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Archive for the ‘Economia’ Category

Gratis – Apparentemente

October 16th, 2010 1 comment

Il libro è ormai un po’ “datato” (io l’ho letto a nella seconda metà del 2009 anche se la prima edizione originale credo risalga al 2008) ma, trovandomi a discutere degli arogmenti che tratta in questi giorni, ho pensato di “riesumare” Gratis, l’ultima fatica editoriale di Chris Anderson (Free nella versione americana). Lettura decisamente interessante sui modelli di business che si basano o, per meglio dire, usano come leva commerciale primaria la gratuità. Mi premeva scrivere due righe in proposito perché, cercando approfondimenti, ho trovato molti post, commenti o simili dove viene data una lettura totalmente diversa da quella che ho inteso io o dove si critica il fatto che molte cose alla fine della fiera non sono affatto gratuite come sostiene Anderson (fra cui i suoi costosissimi interventi a conferenze, dibattiti ecc.).
Per come l’ho intesa io, Anderson sostiene che il fatto che molti prodotti o contenuti vengano distribuiti gratuitamente non significa affatto che non vi sia un qualche tipo di guadagno dietro: semplicemente il modello sottostante è più indiretto di quelli classici (“io ho un prodotto, vendo quel prodotto e guadagno sulla vendita di quel prodotto”). Gli esempi che porta sono molto spesso legati all’economia digitale – dove per l’appunto il costo marginale della produzione e distribuzione di contenuti è ormai vicina allo zero – ma il modello che da lì parte può essere poi applicato a tantissime realtà. Il concetto fondamentale credo possa essere riassunto in un’espressione come “non ti faccio pagare questo prodotto perché il suo valore (percepito o reale) è vicino allo zero ma baserò il mio guadagno su qualcosa d’altro, che al prodotto è legato: che sia l’upgrade del prodotto stesso, che sia la ricarica, che sia la versione premium, che sia la ripetitività dell’acquisto, che sia un cross-sell di un’altra cosa, comunque sia riceverò il pagamento in altre forme”. A costo di diventare impopolare, ho trovato molto calzante e forse filo-meritocratico l’esempio della musica: poiché i file digitali sono riproducibili (o meglio: copiabili) all’infinito senza perdita di qualità a costo pressoché nullo, le persone non percepiscono più il valore di tale prodotto e sono sempre meno disposte a pagare per averlo. Ebbene, sarebbe probabilmente sensato che l’industria musicale cambiasse modello e si spostasse in un’altra direzione: si pensi ad esempio a un modello dove i file musicali vengono distribuiti gratuitamente ma dove il loro ruolo passa ad essere quello di mezzo di diffusione, conoscenza, promozione ecc. In pratica do’ la mia musica gratis per fare in modo che la gente mi conosca e mi apprezzi. Fatto questo, la mia fonte primaria di guadagno diventeranno (come ritengo giusto che sia) i concerti, gli eventi, le manifestazioni, i gadget, le magliette e via discorrendo. Questo implica anche che il successo o meno di un gruppo o un cantante siano meno legati alle mosse delle case discografiche e più al reale gradimento (e bravura musicale) del gruppo stesso. Come si vede, in questo caso in realtà la gratuità non è un mancato ricavo ma un investimento per guadagnare in altro.

Gli altri esempi sono innumerevoli e sotto gli occhi di tutti ma il libro spiega in maniera esauriente anche quelli che sono i reali modelli sottostanti, corredandoli da un po’ di numeri esplicativi: dalle macchinette del caffè gratuite o in comodato d’uso compensate dal guadagno sulle cialde ai mesi gratis di telefonate o collegamento internet compensati dal lifetime value di un cliente dal momento in cui comincia a pagare; dai software gratuiti con upgrade a pagamento all’esempio, a me caro, delle conferenze di TED, messe liberamente a disposizione di tutti sul web ma i cui biglietti per assistervi dal vivo costano centinaia o migliaia di dollari (biglietti che vanno regolarmente esauriti); tanti esempi, tante idee, tanti modelli, un unico concetto: a questo mondo alla fin della fiera tutto si paga, non c’è nulla di veramente gratis.

Consigliato a chi non ha mai capito come certe cose potessero essere gratis, a chi ha un business e cerca nuovi modelli, a chi ha capito subito che c’era qualcosa dietro ma non ha mai capito esattamente cosa; a chi, infine, lavora nell’economia digitale, sa e ha capito tutte queste cose ma vuole leggere un libro piacevole che struttura in maniera sensata tutto questo sapere.

Sconsigliato a chi pensa di trovare dei super-trucchi per accaparrarsi qualcosa a sbafo.

Il libro è acquistabile online qui (fra i vari). Oppure, se si è in America, scaricabile gratuitamente online qui

Un reality check dell’economia contemporanea – Video lungo in inglese

October 7th, 2010 No comments

Interessantissimo speech di Tim Jackson su sviluppo sostenibile, debito pubblico e privato, economia della decrescita e molti altri aspetti legati al modello economico vigente dal secondo dopoguerra. In inglese e un po’ lungo ma pieno di spunti di riflessione.

Per chi fosse interessato, Tim Jackson ha pubblicato il rapporto “Prosperity without growth?”, liberamente accessibile (in inglese) a chiunque. Lo potete scaricare in pdf cliccando qui.
Un condensato dell’economia della decrescita qui.
Posto che i modelli alternativi non sono ancora chiarissimi (nel senso che la filosofia e l’approccio lo sono ma le attuazioni concrete sono tutte da discutere), è interessante provare a immaginare un sistema che tenga in considerazione la sostenibilità ecologica e sociale di tutte le sue parti e che non veda la crescita del PIL come un obiettivo ma come – eventualmente – una conseguenza. Non facile, soprattutto se si tiene in considerazione il fatto che quello attuale parte (o giunge) da un circolo vizioso che da un punto di vista sociale ci spinge a “spendere soldi che non abbiamo per comprare cose di cui non abbiamo bisogno per creare impressioni che non dureranno su persone di cui non ci importa”. Temo che, al di là del sistema economico di per se’, la cosa più difficile sarà scardinare quello sociale.

We spend money we don’t have on things we don’t need to create impressions that won’t last on people we don’t care about.