paragoni che utilizza Levy (e qui parte la piaggeria ma pazienza):

– Il Grande Fratello utilizzava due strumenti, con funzioni ben differenziate: da una parte c’era la telecamera, utilizzata per osservare e ascoltare; dall’altra lo schermo, utilizzato per impartire ordini. Ebbene, per quel che riguarda la Rete, l’analogia si ferma al primo aspetto: è vero, è un enorme bacino di ascolto e osservazione. Ma penso che difficilmente si possa dire la stessa cosa della parte impositiva: il web è pieno di “suggerimenti” sempre più accurati, mirati e diretti ai singoli (grazie all’uso dell’informazione) ma proprio perché così ricchi, numerosi e variegati, credo sia impossibile affermare che vi sia qualcosa di anche solo lontamente simile all’imposizione e alla dittatura (da che mondo è mondo la varietà è sinonimo di democrazia).
– Altra analogia secondo me (e secondo Levy) scorretta è quella che vede gli utenti come pecore, pronte a seguire il pastore ovunque egli le direzioni; la prova del contrario è nel punto precedente ma a maggior ragione gli utenti devono essere visti come api, che raccolgono informazione e la trasportano di fiore in fiore per dare vita al web. Soprattutto lo impollinano con le loro azioni, le loro informazioni e – perché no – i loro acquisti, le loro transazioni (vi danno insomma valora aggiunto, anche solo e sfacciatemente economico – ma di nuovo, in che altro modo finanziare l’informazione e i contenuti liberi?)

Tutto molto semplice in apparenza ma il dibattito si è appena aperto e, come detto, sono piuttosto sicuro che continuerà a lungo. Ben contento di affrontarlo.

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