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Archive for the ‘Fenomenologia webbara’ Category

I concetti di Facebook nell’era pre-Facebook

September 16th, 2009 No comments

In effetti a volte la tecnologia “normalizza” degli atteggiamenti sociali che in un’era precedente sarebbero stati ridicoli, fastidiosi o inconcepibili… In questo video alcuni esempi fatti da Christine Gambito – altrimenti nota come HappySlip – una brava e simpatica attrice e webonaggio (neologismo da me coniato per indicare un personaggio di spicco del web) che analizza a modo suo i fenomeni digitali dell’oggi. La lista però sarebbe ben più lunga e i contributi di chiunque in questo senso sono i benvenuti. Enjoy!

Nuove forme di pubblicità – I consigli per…

July 25th, 2009 No comments

Da bravo tardone scopro probabilmente con enorme ritardo 5min.com, un sito che raccoglie video di (mediamente) 5 minuti dove vengono dati consigli, date istruzioni e mostrati esempi riguardo a qualunque cosa: da come vestirsi a come truccarsi, da come riparare un motore a come vincere a dama e via discorrendo. Già sapevo dell’utilizzo in questo senso di molti video postati su Youtube ma in questo caso parliamo di un vero e proprio portale dei “consigli per…” della qualunque. E dato che fra i più comuni vi sono i consigli per gli acquisti, molte aziende stanno cominciando a sfruttare questo tipo di piattaforma per proporsi come gli esperti del loro campo, che ti mostrano come fare a ottenere il meglio in quello che stai facendo. Niente di straordinario in se’ e per se’ ma come sempre un pizzico di fantasia e di originalità possono cambiare le cose. Ad esempio ho trovato abbastanza curioso e divertente questo video della Gillette, dove il loro prodotto di punta viene utilizzato come strumento principe per… la depilazione della zona pubica. Utilizzando peraltro una divertente metafora, un po’ boccaccesca ma secondo me efficace: in assenza di sottobosco, l’albero sembra più alto :-D

Bing… Buh?

July 13th, 2009 2 comments

Ammetto che a volte rischio di scadere nella ripetitività e di essere tacciato di accanimento contro certe cose. Quando questo succede di solito lascio la parola ad altri, in modo che le mie tesi vengano esposte da persone che nulla hanno a che fare con me e che quindi dovrebbero essere intellettualmente indipendenti, anche e soprattutto nei giudizi.
Questa volta lascio la parola a David Pogue, uno stimatissimo editorialista tecnologico del New York Times, nel recensire Bing, il nuovo motore di ricerca Microsoft che dovrebbe far concorrenza a Google e di cui ho già parlato in due post precedenti. Ecco il video della sua recensione:

PIù possibilista di me su Bing in se’ ma anche abbastanza sarcastico su tutto il mondo Microsoft. Insomma, lascio ai lettori e ai navigatori dare un giudizio nel tempo.

Bing… Bah!

June 24th, 2009 No comments

Prima che venisse lanciato avevo espresso in un mio post precedente forti dubbi sul valore aggiunto che poteva offrire il nuovo motore di ricerca della Microsoft, Bing. Ma questo avveniva per l’appunto sulla carta, prima del lancio.
Ora Bing è sul mercato italiano e funziona, o quantomeno da’ dei risultati nel momento in cui si fa una ricerca. Ma i dubbi più che permanere si sono ingigantiti. Domani sera devo uscire a cena con delle persone e ho provato a “bingare” “trattorie milano porta romana”. Primo risultato su Bing: immobili e appartamenti in località Porta Romana… Organizzazione dell’informazione? Uguale, anzi peggiore di quella di Google. Mah! Google che con la stessa ricerca mi da’ come primo risultato “I ristoranti di Milano in zona Porta Romana”. Che piaccia o no, ci ha azzeccato ancora una volta.
Va bene che è ancora in beta, però direi che i signori di Microsoft ne devono fare ancora molta di strada prima di produrre qualcosa di decente. Ma molta molta!

La barzelletta delle denunce online ai carabinieri

June 8th, 2009 5 comments

Siamo in Italia. Detto con mestizia, sarcasmo e un po’ di rabbia. Mi è capitata la sventura di subire il furto del mio scooter. E ovviamente già lì partono rabbia e sconforto. Vabè, vado a fare denuncia ai carabinieri. Mi prendo un permesso dal lavoro e arrivo alla stazione più vicina all’ufficio. “Sì, va bene, però guardi che dovrà aspettare almeno due ore, ci sono un sacco di persone prima di lei. Se vuole però può passare più tardi, siamo aperti fino alle 20″. Seccatura e scorno ma decido di seguire il consiglio. Rientrato in ufficio,  una collega mi dice che secondo lei posso fare la denuncia anche online. Fantastico, anche l’Italia forse ha fatto qualche progresso. Faccio una ricerca veloce e in effetti trovo il sito https://extranet.carabinieri.it/DenunciaWeb/Default.aspx dove fare denuncia autonomamente. Leggo le istruzioni e arrivato dove dice che posso anche denunciare il furto di un veicolo decido di procedere. Mal me ne incolse. Dovevo arrivare in fondo alle 450 righe di istruzioni! Perdo un quarto d’ora e completo tutto il form. Arrivo in fondo alla procedura e scopro che… Devo comunque stampare il tutto e portarlo fisicamente a un comando dei carabinieri per sottoscriverlo e dargli valore legale. Ma porc… Sconcerto, rabbia e delusione. E vabè. Torno la sera alla stessa caserma dov’ero stato prima e chiedo se posso semplicemente firmare ed andarmene. “Ma caro signore, lei ha indicato domani come data per venire da noi, non oggi! Mi spiace ma non la possiamo accettare, deve ripassare domani sera”. Guardo esterrefatto il documento che avevo stampato in ufficio e mi accorgo che in effetti per distrazione ho indicato la data del giorno dopo come quella prescelta per formalizzare il tutto. Ariporc… “Vabè ma senta, a questo punto siccome domattina e per i successivi 6 giorni sarò in viaggio per lavoro e non mi potrò presentare, non posso aspettare e fare semplicemente la denuncia ex novo questa sera a manina come da tradizione?”. “Eh no, mi spiace ma se facciamo così poi nell’archivio telematico comparirebbero due denunce uguali e si fa confusione perchè noi non possiamo annullare quella che ha fatto online, che comparirebbe solo domani, sovrapponendosi a quella che farebbe stasera”. “Ma com’è possibile, scusi? Mi sembra veramente insensato!!!”. “Eh, non so che dirle, è la procedura, torni quando può. Arrivederci”.
Conclusione: ho fatto la denuncia online ma non serve a un tubazzo di niente, mi sono presentato due volte alla stazione dei carabinieri ma la Signora Procedura non ha voluto che la cosa venisse formalizzata. Ergo sono senza scooter, senza denuncia e senza speranza che questo maledetto paese la smetta di raccontare barzellette sui carabinieri. Che anche in versione telematica se le meritano tutte. Con rispetto parlando. Ma se le meritano.

Bing… Boh?

May 31st, 2009 No comments

Aspettiamo tutti (noi che lo sappiamo) l’arrivo di Bing, il nuovo motore di ricerca di Microsoft, pevisto per il 3 giugno.
Guardo il video “esplicativo” qui e leggo che la principale innovazione, secondo Microsoft, sarà la classificazione delle informazioni per sotto-rubriche che variano a seconda dell’ambito di ricerca. Ad esempio, se scriviamo il nome di una città ci verrà chiesto se vogliamo ottenere delle fotografie del luogo, una cartina, informazioni sugli hotel, musei, ristoranti e tanto altro. In poche parole lo scopo è quello di fornire agli utenti risultati più “umani” che non una semplice lista di link. Inoltre “Bing” si discosta dalla scarna e minimalista grafica adottata da Google e proporrà ai suoi utilizzatori una grafica caratterizzata da immagini ad alta definizione che a rotazione cambieranno a seconda degli eventi (come già accade con il logo di Google).

Visto e detto questo, continuo a far fatica a capire quale possa essere il vero valore aggiunto per gli utenti, rispetto al servizio fornito da Google. A me sembra più complicato, meno intuitivo e più cognitivamente complesso per gli utenti trovare l’informazione giusta (banalmente: più passaggi, quantomeno mentali).

Però lascio il beneficio del dubbio e anzi, invito chiunque ne abbia una visione più completa o aggiornata della mia, a raccontarmi tutti i possibili vantaggi competitivi del nuovo “giocattolo” Microsoft.

Bevi la Coca-Cola che ti fa digerire. Anche la crisi (?)

May 31st, 2009 No comments

Riprendo quasi paro-paro un post di Matteo su Imlog. Dati di fatto:
- Coca-Cola ha lanciato in Italia un nuovo spot (visionabile qui) dove la bambina Giulia di Pisa inneggia alla frugalità e alla semplicità, rivalutando la bicicletta, il ragù della mamma e via discorrendo – ovviamente il tutto asociato alla Coca-Cola
- Questo spot ha suscitato polemiche in Toscana e sul web, per via dell’utilizzo della toscanità della bambina e di una presunta filosofia anti-Berlusconiana (che in tempi di crisi invita a consumare di più per far rimettere in circolo il danaro)
- Oltre alle polmiche, lo spot ha dato vita a diverse repliche, o per meglio dire parodie, la più divertente delle quali ripubblico anch’io:

Onestamente poco comprendo le polemiche che lo spot ha innescato, che credo derivino da un’analisi semiotica e socio-economica di un livello a cui l’uomo della strada  arrivi raramente. Il messaggio è in tipico stile Coca-Cola, rivolto a trovare il lato positivo delle cose. Il fatto che la brava Giulia sia semplice e frugale non lo leggo come un invito a  peggiorare la crisi spendendo meno, quanto piuttosto ad affrontarla in maniera positiva, rivalutando le cose il cui abbandono alla crisi ci ha portato. Ovvero: ora che i soldi non ci sono, rivaluto il ragù della mamma – che peraltro è buono e semplice – e non faccio una tragedia del fatto di non poter più andare in un ristorante di lusso, la qual cosa è stata più o meno simbolicamente uno dei fattori scatenanti della crisi attuale (leggi: indebitarsi a livello sia micro che macro per acquistare cose che non ci potevamo permettere).
Non voglio assolutamente fare polemica, anche perché gli studi semiotici che accomunano me e Matteo ci insegnano che è abbastanza facile associare significanti (“che cosa avrà mai voluto dire?”) diversi allo stesso significato (lo spot, in questo caso), motivo per il quale ogni contenuto, pubblicitario o meno, è interpretabile in tantissimi modi.
Solo dico che essendo questo per l’appunto uno spot, credo vada interpretato per quello che è, ovvero un messaggio creato allo scopo di far vendere di più. E se è vero che “non è importante che se ne parli bene o male, basta che se ne parli” o – come scrivevo in un mio post precedente – se il successo di uno spot si dovesse giudicare dal numero di parodie, allora direi che anche questa volta lo spot Coca-Cola ha fatto il suo dovere.

Estonia batte Italia 100 a non si sa

May 12th, 2009 No comments

Leggo sul blog di Massimo che l’Estonia (Estonia!!!) ha raggiunto il 100% di copertura della propria rete wi-fi. Un anno fa. E noi? Non si sa. Lasciamo stare tutti i commenti – sarcastici ma condivisibili – dello stesso Massimo sul nostro paese di nani (premier) e ballerine (parlamentari). Atteniamoci ai fatti. Che però non si trovano. Ricerca (veloce, d’accordo, ma il dato di copertura dovrebbe essere chiaro, lampante, pubblicato e facilmente trovabile) del dato di diffusione in Italia. Niente. Non lo trovo. Boh, sarò io. L’unico dato che trovo è quello sui circa 4.100 punti di accesso pubblici e non. Ma tradotto in copertura territoriale? Non si sa. Direi bassissima, visto che si traduce in una stima di 300.000 italiani che fanno uso di tale tecnologia. Per quel che ne so, circa l’ 1,3% della popolazione internet attiva. Popolazione internet, non totale popolazione italiana. Altrimenti palreremmo di uno 0,5% di penetrazione totale. Tristessa…

Arroganza e contraddizioni di Beppe Grillo: webbaro a parole, televisivo nei fatti

May 3rd, 2009 5 comments

Negli ultmi anni Beppe Grillo si è contraddistinto – oltre che per il presunto impegno sociale e politico – per le ripetute dicharazioni a favore dell’utilizzo del web e dei benefici che se ne possono trarre in termini di informazione, conoscenza, dialogo, confronto e prevenzione. La cosa, di per se’, non può che fare piacere, anche perchè sono tutte cose vere: il web continua a fare quello che ha sempre fatto, ovvero mettere a disposizione di tutti informazioni, dare voce a chiunque, condividere conoscenza. Ecco che allora il cittadino ha più strumenti per lottare contro il malgoverno, denunciare ingiustizie o semplicemente inefficienze e soprattutto confrontarsi, protestare e proporre.
Lo stesso Grillo sembrerebbe razzolare bene qanto predica, editando uno dei blog più letti in Italia (e, in termini numerici, molto interessante anche a livello internazionale). Evviva!

Solo che.

Solo che un blog è tale quando l’autore esprime le proprie idee pubblicamente e da’ spazio all’interazione con chi legge tramite i commenti a cui, tendenzialente, dovrebbe ribattere. Se non da’ spazio a nessuno, allora è un prodotto editoriale in stile classico. Questo per fortuna nel blog di Grillo non succede: i commenti sono aperti e ad ogni post seguono regolarmente centinaia se non addirittura migliaia di risposte. Altro caso: si pubblica un post e si lascia libertà a tutti di commentare. Però non si risponde. Al massimo lo si lascia fare agli stessi utenti, che cominciano a dialogare tra di loro. Questo però non è un blog: è un forum. Ed è, mi pare di capire, il caso del blog di Grillo. Che, per inciso, raccoglie per la stragrande maggioranza dei casi commenti di suoi accoliti o comunque persone che la vedono, con sfumature diverse, allo stesso modo. Ma questo ci sta: è nella natura umana che ognuno preferisca sentire e parlare di quello che vuole e che meglio si accosta alle proprie opinioni.
Quello che trovo abbastanza fastidioso è invece l’atteggiamento generale di Beppe Grillo: urlante, dogmatico, arrogante e completamente chiuso a qualunque tipo di dialogo o confronto. Non l’ho mai seguito molto ma nelle ultime settiane mi è capitato di imbattermi in alcuni episodi e testimonianze che ne smontano totalmente l’immagine di paladino della libertà, della democrazia e soprattutto (quello che più mi interessa in questo contesto), del web 2.0 o per meglio dir del web sociale. Ricordo infatti:

- Il suo intervento alla trasmissione “Exit” di Ilaria D’amico su La7 (visionabile qui) dove, dopo aver berciato il suo solito comizio (uguale uguale a quello che ripete continuamente nei suoi spettacoli e nelle piazze, senza alcuna variante), si sottrae al dialogo e al dibattito fingendo sdegno per la situazione, gli interlocutori e quant’altro.

- Leggendo un’intervista a Pietro Ichino sul Magazine del Corriere, viene citato Beppe Grillo come colui che ha aspramente criticato lo stesso Ichino (noto giuslavorista del PD, per chi non lo sapesse) in riferimento alla legge Biagi. Ebbene, Ichino ha studiato i casi citati da Grillo come motivo del contendere (più di 300, contenuti in un volume ferocemente critico verso il precariato in Italia) e, trovandoli tutti palesemente fuorvianti, ha cercato Grillo per un confronto. Si noti bene: non ha sparato a zero su di lui, non l’ha accusato di falsità, non l’ha denunciato per diffamazione o simili. Ha solo cercato un dialogo (questo sì molto web 2.0). Risposte? Zero!

- Infine il già citato blog: io non ho letto tutto di tutto (non ho tutto questo tempo) ma invito chiunque lo possa fare a citarmi dei post in cui Grillo risponde a delle critiche o comunque a pareri discordanti. Io non ne ho trovati.

Ecco, è questo che trovo iritante: credo sia profondamente falso e ipocrita sparare bordate su tutto e tutti citando il web come struento di grande democrazia quando poi lo si utilizza come mezzo di comunicazione di massa unidirezionale. Qualcuno mi dovrà spiegare che differenza c’è tra l’utilizzo di Berlusconi della televisione e quello del web di Grillo: monologhi trasmessi ad audience enormi, nessuno che ribatte e tutti che discutono… tra di loro!!
Ritengo che democrazia e web 2.0 siano ben altro. Motivo per il quale mi preoccupo: il web è uno strumento potenzialmente democraticissimo. Basta saperlo usare in tal senso. O volerlo usare in tal senso. Ma così non avviene.  Credo anzi che per certi aspetti il problema non sia tanto nel mezzo di comunicazione utilizzato, quanto nell’aproccio che si utilizza nell’affrontare i fenomeni sociali e la politica: le idee, i proclami, le audience, i discorsi e quant’altro sempre quelli sono. Veicolabili tramite web, tv, radio, stampa, non vi è gran differenza. La potenza dei mezzi digitali sta nell’avere un canale di ritorno. Fonte di potenziale dialogo. Ergo di maggiore democrazia. Il problema è che per avere un dialogo bisogna essere in due, ad affermare, ribattere e controbattere. Se una delle due parti il dialogo non lo vuole e non ascolta, non ci sono santi: il dialogo muore. Web o non web. E Grillo a quanto pare ha cancellato la parola dialogo dal dizionario. Uccidendo, oltre che il dialogo stesso, anche un pochino del web. Povero web. E povera Italia.

L’ossimoro della viralità veicolata

April 21st, 2009 1 comment

Ancora una volta prendo spunto da episodi di vita vissuta e dai post di altri per esprimere qualche perplessità riguardo ai cosiddetti video virali prodotti dalle aziende, o meglio dalle agenzie che per le aziende lavorano.
L’episodio di vita vissuta: brainstorming assieme agli account e ai creativi di un’agenzia creativa (io che lavoro nel media) per elaborare la strategia di comunicazione per un nostro cliente comune. Escono alcune buone idee, altre meno ma – cosa che mi ha lasciato molto perplesso – i miei interlocutori sembrano convintissimi che all’interno del media-mix innovativo si debbano per forza inserire alcuni video virali. Questo ancora prima di aver elaborato qualqunque tipo di concept creativo.
Il post di qualcun altro: ancora una volta mi trovo pienamente d’accordo con le idee di Gianluca Diegoli espresse qui e con i pochi (ma chiari) concetti espressi nell’intervista a Current Tv, che riporto qui di seguito (fra un po’ verrò tacciato di piaggeria ma pazienza):

Quindi:
- Sottoscrivo in pieno il concetto che “veicolare video virali” è un ossimoro. Un video o è virale di per se’ oppure non lo è, nel qual caso non faccio altro che acquistare spazi media per veicolarlo alla vecchia maniera
- Parimenti sottoscrivo l’idea che in questo momento storico (e quindi anche e soprattutto per il futuro) sia più sensato attaccarsi a video che virali lo sono già che non cercare di crearne ex novo
- Per avvalorare il punto precedente, sfido chiunque a elencare più di 5 video virali associati a brand di cui ha memoria (Nike con Ronaldinho e Dove non valgono)
- Posto che la valorizzazione di un contatto virale rispetto a quello di uno spot è tutto da capire e discutere (tendenzalmente sarà superiore, ma di quanto?), anche le migliori campagne – o anche video spontanei ma virulenti – quanti contatti generano? Anche il sempre più citato “Where is Matt?” (nominato miglior video virale del 2008) ha raggiunto ad oggi nelle sue varie versioni qualcosa come una trentina di milioni di visualizzazioni… in tutto il mondo! Come una buona campagna tv… nazionale. Certo, avrà avuto dei costi decisamente minori (giusto quelli di produzione) e la visibilità apportata la possiamo considerare gratuita: ma con quali risultati? Con che effetti sulla brand?
- In sintesi i video virali mancano paradossalmente della misurabilità classica del media, la qual cosa li pone in una zona d’ombra fra pubblicità e fenomeno sociale.
- Soprattutto, ancora una volta, che si tratti di video, imamgini, documenti o altro, la parola d’ordine è sempre e comunque “rilevanza” per il target. Cosa che – i fatti lo dimostrano – in pochissimi casi agenzie creative o media sono in grado di individuare, definire e tradurre in conenuto.

La celebrità? Dalla tv a Youtube

April 17th, 2009 No comments

Mi aggiungo alla schiera di blogger, Facebookari, giornalisti e via discorrendo che hanno pubblicato il video di Susan Boyle, la “sciura” inglese bruttina, stagionata e disoccupata che ha raggiunto il successo grazie alla sua (bella) voce nella trasmissione tv “Britains got talent” (una specie di X-Factor d’oltremanica, presumo). Non tanto per il gusto di pubblicarlo, quanto per sottolineare il fatto che a quanto pare la fama di Susan è diventata mondiale grazie a Youtube: dopo soli 5 giorni dalla pubblicazione, le varie versioni del video hanno raggiunto più o meno 15 milioni di visualizzazioni. E i media tradizionali – almeno in Italia – ne hanno parlato non tanto per il successo avuto in trasmissione quanto per la fama che ha raggiunto in rete. Segno che quando qualcosa è veramente bello, interessante o rilevante, la potenza della Rete è eccezionale. E cosa c’è di più bello, interessante e rilevante del classico brutto anatroccolo che si risveglia cigno, del reietto che trova riscatto, del povero che diventa ricco? Anche nell’era del web la gente vuole favole da ascoltare. Anche sul web.
Ed ecco la mitica Susan, regina di Britains got talent e di Youtube:

Tv e internet, internet e tv: i contenuti fluidi

April 16th, 2009 No comments

Come spesso faccio, traggo spunto da articoli e blog di altri per fare qualche riflessione su quello che secondo me sarà il futuro dei media. In questo caso particolare devo ringraziare da una parte Andrea Andreutti, che ha pubblicato a distanza ravvicinata un post sull’arrivo di Internet in Tv (con Yahoo! Connected TV) e un altro sul sorpasso della Tv da parte di internet; dall’altra Roberto Venturini, col suo articolo sulla personalizzazione della pubblicità televisiva fruita tramite Iptv.
Fondamentalmente in entrambe (o meglio: in tutti e tre) i casi il tema ricorrente è quello della convergenza fra diversi mezzi:  non credo si tratti ne’ di un sorpasso ne’ di una cannibalizzazione. Si tratterà semplicemente di un graduale avvicinamento fino alla fusione totale o quasi di internet e televisione. Già qualche anno fa (parliamo addirittura del 1999) Enrico Pulcini in un suo libro intitolato “Dopo Internet” immaginava un futuro con un unico strumento multimediale che chiamava “teleputer”: un perfetto ibrido tra un televisore ed un computer. L’unica cosa che forse non immaginava con tanta chiarezza era il terzo elemento che avrebbe caratterizzato tale strumento, ovvero l’elemento mobile.
Personalmente ritengo che l’era del teleputer sia ancora abbastanza lontana, non tanto da un punto di vista tecnologico (dato che sostanzilamente già esiste: si pensi ai telefonini di ultima generazione, ovvero a quegli ibridoni fra computer, lettori multimediali e ricevitori interattivi di un segnale digitale  che ormai codifica qualunque cosa: dalla voce, alle immagini, dai video ai brani musicali), quanto da pun punto di vista di fruizione da parte delle persone. Ancora una volta vale la massima “conent is king”. In parole semplici, qualunque tipo di device è totalmente inutile e perdente nei confronti degli altri se non vi sono contenuti adatti ad esservi veicolati. Credo il telefonino (ovvero la componente mobile dei tre elementi che caratterizzeranno il futuro) debba essere presa in considerazione in un contesto differente, poiché per definizione le dimensioni dello schermo, la maneggevolezza, la lentezza delle connessioni e altri fattori ancora determinano la ghettizzazione dei conenuti per mobile (i.e. è impensabile riproporre un contenuto televisivo su un telefonino). La questione sarà quindi principalmente – per il momento – fra tv e pc. Dando forse frettolosamente per scontato che il device non sarà più differenziato ma avrà una forma molto simile a un televisore con telecomando e tastiera, mi sorgono alcune domande di cui forse intuisco la risposta ma che vorrei porre a chiunque dovesse mai leggere queste righe:

1) se i contenuti video tipici della televisione possono essere tranquillamente fruiti a schermo intero su un monitor di computer da 20 pollici, siamo sicuri che un contenuto web sia altrettanto facilmente fruibile su un tv color gigante quando siamo stravaccati sul divano? Ovvero: ci sarà qualcuno che ha voglia di navigare e leggere contenuti testuali seduto in poltrona a una distanza di tre metri dallo schermo?

2) Ammesso e non concesso che la risposta al punto 1) sia “sì”, che incentivo avrebbe la gente ad andare a vedersi in tv un widget di contenuto webbaro prima o mentre si sta godendo un film?

3) Una volta associata tutta l’interattività possibile ai vecchi contenuti televisivi – partendo dalla possibilità di scelta data dal Video On Demand, passando per tutte le funzionalità tipiche degli attuali dvd per arrivare ai collegamenti in rete ad altri conenuti – siamo davvero sicuri che la gente sappia cosa farsene? Se penso a me stesso che torno a casa la sera dopo le 9, non ho onestamente molta voglia di scegliere un film fra qualche migliaio di titoli (perchè sono stanco e mi devo distrarre, non ho voglia di ricominciare a pensare) e se sto guardando la partita di Champions League, troverei solo irritante il fatto di trovarmi un layer sullo schermo che mi propone di cliccare per conoscere la biografia del giocatore inquadrato o per avere la possibilità di comprarne i calzettoni. Quello che mi interessa è godermi i gol in diretta, come ho sempre fatto negli ultimi 30 anni, ne’ più ne’ meno. Anzi, aggiungerò anche che sono un nostalgico del vecchio campionato, quando tutte le partite si giocavano in contemporanea la domenica e gli unici modi per seguirle erano la presenza allo stadio, tutto il calcio minuto per minuto alla radio e 90° minuto con Paolo Valenti.

4) Riprendendo l’anticipazione di Roberto Venutrini riguardo alla pubblicità interattiva e targhetizzabile in tv, quello che mi chiedo è quali dovrebbero essere i criteri di profilazione. Mi spiego: parlando di internet, parliamo di un mezzo la cui fruizione è tendenzialmente individuale, così come dovrebbero essere i computer da cui ci si collega. Ergo la profilazione del computer dovrebbe tendere a corrispondere a quella della persona, compresi i gusti, le attività che porta avanti, le ricerche ecc. Nel caso della tv, credo sia invece piuttosto diverso: in quanto nuovo focolare domestico, rimane sostanzialmente ancora un mezzo dalla fruizione condivisa. Se quindi anche di Iptv si dovesse trattare, su chi o cosa baso la profilazione del target? Sul capofamiglia che ha sottoscritto l’abbonamento? E se volessi parlare a moglie e figli cosa faccio, mi affido alle dichiarazioni riguardo alla composizione della famiglia e pianifico sostanzialmente basandomi sulle statistiche a campione? Quale sarebbe quindi il valore aggiunto rispetto all’oggi?

Quello che intravedo è quindi uno scenario abbastanza composito:
- In salotto ci sarà un unico strumento ibrido che riunisce le caratteristiche e capacità di tv e internet – il teleputer di cui sopra
- I conenuti che verranno fruiti su tale strumento continueranno a rimanere sostanzialmente uguali a quelli che conosciamo oggi, con momenti di fruizione abbastanza differenziati: continuerò a guardarmi un film stravaccato sul divano, possibilmente senza interruzioni, e continuerò a navigare fra contenuti testuali tendenzialmente un po’ più composto e con l’attenzione più focalizzata
- L’ interattività data ai contenuti video che gli utenti potranno apprezzare saranno molto simili a quelli offerti già oggi dai dvd (approfondimenti, backstage, lingue differenti, sottotitoli ecc.); soprattutto li potranno apprezzare nei momenti di transizione, ovvero prima o dopo aver fruito dei contenuti principali (vedo difficile che qualcuno si metta a giocare con i conenuti extra a metà film)
- L’altro aspetto positivo della nuova interattività che gli utenti potranno apprezzare è quello che conferisce “liquidità” ai contenuti, ovvero il famoso “quello che voglio, dove voglio, quando voglio” – l’ on demand. Il tutto limitato dall’umano desiderio di avere un’informazione già organizzata, almeno parzialmente: se cerco un’informazione particolare la cerco su Google seduto davanti al pc, non semisdraiato sul divano
- Dal punto di vista degli inserzionisti pubblicitari, il vero vantaggio non sarà tanto una maggiore o migliore targhetizzazione, quanto una maggiore e migliore misurabilità: non sarò mai sicurissimo di chi c’è davanti al teleputer ma saprò in maniera precisa e puntuale che fra le 20.00 e le 20.30 di giovedì sera erano sintonizzati sul tal programma esattamente 2.346.824 teleputer. Tutti contati ad uno ad uno. A differenza di quello che succede oggi, dove i numeri dati dall’Auditel del caso sono esplosioni di un campione rappresentativo, le cui proiezioni possono differire dalla realtà anche di qualche milione di unità.

Tutto questo, ovviamente, ammesso e non concesso che l’umanità continui a rimanere mediamente pigra, sociale e tesa al risparmio energetico. Chiaro che se la società si dovesse ulteriormente atomizzare e la gente cominciasse a guardare contenuti video in maniera solipsistica, allora sì, sarebbe più appropriato parlare di sorpasso di Internet sulla tv e non di ibridazione. Ma da questo punto di vista ho una certa fiducia nella cara vecchia natura umana. Vedremo.

L’han detto in Tv? No, l’ho trovato su internet.

April 5th, 2009 No comments

Segno dei tempi che cambiano. Fino a poco tempo fa (misurato in anni), la veridicità, l’autorevolezza, la sensatezza di una notizia, di un prodotto o di un giudizio erano per lo più avallati dalla frase “l’han detto in tivù”. Ora, almeno fra i più giovani, fra le classi sociali più evolute o comunque più colte, tale frase è stata sostituita da “l’ho trovato su internet”. L’oggettività dei fatti è ovviamente ben altra cosa: come diceva non so chi, una stupidaggine rimane una stupidaggine anche se la dicono trenta milioni di persone – al bar, in tivù, su internet o dove volete voi. Però, come riflettevo ieri sera a cena con amici, è significativo che una buona parte della popolazione consideri ora più attendibile la rete della televisione. Il problema rimane però che la Rete rimane un mezzo dalla fruizione individuale e come tale 10 persone diverse possono trovare 10 versioni differenti della stressa notizia o dello stesso dibattito. Con la tv no, il panorama è molto meno frastagliato e punti di vista differenti sono molto più rari. Ecco che allora il web è molto più democratico ma come tale molto più frammentato. Il segreto di un buon utilizzo del web – da un punto di vista di marketing politico, tanto per intenderci – è quindi riuscire a dare univocità ai messaggi in un ambiente che univoco non lo è per nulla, in modo da minimizzare la dispersione degli aderenti e di chi cerca un punto di riferimento. Beppe Grillo ha un bel dire quando parla della Rete come sinonimo di libertà e democrazia: per quello che vale, cercanodoli su Facebook, ho trovato un gruppo relativo al Partito Democratico e un altro elativo al PDL, rispettivamente con 562 e 1474 iscritti. Direi significativo.  Un’altra dimostrazioned della scarsa lungimiranza della sinistra italiana, che continua a lamentarsi del conflitto d’interessi sulla televisione di Berslusconi e intanto si fa surclassare proprio laddove gli elementi di apertura e democrazia sono maggiori. Cominciassero a guardare al presente e al futuro anziché continuare a lamentarsi del passato. Senno’ anche la coda lunga del web rischia di essere pestata dalle manie di protagonismo del Berlusca. Povero paese.

Il futuro del web 2.0

April 4th, 2009 No comments

Riporto qui lo speech di Tim O’Reilly sul futuro del web 2.0. Molte cose già sentite, alcune rassicuranti, altre un po’ inquietanti: davvero avremo un device in grado di riconoscere cose e azioni semplicemente inquadrandole per mandarci informazioni pertinenti? Parlando di web 3.0 si intende di solito “web semantico”, ovvero una rete in grado di capire il contesto all’interno della quale si trova una parola o una serie di parole. Ora arriviamo a un grande cervello che ha anche una memoria visiva ed è in grado di riconoscere luoghi, monumenti, malattie, sintomi di malattie ecc… A me spaventa un po’. Questo sì è Grande Fratello.
Poi c’è tutta la parte riguardante l’economia collaborativa (wikinomics), che personalmente trovo meravigliosa. E forse è a questo che si dovrebbe puntare di più, tornando paradossalmente alle origini: una rete che unisce il sapere di tutti e aiuta a trovare le soluzioni a tutto grazie alla collaborazione. Quello di cui parla O’Reilly però è sostanzialmente un enorme cervello che mette a frutto le informazioni di tutti per capire sempre di più cose e fenomeni e… umanizzarsi! Ma forse mi sbaglio io, motivo per il quale lascio il video alla visione e interpretazione personale di tutti. Lunghetto ma ne vale la pena.

Google licenzia. E non è un pesce d’aprile.

April 1st, 2009 1 comment

Notizia numero uno: persino Google licenzia 200 persone e lo annuncia qualche giorno fa in puro stile web 2.0 tramite il suo blog. Sono tutte persone che lavorano nelle vendite o nel marketing.

Notizia numero due: oggi, 1° aprile, Youtube (proprietà di Google, per i pochi che no lo sapessero), decide di fare uno scherzone a tutti i suoi utenti, che consiste nel visualizzare tutte le prima pagine di fruizione dei video totalmente capovolte. Come quella qui sotto:

youtube_fish

Scherzo “carino” se volete, se non fosse per il fatto che un povero utente sprovveduto come me rischia di passare svariati minuti a disperarsi perchè capisce che non è normale ma non sa dove sbattere la testa per visualizzare tutto correttamente: non è un effetto temporaneo che sparisce da solo, ne’ si trova scritto da qualche parte che è uno scherzo o come fare per far tornare tutto alla normalità, checchè ne dica Matteo in proposito. Come dire: l’idea di fondo poteva anche essere simpatica ma l’esecuzione – che può portare anche a parecchi utenti molto seccati – la rovina parecchio. Un po’ un buco nell’acqua insomma.

Associazione tra le due notizie: idee come quella della notizia numero due vengono da persone del marketing, ovvero a una delle categorie citate nella notizia numero uno.
Vi sono anche due premesse da fare. La prima riguarda l’organizzazione del mondo Google, che ho visto e sentito raccontare, seppur superficialmente, durante la mia visita alla loro sede principale l’anno scorso: in sostanza si tratta di un mega-campus in stile universitario, dove si concentrano ingegneri, informatici, sviluppatori da tutto il mondo che lavorano costantemente sui prodotti (Google, Youtube, Gmail ecc.). Questi non vengon pensati come possibili fonti di revenue. Sono pensati ed elaborati per essere i migliori strumenti e prodotti nella loro categoria. E direi che nella maggior parte dei casi lo sono. Solo dopo, una volta lanciati, si cerca di capire quale possa essere il miglior modello di business da applicarvi. E’ qui che intervengono i venditori e gli esperti di marketing. A dimostrazione di questo, basti pensare che due o tre delle persone con cui ho parlato al campus manco sapevano cosa fosse un modello di business e si stupivano che qualcuno che lavora in un’agenzia media potesse essere interessato a Google (!). Infatti quasi tutte le sedi locali impiegano solo venditori e persone di marketing. Tutto lo sviluppo è centralizzato o quasi. print-ads
Evidentemente se Google licenzia è una questione di modello di business, non tanto di prodotto. E infatti: il modello di pubblicità applicato agli annunci sponsorizzati della search (ad asta, ovvero: più sei disposto a pagare per il click sull’annuncio, più in alto comparirai nei listing a pagamento rispetto ai competitor che hanno scelto la tua stessa parola chiave) altro non ha fatto che spazzar via gradualmente tutti i player medio-piccoli o piccoli che non riuscivano più a sostenere dei costi sempre più alti al cospetto dei giganti con capacità di sepsa decisamente maggiore; il modello di acquisto della stampa mutuato dal web è fallito miseramente. Inoltre l’efficacia della pubblicità su Youtube è ancora tutta da dimostrare (sarà sicuramente ottima ma grossi dati a sostegno ancora non ce ne sono). A tutto questo si aggiunga l’ultima idea un po’ balzana sopra citata per il 1° aprile e sarà facile capire perché le prime teste a saltare siano quelle di chi si occupa del business in senso economico: molte idee ma finora poco lungimiranti, a quanto pare. Uso un tono sarcastico ma mi rendo conto che non c’è niente da ridere. Peccato perché il prodotto è buono. I modelli che a tali prodotti si applicano evidentemente meno. In bocca al lupo a Google! Sempre che non sia Google il lupo :-O