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Archive for the ‘Informazione’ Category

Privacy su Internet – Forget Big Brother

July 21st, 2011 No comments

Come in altre occasioni rischierò di essere accusato di piaggeria ma tant’è, le mie scelte lavorative sono sempre state più o meno coerenti con quella che è la mia visione del mercato e del suo futuro. Per questo sono abbastanza convinto che – oltre che in questa occasione – tornerò spesso a parlare di raccolta dati, profilazione, utilizzo dei dati stessi e, di conseguenza, privacy online. Partirò dal fondo, riproponendo l’intervista al CEO di Weborama a proposito delle idee fuorvianti che circolano sempre più spesso a proposito dell’utilizzo delle informazioni che sugli utenti si raccolgono in rete.
Questa l’intervista (in inglese, ovviamente):

E’ solo una piccola parte dei pregiudizi che circolano a proposito della Rete che viene spesso vista come un nuovo Grande Fratello. Proprio per questo mi piacciono le metafore e i paragoni che utilizza Levy (e qui parte la piaggeria ma pazienza):

– Il Grande Fratello utilizzava due strumenti, con funzioni ben differenziate: da una parte c’era la telecamera, utilizzata per osservare e ascoltare; dall’altra lo schermo, utilizzato per impartire ordini. Ebbene, per quel che riguarda la Rete, l’analogia si ferma al primo aspetto: è vero, è un enorme bacino di ascolto e osservazione. Ma penso che difficilmente si possa dire la stessa cosa della parte impositiva: il web è pieno di “suggerimenti” sempre più accurati, mirati e diretti ai singoli (grazie all’uso dell’informazione) ma proprio perché così ricchi, numerosi e variegati, credo sia impossibile affermare che vi sia qualcosa di anche solo lontamente simile all’imposizione e alla dittatura (da che mondo è mondo la varietà è sinonimo di democrazia).
– Altra analogia secondo me (e secondo Levy) scorretta è quella che vede gli utenti come pecore, pronte a seguire il pastore ovunque egli le direzioni; la prova del contrario è nel punto precedente ma a maggior ragione gli utenti devono essere visti come api, che raccolgono informazione e la trasportano di fiore in fiore per dare vita al web. Soprattutto lo impollinano con le loro azioni, le loro informazioni e – perché no – i loro acquisti, le loro transazioni (vi danno insomma valora aggiunto, anche solo e sfacciatemente economico – ma di nuovo, in che altro modo finanziare l’informazione e i contenuti liberi?)

Tutto molto semplice in apparenza ma il dibattito si è appena aperto e, come detto, sono piuttosto sicuro che continuerà a lungo. Ben contento di affrontarlo.

Quando conta solo lo spettacolo. Che prevale sulla morte.

October 9th, 2010 No comments

RIP Sarah Scazzi. Che lo zio passi in punizione (qualunque essa sia) il resto della sua vita. Delitto atroce, abominevole, da condannare senza se e senza ma.

Vi è però il solito “ma” riguardo a come tutta la vicenda è stata trattata. O, per meglio dire, come è stato trattato tutto il contorno. Perché i fatti nudi e crudi – senza contorno – sono che una quindicenne è morta. Assassinata dallo zio. Il quale ha confessato ed è stato arrestato. I fatti sono anche che nel 2008 (l’ultimo dato che ho trovato, fonte Eures-Ansa), gli omicidi in Italia sono stati 601, ovvero 1,6 uccisioni al giorno. La maggior parte delle quali passate sotto silenzio, se non a livello locale. Evidentemente quello che da’ la direzione e l’intensità alla copertura mediatica è il contorno, non il fatto in se’. Tradotto in parole povere, quello che ha fatto sì che tutti sappiano chi fosse Sarah Scazzi, come sia stata uccisa e da chi, non è stata la tragedia della morte violenta di per se stessa. E’ stato tutto quello che vi si è costruito attorno. Il fatto che la famiglia si fosse rivolta a “Chi l’ha visto?” dopo la sua sparizione. Il fatto che l’annuncio stesso della confessione e quindi della morte sia stato dato in diretta televisiva. Il fatto che – diciamocelo – la vicenda sia stata resa ancora più torbida dalla violenza compiuta dallo zio sul cadavere. Particolari morbosi e abominevoli che “piacciono” alla gente. Il fascino dell’orrido – quella sindrome per cui davanti a una cosa oscena non si riesce a distogliere lo sguardo, quel fenomeno irragionevole per cui di fronte a un incidente tutti si ammassano sperando inconsciamente di vedere qualche morto o qualche arto troncato. La normale bestialità umana, insomma.
Nel caso di Sarah Scazzi tutte queste variabili si sono unite per dar vita a un caso mediatico da picchi di audience. E infatti: polemica infinita per l’annuncio dato in diretta a Chi l’ha visto?. Ah, per inciso una ragazzina è morta assassinata. Polemica infinita sull’atteggiamento da bullo e aspirante divo del fratello della vittima. Ah, per inciso una ragazzina è morta assassinata. Fiumi e fiumi di parole, orali e scritte, sulla bestialità dello zio, il nuovo orco necrofilo del millennio, la sua storia, i sospetti di abusi sulle figlie e via discorrendo, di abominio in abominio. Ah, per inciso una ragazzina è morta assassinata. Centinaia e centinaia di blogger (me compreso ma con quel viscido di Grillo in prima linea a cavalcare l’evento) che discettano sulla società malata, sul ruolo delle donne, sull’arretratezza dell’Italia… Ah, per inciso una ragazzina è morta assassinata.
Potrei continuare a lungo ma aggiungo solo l’ultimo episodio che mi ha fatto a dir poco indignare: oggi i funerali. E la gente che applaude al passaggio della bara. Applaude?!?!?! Ma per quale irragionevole motivo adesso si applaude ai funerali? E’ stata brava a morire? Ha fatto bene? L’applauso una volta era manifestazione di approvazione. Sono contenti che sia morta? Dov’è finito il rispettoso silenzio che accompagnava la morte una volta? Forse lo so io: è stato messo in secondo piano dallo spettacolo. Lo spettacolo della morte. Bello. Lo spettacolo ti distrae dalla noia, dal grigiore, dal piattume. E allora applaudiamo a questo meraviglioso spettacolo che tanto ci intrattiene. Ah, per inciso una ragazzina è morta assassinata. Ma fa sempre parte dello spettacolo.

L’evoluzione del giornalismo in Italia. Senza giornalisti.

October 1st, 2010 No comments

In questi giorni il CdR (Comitato di Redazione) del Corriere della Sera ha indetto uno sciopero per rispondere a un presunto attacco che il Direttore avrebbe mosso contro la loro categoria e le loro tutele. Sia il comunicato del CdR (visionabile per intero qui) che la lettera di De Bortoli (visionabile qui) sono a dispozione dei lettori, che si possono fare un’idea dei termini della questione.
Generalmente faccio fatica e non mi piace prendere una posizione netta ma in questo caso temo di dovermi schierare apertamente con De Bortoli. Che, consapevole – e dicendolo in maniera chiara – dei sacrifici che questo comporta, lancia un sasso senza nascondere la mano contro un sistema anacronistico che ancora domina il giornalismo italiano. Riporto, sottoscrivendo, testualmente un estratto saliente:

“Non è più accettabile che parte della redazione non lavori per il web o che si pretenda per questo una speciale remunerazione. Non è più accettabile che perduri la norma che prevede il consenso dell’interessato a ogni spostamento, a parità di mansione. Prima vengono le esigenze del giornale poi le pur legittime aspirazioni dei giornalisti. Non è più accettabile che i colleghi delle testate locali non possano scrivere per l’edizione nazionale, mentre lo possono tranquillamente fare professionisti con contratti magari per giornali concorrenti. Non è più accettabile l’atteggiamento, di sufficienza e sospetto, con cui parte della redazione ha accolto l’affermazione e il successo della web tv. Non è più accettabile, e nemmeno possibile, che l’edizione Ipad non preveda il contributo di alcun giornalista professionista dell’edizione cartacea del Corriere della Sera. Non è più accettabile la riluttanza con la quale si accolgono programmi di formazione alle nuove tecnologie. Non è più accettabile, anzi è preoccupante, il muro che è stato eretto nei confronti del coinvolgimento di giovani colleghi. Non è più accettabile una visione così gretta e corporativa di una professione che ogni giorno fa le pulci, e giustamente, alle inefficienze e alle inadeguatezze di tutto il resto del mondo dell’impresa e del lavoro.”

Nulla da ridire, anzi.

Per contro il CdR “ha votato due giorni di sciopero immediato e ha consegnato al Comitato di Redazione un pacchetto di ulteriori cinque giorni per rispondere all’attacco che il Direttore ha mosso contro le tutele e le regole …che garantiscono la libertà del loro lavoro e, di conseguenza, l’indipendenza dell’informazione che il giornale fornisce.

Forse – per dirla con le parole di Laura C. (che ringrazio) con tutele intendevano banalmente “privilegi”, visto che il web non inficia in alcun modo l’indipendenza del’informazione.

Temo che per molti aspetti anche l’alto giornalismo rispecchi la società italiana: pochi lungimiranti coraggiosi che tentato di perseguire la strada dell’innovazione, contrastati da una maggioranza di vecchi “baroni” totalmente refrattari al cambiamento e gelosissimi dei propri privilegi.
Ancora una volta: povera Italia!

Ancora su iPad, Kindle, tablets e contenuti del futuro molto prossimo

January 30th, 2010 1 comment

Nel mio post precedente ho espresso qualche perplessità riguardo all’iPad; perplessità condivise in rete ma anche – giustamente – avversate. Si noti bene, però: il mio scetticismo non è tanto riguardo al prodotto in se’, che è molto bello e all’avanguardia, quanto piuttosto sul suo posizionamento rispetto a possibili competitor come il Kindle, lo stesso iPhone o altri strumenti di dimensioni e funzionalità diverse che lo potrebbero contrastare.

Detto questo, credo che il successo di qualsivoglia strumento del futuro o del presente futuribile non possa che essere imprescindibilmente legato ai contenuti che vi si fruiscono e alla modalità con la quale questi vengono messi a disposizione tramite gli strumenti stessi. Forse ancora più affascinante dell’iPad è il video dimostrativo della prossima versione di Sports Illustrated: quella in versione totalmente digitale, fruibile per l’appunto da tablet pc, Kindle, iPad o quello che sarà. Sperando che la riproduzione qui non violi alcun diritto, eccolo per intero:

Come detto, credo che il futuro prossimo sarà segnato da chi – nel mettere assieme contenuti e strumenti con cui fruirli – meglio comprenderà quali saranno le modalità più appetibili per i consumatori. Difficile a dirsi. Visto in video è tutto fichissimo. Il punto sarà capire se poi avere delle pagine digitali che posso ingrandire e spostare, tonnellate di foto e video e la pubblicità veramente interattiva sarà una cosa di cui i “lettori” vorranno avvalersi, in quali contesti, in quali momenti e in quale misura. Ricordiamoci sempre che il video on demand non è ancora del tutto decollato e che l’interattività di Internet è sfruttata solo in un piccolissimo numero di casi. Questo per l’umanissima regola per cui fra l’avere troppe scelte e avere qualcuno che sceglie per me, generalmente l’homo pigrissimus sceglie la seconda opzione. Staremo a vedere.

Guerra all’informazione. Non (solo) in Italia.

November 22nd, 2009 No comments

In varie occasioni ho parlato della rete come formidabile mezzo di diffusione delle notizie e delle informazioni che spesso e volenteri non giungono agli occhi e alle orecchie di chi si serve solo dei cosiddetti mezzi di comunicazione “classica” (tv, radio, stampa, ecc.) per sapere e capire che cosa succede nel mondo. Questa volta mi piace pensare di poter dare un piccolo contributo personale in questo senso. Una mia amica giornalista ha appena finito di confezionare un documentario non tanto – per quello che capisco – sulla guerra nella striscia di Gaza, quanto sulla difficoltà di chi fa informazione di raccontare quello che realmente accade: intimidazioni, censure, divieti e addirittura giornalisti uccisi impediscono o quantomeno rendono estremamente difficoltoso far capire al resto del mondo quello che è acaduto e tuttora sta accadendo.
Lascio comunque spazio ad Anna Maria Selini, con le sue parole e il trailer del suo documentario (per chi volesse contattarla o saperne di più, basta cliccare sul suo nome o sul link del blog amico “Certestorie”, dove si possono trovare i suoi riferimenti):

Durante «Piombo fuso» hanno perso la vita in sei, per raccontare la guerra che Israele non voleva venisse raccontata. Negli stessi giorni sono stati coinvolti, subendo intimidazioni anche fisiche, nei regolamenti di conti interni tra i partiti rivali Fatah e Hamas. E oggi, che la guerra è terminata (seppur la ricostruzione resti proibita), i giornalisti palestinesi denunciano meno libertà e maggiori controlli. Perché, che sia condotta da Israele, Hamas o Fatah, a Gaza la guerra all’informazione continua.

Il pensiero di Roberto Saviano sulla libertà di stampa

October 3rd, 2009 No comments

Io sono sempre un po’ perplesso di fronte a certi allarmismi, proclami, vittimismi o estremismi (come quelli di Santoro, tanto per citarne uno) ma direi che le parole di Roberto Saviano sono chiare, lucide, ponderate, sensate. Soprattutto pacate e dette con cognizione di causa (chi più di lui?). Direi che quindi vale la pena di ascoltarle e riflettere un pochino.

Notizie dal basso alla velocità della luce: futuro del giornalismo

September 21st, 2009 No comments

Stasera un treno (per fortuna vuoto) ha deragliato entrando a Milano all’altezza del ponte ferroviario di viale Monza. Nessuna vittima o feriti, questo è l’importante. Quindi posso commentare altro, ovvero il modo in cui ne sono venuto a conoscenza.
Corriere.it ne ha dato notizia alle 23.37 all’interno delle “notizie flash”. Ma io lo sapevo dalle 22.50 circa. Grazie a 3 fonti di informazione, ovvero a tre miei contatti su Facebook e Twitter. Due che abitano lì vicino, il terzo che ha ripreso la notizia da un altro suo contatto. Così come ho fatto io. Il tam-tam della rete funzona così.
Questo è un “innocuo” esempio locale ma sempre più spesso le notizie dal basso battono gli organi di informazione ufficiali – si pensi ad esempio alla vicenda delle elezioni iraniane e alle seguenti rivolte di piazza, raccontate tramite i social media, dato che tutto il resto veniva oscurato.

Tutto questo pone svariati interrogativi:

– quale futuro per i media tradizionali?
– quale futuro per i giornalisti di professione, che almeno sul campo della tempestività non hanno speranze contro le nuove tecnologie
– come controllare la veridicità e l’accuratezza delle notizie che vengono dal basso?

Proprio dal basso della mia ignoranza e della mia scarsa fantasia, comincio ad intravedere dei mezzi di informazione che somiglieranno sempre più a degli aggregatori di post di gente comune o di giornalisti improvvisati. Questo per le notizie in senso proprio – dove l’ inglese rende di più l’idea: news (ovvero tutto ciò che c’è di nuovo, che è appena accaduto).
Il giornalismo di vecchio tipo andrà invece sempre più verso l’approfondimento, il reportage e tutto ciò che non è semplice riporto della notizia qui e ora.
Più difficile è invece dare una riposta al terzo punto: anche Wikipedia ha avuto problemi legati all’autorevolezza degli articoli che la gente vi scriveva ma attraverso i controli e le modifiche incrociate ha raggiunto un livello di credibilità e affidabilità decisamente alto. Questo però è stato anche frutto di un processo lungo e articolato. Le notizie non hanno tutto questo tempo. Difficile dire, quindi. O forse sarà proprio questa necessità di autorevolezza – contrariamente a quanto affermato poc’anzi – a salvare il giornalismo tradizionale… Staremo a vedere. Voi cosa ne pensate?

Le costruzioni di sabbia e la voce inascoltata di Saviano

April 28th, 2009 No comments

Ricevo da un amico e pubblico paro paro. Inquietante, disarmante e irritante, perché ancora una volta testimonia di quanto il menefreghismo, l’opportunismo, la superficialità e la mancanza di lungimiranza la facciano da padrone in questa nostra povera Italia.

Davvero toccante rileggere ora, dopo la tragedia in Abruzzo, le parole di Saviano nel libro “Gomorra”. Aprite a pagina 236 e leggete:

“Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz’Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi, ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file infinite dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia. Camion in fila, che attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma. Erano riusciti a rimanere, a resistere senza emigrare e sotto i loro occhi gli portavano via tutto. Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova.
Indovinate da chi è stato costruito il nuovo ospedale dell’Aquila venuto giù come fosse di cartapesta?
Impregilo! Si, sempre lei.
La stessa che ha causato l’emergenza rifiuti a Napoli.
La stessa che è riuscita a incrementare esponenazialmente le spese per i lavori della TAV con i quali ha causato danni ambientali enormi. (Vedi: Video delle Iene) La stessa che lavora sulla Salerno-Reggio Calabria e proprio in questi giorni ha chiesto e ottenuto un prolungamento della consegna dei lavori di altri tre anni, ottenendo ovviamente altri fondi. Leggi la notizia.
La stessa che ha vinto l’appalto per la costruzione del Ponte di Messina.
La stessa che dovrà costruire sul nostro territorio le centrali nucleari. La stessa i cui vertici sono stati indagati a tutto spiano. E’ l’Impregilo che ha costruito l’ospedale San Salvatore dell’Aquila caduto come se fosse di cartapesta.
Chi diavolo è questa società dall’enorme potere che sta devastando la nostra terra?
Anche questa volta nessuno parlerà di lei?
Anche questa volta la passerà liscia?
Rabbia. Rabbia. Rabbia.”

PS: Se per qualcuno la prima fonte non fosse sufficiente segnalo che basta andare sul sito dell’Impregilo e
ricercare “Ospedale” per leggere:
In questo settore IMPREGILO ha realizzato sia in Italia che all’estero importanti e moderni complessi ospedalieri che vengono di seguito dettagliati.
In Italia
. Ospedale di Lecco: 137.000 m2, 500.000 m3, 950 posti letto, 21 camere operatorie.
. Istituto Oncologico Europeo di Milano, struttura specialistica all’ avanguardia per la diagnosi e cura dei tumori: 29.000 m2, 90.000 m3, 210 posti letto, 7 camere operatorie.
. Ospedale di Modena: 230.000 m2, 445.000 m3, 800 posti letto, 12 camere operatorie.
. Ospedale di Careggi, specialistico per la diagnosi e cura delle infezioni da HIV.
. Ospedale di Poggibonsi: 12.000 m2, 175.000 m3, 200 posti letto.
. Ospedale di Viareggio: 80.000 m2, 600 posti letto.
. Ospedale Destra Secchia: 28.000 m2, 450 posti letto.
Inoltre, ospedali a L’Aquila, Cerignola e Menaggio.
Tra le acquisizioni effettuate giova ricordare: Autopista Oriente Poniente (Cile), RSU Campania, Rio Chillon (Perù), Ospedale St. David’s (Inghilterra), Chattahoochee tunnel e Laboratorio Fermi (Stati Uniti), Strada Ebocha-Ndoni (Nigeria), Ospedale San Salvatore (L’Aquila) e ristrutturazione Hyatt Hotel (Milano).