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Archive for the ‘Italia mio povero paese’ Category

Fine di un’era e ora di ricominciare. Da noi stessi.

November 13th, 2011 No comments

Berlusconi ha dato le dimissioni. Bene. E’ finita un’era? Non è detto. Ovviamente spero di sì ma chi ha letto i miei post precedenti al riguardo (http://www.carnazza.com/2011/02/il-paese-immobile-perche-litalia-merita-il-berlusconismo/) sa bene che non ho mai creduto nella teoria del grande vecchio e soprattutto ho sempre ritenuto Berlusconi come un prodotto dell’Italia contemporanea e non viceversa. Allo stesso modo spero quindi che le sue dimissioni siano solo il sintomo dell’inizio di un cambiamento e non un fatto isolato. Forte, storico, significativo e necessario finché si vuole ma non sufficiente. Perché tante cose che venivano attribuite al berlusconismo in realtà gli pre-esistevano. Tante caratteristiche poco lusinghiere dell’italianità sono sempre state presenti. Certo, i governi arruffoni e populisti degli ultimi vent’anni hanno l’innegabile colpa di non aver fatto nulla per contrastare quello che spesso è malcostume popolare, che in quanto tale trascende governi, partiti, ideologie. Che al governo vi sia Berlusconi, Prodi, D’Alema, Bersani, Renzi, Mussolini, Stalin o Mazinga Z, l’italiano medio è sempre stato e – temo – sempre sarà impregnato di abitudini, atteggiamenti e cultura personale che lo spingono ad agire contro il buon senso e soprattutto contro il senso civico e dello stato. Contro questo atteggiamento ci vuole sicuramente una leadership forte e autorevole che indichi la strada e dia il buon esempio ma ci vuole soprattutto una presa di coscienza collettiva che non può prescindere da quella individuale. Detta in altri termini, è ora di ricominciare da noi stessi. E’ ora di arrivare a dire “Ma lo Stato dov’è? Lo Stato cosa fa?” solo dopo che ognuno personalmente ha fatto tutto il possibile per essere migliore, aiutare se’ stesso e gli altri. Ognuno si deve impegnare individualmente. Io primo fra tutti. Con poche, piccole ma significativissime cose.

Io mi impegnerò a rispettare lo Stato e le sue leggi perché anche se le trovo ingiuste o insensate, infrangendole divento ingiusto e insensato anch’io e il tutto diventa lo scontro tra due torti. Se voglio che qualcosa cambi devo dare il buon esempio con una condotta esemplare e lottando perché con gli strumenti della democrazia (leggi, referendum, informazione, cultura) quello che trovo ingiusto venga cambiato in maniera organica dal suo interno.
Io mi impegnerò a pagare sempre tutte le tasse, perché anche se le trovo troppo alte e inique, è l’unico modo che ho per poter chiedere qualcosa allo Stato a buon diritto e con la coscienza pulita. Soprattutto è uno degli elementi indispensabili per uscire dal circolo vizioso delle tasse troppo alte, che producono evasori, che producono tasse ancora più alte per chi le paga, la qual cosa produce altri evasori e così via.
Soprattutto mi impegno a non sentirmi scemo perché sono uno dei pochi che paga sempre e tutto. Mi impegno a ignorare quelli che mi dicono che “tanto poi non te ne viene nulla perché si mangiano tutto quelli della politica”. Perché anche se è sempre stato così non è un buon motivo perché questo non possa cambiare. Perché se non ci si crede non cambierà mai per forza. A costo di sentirsi dare degli scemi.
Io mi impegnerò a rispondere che “Io sono scemo ma tu sei un farabutto” a quelli che mi ritengono stupido se mi comporto secondo legalità. Andrò a letto un po’ seccato e frustrato ma con la coscienza pulita.
Io mi impegnerò a richiedere sempre fattura o scontrino a fornitori o negozianti. Perché mi impegnerò a ricordarmi che non è vero che sono fatti loro se evadono. Perché i soldi che evadono sono anche miei. Sono soldi che lo stato dovrebbe reinvestire in servizi e infrastrutture per me. Per cui se il comune mi dice che non ci sono soldi per riparare le buche nella strada sotto casa mia è anche colpa mia. E’ anche colpa mia che non ho chiesto lo scontrino al negoziante vicino all’ufficio. Che quindi non ci ha pagato sopra le tasse. Che quindi non sono state redistribuite in servizi e infrastrutture che comprendono il rifacimento delle strade. Ovvio che non è solo colpa mia. E’ colpa di quel me stesso moltiplicato per milioni che da’ come risultato la popolazione italiana e una cifra spropositata di soldi persi.
Io mi impegnerò a continuare a indignarmi per i grandi evasori e i grandi criminali ma contemporaneamente mi impegnerò a non dimenticare che i principi, i diritti e i doveri sono uguali per tutti. Che i piccoli evasori non commettono reati meno gravi solo perché non se lo possono permettere. L’evasione è l’evasione, il crimine è il crimine.
Io mi impegnerò a non ragionare in modo da far diventare regola quelle che sono eccezioni. Perché è questo uno dei problemi maggiori dell’Italia: dieci milioni di “Evabbè, che vuoi che sia” rispetto a una piccola infrazione fanno uno sfacelo. Se io non lascio il bigliettino coi miei riferimenti dopo aver involontariamente urtato e rigato la macchina di qualcun altro, sono (facciamo finta) 200 Euro di danni non pagati e sostanzialmente di furto, che tendiamo a considerae innocente. E’ una cosa successa a tutti (o quasi) nella vita. Ma appunto per questo se moltiplichiamo quei 200 Euro per dieci milioni di possibili casi, ecco che abbiamo 2 miliardi di Euro bruciati in “Evabbè, che vuoi che sia”.
Io mi impegnerò a non gettare cartacce e mozziconi per terra e a riprendere chi lo fa, perché il mio mozzicone non è un “Evabbè, cosa vuoi che sia” ma è una parte di quello schifo che sono le decine di milioni di cartacce e mozziconi che imbrattano le nostre città tutti i giorni.
Io mi impegnerò – finché me lo posso permettere – a non comprare una casa che è palesemente stata costruita sui mattoni dell’abusivismo, delle tangenti e della corruzione. Lo so, non tutti si possono permettere di discriminare ma io che sono un privilegiato mi ci posso impegnare.
Io mi impegnerò a non utilizzare l’auto (che peraltro non ho) se non è strettamente necessario e ad utilizzare i mezzi pubblici tutte le volte che posso. Per non impigrirmi e non inquinare. Soprattutto, se mai la comprerò, mi impegnerò a considerare “di lusso” una macchina ibrida o comunque ecologica e non quei maledetti SUV inquinanti, ingombranti e – diciamocelo – parecchio burini.
Io mi impegnerò a spegnere la luce ogni volta che l’illuminazione artificiale non è necessaria, ogni volta che esco da una stanza e ogni volta che vedo una stanza vuota anche se non l’ho accesa io. E mi impegnerò a fare lo stesso con il riscaldamento e l’acqua.
Io mi impegnerò – ora che è compito mio – a cercare di dare stipendi equi a chi lavora per me e a sfruttare i contratti “deboli” (gli stage, i progetti, i tempi determinati) per quello a cui servono veramente, ovvero valutare e formare, e a trasformarli in contratti “forti” non appena ne avrò la possibilità. Io mi impegnerò a mantenere l’azienda sana e ad assumere persone quando ce lo possiamo permettere, non quando voglio scommettere e rischiare sulla pelle di qualcun altro. Io mi impegnerò a considerare il mio ruolo di responsabilità come tale e non come un privilegio: il capo prende decisioni a parità di altre variabili e se ne prende le resonsabilità, indica la direzione e consiglia i più giovani, per il resto è al servizio di chi lavora per lui, per fare in modo che gli altri possano lavorare al meglio ed essere il più possibile contenti di farlo.
Soprattutto, se mai mi dovessi dare alla politica, mi impegnerò a ricordarmi che essa è soprattutto un onere e non un onore: se dovessi mettermi al servizio dello Stato mi dovrò ricordare che di servizio si tratta, che devo fare gli interessi degli altri e non i miei. Perché fare politica dovrebbe essere un sacrificio, non un privilegio. Chi la fa dovrebbe mettersi il saio, non andare in giro con le auto blu. Chi la fa dovrebbe dare il buon esempio andando al supermercato cercando di gestire 1000 Euro al mese, perché solo così si possono capire i problemi della “gente”. Pagare tre Euro per un primo alla buvette con uno stipendio da 10.000 ho come idea che ti estranei un po’ dalla realtà…
Soprattutto, cercherò di impegnarmi a votare chi mi darà garanzia che la strada sotto casa mia sarà riasfaltata e che mio figlio potrà andare in un asilo decente piuttosto che dare la mia fiducia a chi mi convince che l’altro è “il male” perché 40 anni fa faceva parte dei movimenti studenteschi di una sedicente destra o di una ormai morta sinistra.
Mi impegnerò, davvero, ad essere una persona migliore e a cercare di farlo prima degli altri perché se aspetto “gli altri” temo che di migliore non arriverà mai niente.

Il paese immobile – Perché l’Italia merita il berlusconismo

February 12th, 2011 3 comments

In questo post non parlerò di internet, di marketing, di applicazioni o altro. Vorrei parlare invece del nostro sistema-paese, o meglio di quello che vi sta dietro. Perché io che mi occupo – per dirla in maniera semplicistica – di innovazione, tecnologia e sviluppo (della rete), a volte faccio davvero fatica a pensare che valga ancora la pena rimanere in questo maledetto e amatissimo paese, accanendosi nel tentativo di migliorarlo. Ma le ragioni hanno poco o nulla a che fare con le infrastrutture esistenti, con la diffusione della banda larga e nemmeno con la politica intesa come l’insieme delle persone che ci governano. Ha tutto a che fare con quella che è la (non) cultura italiana, con la mentalità nostrana, con gli atteggiamenti e le consuetudini del nostro popolo. Quindi chi non è interessato ai miei sproloqui socio-politico-culturali può anche smettere di leggere e passare ad altro.
Dicevo del mio sconforto, che negli ultimi tempi è cresciuto a dismisura. Non tanto per le vicende legate a Berlusconi e alle sue malefatte personali. Perché, a mio modo di vedere, il problema non è lui. Anzi, paradossalmente io credo che il problema vero sia che nel bene e nel male a lui tendiamo ad attribuire tutti i meriti e tutte le colpe. Direi che il vero, grosso problema è che nessuno – e dico nessuno – è disposto a provare a prendersi un po’ di quei meriti o un po’ di quelle colpe che adesso Berlusconi monopolizza. Se l’economia va male la colpa è di Berlusconi. Se le esportazioni aumentano è merito di Berlusconi. Se l’istruzione pubblica è al collasso è colpa sua. Se la Ferrari vince un gran premio è merito suo.
NO.
Io non credo nella teoria del “grande vecchio” che tutto muove e tutto decide. Anche perché, ricordiamolo, Berlusconi non è salito al potere con un colpo di Stato. Berlusconi è stato democraticamente eletto. Il che vuol dire che una grossa parte del paese si identifica in lui. Quindi, brutalizzando di nuovo le cose, l’Italia non è un prodotto di Berlusconi ma esattamente il contrario: è Berlusconi che è un prodotto dell’Italia contemporanea. Per questo ci rappresenta. Così come tutte le cose di cui ci lamentiamo quotidianamente sono fondamentalmente prodotti dei nostri atteggiamenti e della nostra cultura atavica. Perché – che ci piaccia o no – noi siamo il paese del “non è colpa mia”, “qualcuno faccia qualcosa”, “lo Stato dov’è?” e via discorrendo. Siamo, in sostanza, un paese di irresponsabili. Perché abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi le contraddizioni che segnano il nostro agire e riguardo alle quali nessuno se non noi stessi possiamo fare alcunché. Che al governo ci sia Berlusconi o chiunque altro. Alcuni esempi.
-Tutti si lamentano della sporcizia che regna in quasi tutte le città italiane, magari accusando le amministrazioni locali di non fare abbastanza. Però praticamente tutte le persone che conosco e che fumano – anche le più colte, progressiste e dichiaratamente ecologiste – hanno lo schifosissimo viziaccio di gettare i mozziconi in mezzo alla strada o sul marciapiede quando hanno finito. Chiaro che la politica, le amministrazioni locali e i netturbini poco possono fare contro un malcostume così diffuso.
-Tutti si lamentano della fortissima evasione fiscale che regna in questo paese. Corretto. E al di là dei famosi grandi evasori, siamo tutti pronti a scandalizzarci davanti a un idraulico che chiede 80 Euro con la fattura e 50 senza. Sacrosanto. Ma sono pronto a scommettere che il 90% dei lettori di questo post – pur essendo sicuramente persone integerrime – hanno sempre e comunque optato per i 50 Euro anziché gli 80. Perché in fondo a noi cosa importa, sono affaracci dell’idraulico, no? Ma intanto con questo atteggiamento, tutti alimentano l’evasione fiscale. E non c’è norma, legge o ministro che tenga.
– Tutti ci lamentiamo del sistema scolastico Italiano, che è ormai al collasso. Può essere. Soprattutto inveiamo tutti contro i continui tagli all’istruzione. Insindacabile. Ancora di più ci fustighiamo di fronte ai cervelli in fuga e alla mancanza di meritocrazia a tutti i livelli. Ottimo. Ma io ricordo molto bene di quando dovetti fare il test d’ingresso per entrare a Scienze della Comunicazione a Bologna qualche anno fa. Io ce la feci per il rotto della cuffia, arrivando 138esimo su 140 posti disponibili. Ma non mi era andata altrettanto bene a Torino e Siena, dove sarei rimasto escluso dalla selezione. Chiaro che non ero felice. Ma il mio primo pensiero fu che chi ce l’aveva fatta era evidentemente più bravo di me. Loro meritavano di entrare e io no. Punto. Evidentemente non pensavano la stessa cosa le centinaia di persone che fecero ricorso al T.A.R. per farsi ammettere ab imperio. E tanti saluti alla meritocrazia. La regola c’era, erano i cittadini a trovarla giusta se si adattava ai loro porci comodi e ingiusta se ledeva il loro personalissimo interesse.
– Credo sia capitato a tutti di andare da un medico – ad esempio per il rinnovo della patente – il quale nemmeno ti visita, ti chiede se stai bene e alla tua risposta affermativa ti consegna il certificato per la modica somma di circa 40€. Insensato, illegale e pericoloso. Ma alzi la mano chi ha mai denunciato un medico del genere o preteso invece di essere accuratamente visitato. Anche in questo caso, il medico è tanto colpevole quanto la maggioranza dei cittadini che nulla fanno o chiedono per cambiare questo malcostume.
– Tutti ci lamentiamo dello schifo che c’è in Tv al giorno d’oggi. Idioti strepitanti o ragazzine seminude sculettanti. Ma sono io il primo – le pochissime volte che mi capita di accendere la televisione – a soffermarmi affascinato e un po’ sbavante davanti alle natiche sode e oscillanti della sgallettata di turno. E se facessi parte del panel Auditel contribuirei senz’altro ad avvalorare da un punto di vista numerico l’idea che le ragazzine con i seni rifatti sono “quello che la gente vuole vedere”.
– Ancora – e similmente – domani si terrà una grande manifestazione di protesta per come Berlusconi tratta e considera le donne. Ma ancora una volta sono dell’idea che il problema di fondo non sia tanto il signor B. Lui è solo uno dei tanti vecchietti bavosi che, anzi, suscitano l’ammirazione degli uomini per la sua prestanza sessuale in età avanzata (chi non vorrebbe essere ancora in grado di darsi alle orge una volta passati i 70?) e riscuotono successo tra le donne per gli stessi motivi. Quello di Berlusconi è più un problema contingente, legato al fatto che la sua è una figura pubblica di cui sono noti aspetti privati che mai dovrebbero giungere al grande pubblico. Più che contro il premier, credo che le donne e gli uomini che scenderanno in piazza dovrebbero accanirsi contro le varie Minetti, Ruby, Nadia, D’Addario, escort, stelline e soubrette che al gioco del vecchio bavoso si prestano. Perché – ancora una volta – il presidente del consiglio non le ha obbligate, non le ha forzate, non le ha incatenate. Sono state al gioco. E così come è difficile stabilire chi ha più colpe fra corruttore e corrotto, così andrebbero biasimate tanto quanto Berlusconi anche e soprattutto le fanciulle che qualunque cosa farebbero per un po’ di notorietà. Perché, ancora una volta, si rischia di stigmatizzare un singolo personaggio che tutti rappresenta, anziché ammettere che quest’ultimo è libero di fare quello che vuole delle e con le donne perché il nostro paese è pieno di aspiranti veline, sciacquette sculettanti e maggiorate esibizioniste, figlie di una cultura rarefatta, di una superficialità generalizzata e di un’aspirazione alla ricchezza e alla celebrità col minimo sforzo.
– Soprattutto, siamo il paese del “poverinismo”, del perdonismo e del “sonragazzismo”. Perché siamo pronti a denunciare, mandare in galera o alzare le mani contro un giovane che magari compie un furto veniale, imbratta un muro o ci riga la macchina per scherzo. Ma se quel giovane è nostro figlio, ecco che allora “è solo un ragazzo”, “ma poverino, cosa vuoi che sia”, “se la sono presa con lui solo perché gli altri sono scppati”. E via, perdonato!

Siamo, in sostanza, il paese dalla grande coscienza collettiva degli affari altrui ma totalmente incosciente della propria responsabilità personale. Per cui – davvero – smettiamola di prendercela con la classe politica, come se questa non avesse nulla a che fare col nostro voto, col nostro comportamento, con la nostra cultura collettiva.
Cominciamo, SINGOLARMENTE, ad ammettere i nostri errori, a non buttare mozziconi e cartacce per terra, a non perdonare troppo facilmente le mancanze nostre e dei nostri figli, a guardare in massa Piero Angela anziché il Grande Fratello. Cominciamo ad ammettere i nostri limiti, riconosciamo le nostre incapacità e non incolpiamo la società, gli altri, la storia, lo Stato o il Papa se non passiamo un esame o non troviamo un lavoro. Cominciamo ad imparare a dire “è colpa mia”, “sono stato io”, “la responsabilità” è mia come singoli individui. Poi, solo a quel punto, cominciamo a dire che la classe politica non ci rappresenta. Perché, al momento, temo che invece ci rappresenti molto bene.

L’Italia che ancora resiste e spera – Post fuori dalle righe

November 18th, 2010 No comments

Anche se ho sempre un po’ paura di scrivere di qualcosa che esula da marketing, web, tecnologia e via discorrendo perché so che parlando di attualità, politica e società si diventa più soggettivi, anche stavolta mi lascerò andare a qualcosa di un pochino più vicino all’Italia di oggi. Ho visto su Youtube l’intervista fatta da Serena Dandini a Carlo Azeglio Ciampi e mi sono commosso. Sia per la tenerezza di questo signore di novant’anni che si emoziona nel parlare dei 64 anni passati con la moglie ma soprattutto per la figura a tutto tondo e l’immagine che ha dato, che secondo me rispecchiano molto l’Italia di oggi: un uomo vecchio, un po’ stanco e tremolante ma di una lucidità impressionante. Un uomo deluso dall’Italia in cui si ritrova ma che ancora riesce a parlare di forza e di speranza. Un uomo che, nonostante tutto, non si arrende e che ancora ci crede e spera.
Sarebbe bello che tutti i giovani italiani vedessero quest’intervista e la prendessero come un esempio e una raccomandazione del vecchio nonno saggio, dal passato esemplare e dalla visione del futuro chiara e speranzosa. Ne vale davvero la pena.
Eccola.

Iniziative per le donne in Italia – a patto che siano madri e nonne offline

October 18th, 2010 No comments

Come spesso mi capita il sabato, ho acquistato il Corriere della Sera cartaceo, assieme al quale è allegato Io Donna, il suo supplemento femminile settimanale. Generalmente molto interessante e pieno di articoli e approfondimenti di gusto anche piuttosto maschile. Questa settimana vi erano molti “pezzi” dedicati al femminismo, alla sua evoluzione, alle quote rosa e alla fondamentalmente triste situazione delle donne in Italia. Arrivato poco oltre pagina 200 (!) noto una pagina pubblicitaria letteralmente “shocking” (nel senso del colore di sfondo) di Trenitalia, che recita testualmente:”Offerta shocking – Con la ‘Promo rosa’ le donne viaggiano gratis”. Apperò! Anzi, no: solo però. Perché c’è un però piuttosto pesante: continuando la lettura si scopre che la promozione è sì riservata alle donne ma a patto che durante la settimana viaggino in famiglia (fra tre e cinque persone) con un bambino fino a 12 anni e che durante il weekend viaggino in coppia. Come dire: se non sei mamma, moglie, nonna o zia, non sei una vera donna. Capisco il bisogno di fare una promozione pro-donna senza rischiare il collasso economico ma non bastava buttarla un po’ più sul generico? Ad esempio con “un biglietto gratis per chi ne acquista tre o più sulla stessa tratta se almeno uno dei tre passeggeri è una donna”? Questo anche perché – vista l’utenza media delle ferrovie italiane – mi pare molto più facile che siano gruppi di studentesse o semplicemente di adolescenti a poterne trarre vantaggio piuttosto che l’intera famiglia Brambilla, che generalmente si sposta in macchina e difficilmente – soprattutto durante la settimana – va in gita da qualche parte riuscendo a conciliare gli impegni di madre, padre e figli.
Detto questo, volevo capire un po’ meglio (magari mi sbagliavo) e sono quindi andato sul sito di Trenitalia (anche sulla pagina stampa c’è l’indicazione www.ferrovidellostato.it in bella evidenza), dove sono sicuro troverò tutti i dettagi di tutte le promozioni in atto al momento. Arrivo sulla Home Page. Orari, informazioni, promozioni di ogni tipo ma l’unica cosa che somiglia a quello che mi interessa è lo strillo di “Frecciarosa”, ovvero una serie di iniziative di tipo promozionale, informativo e di sensibilizzazione sui temi della salute, dei diritti e della sicurezza delle donne. Della Promo rosa nessuna traccia. Strano. uso allora il box di ricerca e finalmente trovo qualcosa. Questo:

Promo rosa Trenitalia

Ecco, a parte le condizioni che sono apparentemente diverse da quelle che ho trovato sulla pagina stampa (e scommetto che in biglietteria mi direbbero qualcosa di ancora diverso), qualcuno mi può spiegare come diavolo sia possibile che a ottobre dell’anno del Signore 2010, in un paese presunto civile che fa parte del G8, una promozione di un servizio pubblico NON sia acquistabile online?!?! Per quale maledettissimo motivo?
Sul fatto di considerare le donne solo come madri o mogli posso anche lasciare il beneficio del dubbio di una mia interpretazione sviata dal pregiudizio ma sull’esplicita dichiarazione di non-fruibilità tramite mezzi digitali direi che non ci sono dubbi.
Ancora una volta: povero paese, povera Italia.

p.s. Ma vogliamo poi parlare del fatto che – al di là del non poter acquistare il servizio su web senza darne spiegazione – la Home Page di Trenitalia ha centinaia di migliaia di accessi ogni giorno e nonostante questo non sia utilizzato come mezzo principe per spingere la promozione in questione? Sono onestamente convinto – senza che la RCS e gli altri editori e concessionarie cartacee me ne vogliano – che in temini di costo-efficacia sarebbe stato molto più utile usare solo il proprio sito web piuttosto che spendere soldi in una campagna stampa costosa e -a mio modo di vedere – poco politicamente corretta.

Quando conta solo lo spettacolo. Che prevale sulla morte.

October 9th, 2010 No comments

RIP Sarah Scazzi. Che lo zio passi in punizione (qualunque essa sia) il resto della sua vita. Delitto atroce, abominevole, da condannare senza se e senza ma.

Vi è però il solito “ma” riguardo a come tutta la vicenda è stata trattata. O, per meglio dire, come è stato trattato tutto il contorno. Perché i fatti nudi e crudi – senza contorno – sono che una quindicenne è morta. Assassinata dallo zio. Il quale ha confessato ed è stato arrestato. I fatti sono anche che nel 2008 (l’ultimo dato che ho trovato, fonte Eures-Ansa), gli omicidi in Italia sono stati 601, ovvero 1,6 uccisioni al giorno. La maggior parte delle quali passate sotto silenzio, se non a livello locale. Evidentemente quello che da’ la direzione e l’intensità alla copertura mediatica è il contorno, non il fatto in se’. Tradotto in parole povere, quello che ha fatto sì che tutti sappiano chi fosse Sarah Scazzi, come sia stata uccisa e da chi, non è stata la tragedia della morte violenta di per se stessa. E’ stato tutto quello che vi si è costruito attorno. Il fatto che la famiglia si fosse rivolta a “Chi l’ha visto?” dopo la sua sparizione. Il fatto che l’annuncio stesso della confessione e quindi della morte sia stato dato in diretta televisiva. Il fatto che – diciamocelo – la vicenda sia stata resa ancora più torbida dalla violenza compiuta dallo zio sul cadavere. Particolari morbosi e abominevoli che “piacciono” alla gente. Il fascino dell’orrido – quella sindrome per cui davanti a una cosa oscena non si riesce a distogliere lo sguardo, quel fenomeno irragionevole per cui di fronte a un incidente tutti si ammassano sperando inconsciamente di vedere qualche morto o qualche arto troncato. La normale bestialità umana, insomma.
Nel caso di Sarah Scazzi tutte queste variabili si sono unite per dar vita a un caso mediatico da picchi di audience. E infatti: polemica infinita per l’annuncio dato in diretta a Chi l’ha visto?. Ah, per inciso una ragazzina è morta assassinata. Polemica infinita sull’atteggiamento da bullo e aspirante divo del fratello della vittima. Ah, per inciso una ragazzina è morta assassinata. Fiumi e fiumi di parole, orali e scritte, sulla bestialità dello zio, il nuovo orco necrofilo del millennio, la sua storia, i sospetti di abusi sulle figlie e via discorrendo, di abominio in abominio. Ah, per inciso una ragazzina è morta assassinata. Centinaia e centinaia di blogger (me compreso ma con quel viscido di Grillo in prima linea a cavalcare l’evento) che discettano sulla società malata, sul ruolo delle donne, sull’arretratezza dell’Italia… Ah, per inciso una ragazzina è morta assassinata.
Potrei continuare a lungo ma aggiungo solo l’ultimo episodio che mi ha fatto a dir poco indignare: oggi i funerali. E la gente che applaude al passaggio della bara. Applaude?!?!?! Ma per quale irragionevole motivo adesso si applaude ai funerali? E’ stata brava a morire? Ha fatto bene? L’applauso una volta era manifestazione di approvazione. Sono contenti che sia morta? Dov’è finito il rispettoso silenzio che accompagnava la morte una volta? Forse lo so io: è stato messo in secondo piano dallo spettacolo. Lo spettacolo della morte. Bello. Lo spettacolo ti distrae dalla noia, dal grigiore, dal piattume. E allora applaudiamo a questo meraviglioso spettacolo che tanto ci intrattiene. Ah, per inciso una ragazzina è morta assassinata. Ma fa sempre parte dello spettacolo.

Paolo Romani nuovo ministro dello sviluppo economico. Degli anni ’80

October 4th, 2010 No comments

E’ notizia di oggi che Paolo Romani, fino ad ora vice-ministro dello sviluppo economico con delega alle comunicazioni, è stato “promosso” a ministro.
Non commento la persona, che non conosco e non posso giudicare. Cito però un paio di cose.

1) La sua carriera: nel 1976 fonda Milano Tv, poi trasformatasi in Rete A, di cui è direttore generale fino al 1985. Dal 1986 al 1990 è amministratore delegato di Telelombardia. Nel 1990 è editore di Lombardia 7, emittente che cede nel 1995 dopo essere stato eletto deputato con Forza Italia, di cui sarà coordinatore regionale per la Lombardia dal 1998 al 2005.

2) Una sua risposta data in un contesto semi-istituzionale quale è l’annuale IAB Forum, riguardo alla (mancata) digitalizzazione del paese contrapposta alla presunta avanguardia decretata dall’adozione a tappe forazate del digitale terrestre televisivo: non ricordo testualmente le parole ma era qualcosa come “In un paese come il nostro l’importante è cominciare da qualche parte. Anche se televisivo, sempre di digitale si tratta. Da lì a tutto il resto il passaggio è breve”

Per inciso, Paolo Romani è anche quello che, sempre allo IAB Forum, ha cianciato per due anni di fila di 800 Milioni di Euro messi a disposizione dal governo tramite il CIPE per la diffusione della banda larga in Italia. 800 milioni che, ovviamente, sono miracolosamente spariti (sia fisicamente che dall’agenda politica).

Ecco, se questo governo/paese pensa che lo sviluppo economico possa essere portato avanti da un ultrasessantenne geronto-televisivo contafiaberlusconiano, siamo messi bene. Proprio bene.

L’evoluzione del giornalismo in Italia. Senza giornalisti.

October 1st, 2010 No comments

In questi giorni il CdR (Comitato di Redazione) del Corriere della Sera ha indetto uno sciopero per rispondere a un presunto attacco che il Direttore avrebbe mosso contro la loro categoria e le loro tutele. Sia il comunicato del CdR (visionabile per intero qui) che la lettera di De Bortoli (visionabile qui) sono a dispozione dei lettori, che si possono fare un’idea dei termini della questione.
Generalmente faccio fatica e non mi piace prendere una posizione netta ma in questo caso temo di dovermi schierare apertamente con De Bortoli. Che, consapevole – e dicendolo in maniera chiara – dei sacrifici che questo comporta, lancia un sasso senza nascondere la mano contro un sistema anacronistico che ancora domina il giornalismo italiano. Riporto, sottoscrivendo, testualmente un estratto saliente:

“Non è più accettabile che parte della redazione non lavori per il web o che si pretenda per questo una speciale remunerazione. Non è più accettabile che perduri la norma che prevede il consenso dell’interessato a ogni spostamento, a parità di mansione. Prima vengono le esigenze del giornale poi le pur legittime aspirazioni dei giornalisti. Non è più accettabile che i colleghi delle testate locali non possano scrivere per l’edizione nazionale, mentre lo possono tranquillamente fare professionisti con contratti magari per giornali concorrenti. Non è più accettabile l’atteggiamento, di sufficienza e sospetto, con cui parte della redazione ha accolto l’affermazione e il successo della web tv. Non è più accettabile, e nemmeno possibile, che l’edizione Ipad non preveda il contributo di alcun giornalista professionista dell’edizione cartacea del Corriere della Sera. Non è più accettabile la riluttanza con la quale si accolgono programmi di formazione alle nuove tecnologie. Non è più accettabile, anzi è preoccupante, il muro che è stato eretto nei confronti del coinvolgimento di giovani colleghi. Non è più accettabile una visione così gretta e corporativa di una professione che ogni giorno fa le pulci, e giustamente, alle inefficienze e alle inadeguatezze di tutto il resto del mondo dell’impresa e del lavoro.”

Nulla da ridire, anzi.

Per contro il CdR “ha votato due giorni di sciopero immediato e ha consegnato al Comitato di Redazione un pacchetto di ulteriori cinque giorni per rispondere all’attacco che il Direttore ha mosso contro le tutele e le regole …che garantiscono la libertà del loro lavoro e, di conseguenza, l’indipendenza dell’informazione che il giornale fornisce.

Forse – per dirla con le parole di Laura C. (che ringrazio) con tutele intendevano banalmente “privilegi”, visto che il web non inficia in alcun modo l’indipendenza del’informazione.

Temo che per molti aspetti anche l’alto giornalismo rispecchi la società italiana: pochi lungimiranti coraggiosi che tentato di perseguire la strada dell’innovazione, contrastati da una maggioranza di vecchi “baroni” totalmente refrattari al cambiamento e gelosissimi dei propri privilegi.
Ancora una volta: povera Italia!

In Italia c’è Belen. In UK lo humor.

September 9th, 2010 3 comments

Stavolta rubo da Roberto Venturini e ripubblico platealmente questo video perché mi ha fatto un sacco ridere.
La riflessione semi-seria è che in Italia la pubblicità (ad esempio della TIM) usa una gnocca cocainomane straniera come Belen alla stregua di un pezzo di carne semi-muto in costume da bagno per giocare su ammiccamenti e pose che poco lasciano alla fantasia. In UK invece usano una gnocca locale piuttosto discinta ma mai volgare per giocare su un sacco di doppi sensi leggeri e divertenti ma soprattutto sdrammatizzanti. Bravi i signori di Lynx e soprattutto… Molto sesso, siamo inglesi. Ma con humor.

Rai per una notte. Preoccupazione costante.

March 27th, 2010 No comments

A distanza di due giorni, scrivo tardivamente dell’evento “webmediatico” dell’anno, ovvero della puntata di Anno Zero (perché alla fine questo era) trasmessa sui vari mezzi digitali – fondamentalmente satellite e web in streaming. Il tutto sotto l’azzeccatissimo dominio o cappello di “Raiperunanotte.it”. Azzeccatissimo dal mio punto di vista perché se penso alla RAI penso al vecchio, al trito e ritrito, allo statale, al becero. Cosa che, ci piaccia o no, si è riflessa parecchio in questo evento, sia mediaticamente che politicamente.
Intendiamoci: io gioisco perché finalmente – seppur nominalmente – si comincia a dire e capire che la fruizione di certi contenuti via web può o deve sostituire quella via etere. Gioisco perché si è trovato un modo intelligente per ovviare a una legge e a un regolamento – quelli che hanno vietato i talk show politici sulle reti RAI, tanto per capirci – che non esito a definire idioti (per non dire inaccettabili e degni dei peggiori regimi anti-democratici). Sogghigno perché tale legge e tale regolamento sono davvero tipicamente italiani: anche negli atti dittatoriali chiunque sia al potere riesce a fare le cose all’italiana, ovvero in modo arraffazzonato e incompleto. Possibile che Berlusconi e i suoi accoliti non abbiano imparato nulla da Ahmedinejad? Non hanno letto che le notizie delle rivolte in Iran censurate in tv sono circolate su Facebook, Twitter e compagnia bella digitale?
Finite le gioie e i sogghigni però mi rattristo alquanto. Da un punto di vista mediatico e politico.
Mi rattristo da un punto di vista mediatico perché il presunto record di accessi alla trasmissione su web si è tradotto numericamente in 120.000 accessi contemporanei e un totale di 1.700.000 visitatori unici per l’intera puntata. Fico! Per l’Italia. Fossimo in un paese normale farebbe abbastanza ridere. Soprattutto se confrontato con gli analoghi numeri che la stessa trasmissione raggiunge di solito in tv: l’ultima andata in onda il 25 febbraio ha raggiunto un’audience media di 4.564.000 spettatori. Audience media, lasciamo stare i contatti totali (che sarebbero il corrispettivo dei sopracitati utenti unici del web). Come dire che il record assoluto del web ha fatto circa un terzo degli ascolti di una puntata media televisiva.
Tradotto in parole povere, continuiamo a essere un paese televisivo, arretrato e lento. Con piccoli segnali positivi, quali l’esistenza stessa di questa iniziativa, ma siamo nel 2010 e il fatto che il piccolo segnale positivo arrivi solo adesso è più che sconsolante, quasi tragico.
Mi rattristo anche da un punto di vista politico perché mi pare evidente che del milione e settecentomila utenti unici dello streaming, il 95% di questi fosse composto da sostenitori della parte politica avversa a quella del presidente del consiglio. Esattamente come i normali telespettatori di Anno Zero. Come dire: il solito parlarsi addosso. Anche in questo caso, siamo nel 2010 e continuiamo a dimenticarci dei rudimenti della comunicazione politica: di qualunque tipo possa essere quest’ultima, non smuoverà mai nessuno della parte avversa dalla proprie convinzioni, se esse sono ben radicate. Certo, servirà a cementare quelle di chi già è di una certa opinione. Ma la parte di popolazione su cui si deve andare a lavorare per spostare voti sono gli indecisi o, spesso e volentieri, i moderati. E di solito quello che li può convincere sono argomenti propositivi. Tutto questo era presente in Raiperunanotte.it? No, zero. Anzi. Tutta una puntata sprecata per attaccare e insultare Berlusconi. Che ci sta. Ma quando sono al bar con gli amici o in un contesto molto poco istituzionale. Da una trasmissione del servizio pubblico mi aspetto ragionamenti, dibattito, argomenti costruttivi. E invece mi ritrovo Luttazzi che mi parla di inculate. La qual cosa mi ha fatto ridere un sacco, per carità. Ma era fuori luogo. Voglio dire: pure io guardo spesso e volentieri i film porno e non ci vedo niente di male se fatto in un ambito privato. Ma non per questo sarei contento se cominciassero a trasmetterli in prima serata su Rai Uno. Mi sarei aspettato un po’ più di costituzionalisti e un po’ meno di battute da spogliatoio su “buchi del culo che si aprono” e “sborrate sulla schiena”. Che, ripeto, sono quelle che faccio anch’io con gli amici del calcetto e ci fanno sganasciare dalle risate. Ma non aiutano nessuno a capire quale possa essere l’alternativa politica a Berlusconi.
Insomma, nessuno che abbia risposto alla richiesta mia e di altri come me che, sbigottiti dal malaffare del centrodestra e dall’incapacità del centrosinistra, implorano che qualcuno cominci a raccontarci “qualcosa di nuovo”. Zero. Anzi, Anno Zero. Il solito parlarsi addosso, il solito insulto continuo, il solito j’accuse. Tutto sacrosanto. Ma per l’appunto, il solito.
Peccato. Una bella occasione risultata vincente a metà per quel che riguarda i numeri e totalmente perdente per quel che riguarda i conenuti.
Detto questo, ripubblico anch’io la prima mezz’ora di trasmissione, sperando quantomeno di aiutare il web. E la politica. Forza Internet. E forza Italia (adesso si può dire, no?)

Presidente Pomodoro

February 13th, 2010 1 comment

Stamattina ho preso parte a un evento storico :-)
Cazzeggiando su Facebook ho notato una nuova fan page chiamata “Questo pomodoro avrà più fan di Silvio Berlusconi“, messa in piedi da un gruppo di studenti di Monza. Preso da curiosità e piuttosto divertito sono andato a vedere e mi sono iscritto anch’io. Ebbene, nel giro di 10 minuti in effetti il Pomodoro ha superato il Premier come numero di fan. E tale numero continua a crescere a velocità altissima. Un po’ come dire che Facebook ha eletto il suo nuovo presidente del consiglio virtuale. O, come ha scritto qualcuno sulla bacheca, stiamo passando dalla repubblica delle banane alla repubblica dei pomodori.

Questo pomodoro avrà più fan di Silvio Berlusconi
Questo a mio modo di vedere dimostra alcune cose:

– La potenza e la velocità di Facebook (e dei social network in generale) nel diffondere informazioni e nell’aggregare le persone è fenomenale
– Quando un contenuto o un’iniziativa sono magari anche fatui ma divertenti e rilevanti, non è poi così difficile avere successo
– Probabilmente la strategia elettorale di Barack Obama nell’utilizzare i social network potrà venire ribatezzata “la strategia del pomodoro”. Fuor di scherzo, come al solito gli americani dimostrano di saper far fruttare per scopi seri strumenti che in italia vengono usati per giocare
– Non da ultimo e legato al punto precedente, a quanto pare l’opposizione politica in Italia riesce a divenire maggioranza solo quando si tratta di cose inutili.

Concluderei con un bel “Forza pomodoro!”

Alitalia: come prendere l’ABC del marketing e fregarsene

January 9th, 2010 No comments

Non trovo particolarmente divertente attaccare Alitalia per i continui disservizi e le ripetute contraddizioni in cui cade: semplicemente lo trovo molto facile, visto che ormai sono un quasi-frequent flyer. Però non mi accanirò nuovamente sui ritardi o sugli apparecchi che sembrano tenuti assieme col nastro isolante. L’organizzazione aziendale non è tema riguardo al quale io abbia competenza alcuna, motivo per il quale esprimerò nuovamente alcune considerazioni sulle cose che meglio (teoricamente) conosco, ovvero marketing e comunicazione.
Tempo fa criticai aspramente la campagna di comunicazione che mandarono on air a fine primavera, trovandola del tutto fuori luogo.

Ora, a cavallo fra 2009 e 2010, di nuovo vanno in onda con un paio di spot che vedono protagonista Raul Bova. Ovvero questi:

Di nuovo, trovo sconcertante che abbiano incentrato la comunicazione su una tematica che nel contesto attuale praticamente nessuno trova rilevante (“Con Alitalia mi sento come a casa mia”). Non che il comfort del viaggio non sia importante ma direi che in questo momento storico esso è l’ultimissimo dei problemi della “nostra” compagnia di bandiera. La comunicazione infatti serve generalmente – fra le altre cose – a spostare la percezione di un prodotto in una determinata direzione, generalmente opposta a quella caratterizzata dalla problematicità. In questo caso la percezione problematica che di Alitalia si ha è che:
– è totalmente inaffidabile, non è possibile contare su di essa per spostarsi da un luogo all’altro (e il taglio delle rotte non ha certamente giovato);
– è cronicamente in ritardo;
– non da’ certezza del servizio (credo sia la compagnia aerea con il più alto numero di scioperi all’anno, nonchè voli cancellati per un motivo o per l’altro)
– è vecchia e malata, dando per di più la sensazione di essere anche poco sicura.

Per l’appunto a questo tipo di percezione bisognerebbe ovviare, raccontando per esempio (come accennato nel mio post precedente) che la percentuale di voli in orario è aumentata (che pare sia vero), che le principali rotte internazionali vengono mantenute e che hanno persino ricominciato ad acquistare nuovi aerei (e anche questo sembra moderatamente realistico). Perché è questo che importa prima di tutto al consumatore. Non che (su un volo su 100) hanno forse un cuscino morbido, “quello loro”.
Credo sia semplicemente l’ABC del marketing dei servizi: a scuola mi hanno insegnato che in una società si distinguono i servizi primari da quelli secondari. Una compagnia aerea fornisce come servizio primario la possibilità di spostarsi da un luogo all’altro nel minor tempo possibile, al minor costo possibile e col minor rischio possibile. Soddisfatti questi bisogni, al livello successivo entrano in gioco i servizi secondari, come il catering, i film proiettati, la possibilità di andare alla toilette, le poltrone reclinabili ecc. Tutte cose piacevoli e vicine al necessario ma non fondamentali per definire il “prodotto” di una compagnia aerea (portare gente da un luogo a un altro). Ora Alitalia ha enormi problemi riguardanti i servizi primari che tutti percepiscono. Vorrei quindi capire come pensano di rimediare spingendo i servizi secondari.
L’aveva capito molti anni fa mia mamma, che non capisce niente di marketing ma che essendo un’inglese trapiantata in Italia, prendeva un sacco di aerei da e per Londra. Quando le chiesi come mai preferiva spendere di più con la British Airways proprio quando Alitalia accoglieva sui propri aerei tutte le signore con una rosa (ero piccolo, mi sembrava una cosa molto carina: beata ingenuità!), mi rispose giustamente:”Sai cosa me ne importa di una rosa e di pagare un po’ di meno se ogni volta non sono sicura di partire perché ci potrebbe essere uno sciopero o rischio di arrivare in ritardo e perdere il treno per il nord (Londra era solo una tappa), per il quale dovrò perdere ancora qualche ora!”. Io ho come la sensazione che il buonsenso dei consumatori in vent’anni non sia cambiato. E l’ottusità del management Alitalia neanche.

In UK il web supera la tv. In Italia il “Grande Fratello” supera “Le segretarie del sesto”

November 10th, 2009 No comments

Notizia notiziona: il 30 settembre 2009 IAB UK annuncia che gli investimenti pubblicitari allocati ai mezzi digitali hanno superato quelli della TV. Evviva! Allora forse c’è speranza anche per un paese come l’Italia, che arriva esattamente agli stessi risultati dei paesi anglosassoni ma con qualche anno di ritardo.
Guy Phillipson, CEO della stessa IAB UK racconta così l’evento:

A mio avviso vanno sottolineati tre aspetti fondamentali:
1) Phillipson parla di un 75% di inglesi adulti che vanno online TUTTI I GIORNI
2) Sempre Phillipson parla di connessioni a banda larga sempre più veloci ed economiche: in effetti basta andare sul sito della Bulldogbroadband per trovare un’offerta (non promozionale, quindi prezzo pieno) di banda larga+telefono flat a £14,99, ovvero €16,60 al tasso di cambio attuale – laddove in Italia le offerte più economiche per lo stesso pacchetto sono di €29,90, ovvero l’80% più care
3) In UK tutti i canali BBC non hanno pubblicità – il che, con una forte dose di approssimazione, significa grosso modo la metà dei canali nazionali generalisti.

Il primo punto è segno della maturità (in termini di mentalità e abitudini) di un popolo che l’Italia è molto lontana dal raggiungere (leggo oggi che la prima puntata della decima edizione del Grande Fratello – la decima!!! – ha raccolto più di 10 milioni di telespettatori, battendo la fiction di Raiuno Le segretarie del sesto, che ha fatto segnare 4.225.000 spettatori. Sommati fanno quasi 14 milioni e mezzo di persone che in una sera si sciroppano programmi televisivi pensati per un’audience media con la terza elementare come titolo di studio. In termini numerici più della metà dell’intera popolazione Internet Italiana attiva (e parliamo di gente che si collega almeno una volta al mese, lasciamo perdere la quotidianità). Un paese sempre più maturo in senso anagrafico ma ancora terribilmente immaturo come mentalità, quindi.

Il secondo punto è sicuramente frutto di infrastrutture arretrate, scarsa concorrenza e probabilmente anche un po’ retaggio del vecchio monopolio Telecom. E con questo ho detto tutto.

Il terzo punto, infine, è in realtà volto a sminuire un po’ quello che accade in UK: vorrei vedere gli inglesi a spendere di più online se gli ormai 4/5 canali della BBC accettassero pubblicità. Parleremmo di una copertura decisamente più alta e soprattutto di bacini di teste “fatturabili” molto più ampli. In Italia invece nessuno si fa mancare nulla e ormai anche le partite di calcio sulla RAI vengono interrotte continuamente anche durante il gioco, non più solo fra primo e secondo tempo. Quindi da questo punto di vista credo che il paragone non possa assolutamente reggere.

Resta il fatto che in Italia siamo ancora terribilmente indietro. A mio avviso dovremo assistere a X fenomeni prima che lo spending degli inserzionisti su internet superi quelli della televisione.

Soprattutto – e lo dico con una certa mestizia – qualche passo in avanti lo si potrà fare quando, oltre a ritorvare un po’ di positività nel mio personalissimo blog letto da quattro gatti di settore, la si smetterà di raccontare al mercato di inserzionisti che l’Italia NON è un paese per Internet (e cito testualmente la quasi totalità degli interventi alla tavola rotonda tenutasi allo IAB Forum di inizio novembre, dove il pessimismo e lo sconforto regnavano sovrani fra gli addetti del settore).

Del perché Berlusconi è comunista

October 9th, 2009 2 comments
Quand’ero piccolo i miei genitori si sono sempre ben guardati dal parlarmi di politica e dal farmi capire da che parte stavano. Si sono limitati a crescermi con certi valori e principi. Così sono cresciuto con alcune convinzioni.
Sono convinto che quel che si ha ce lo si deve guadagnare con il sudore della fronte.
Sono convinto che nasciamo tutti uguali, con pari diritti e pari doveri. Poi crescendo smettiamo di essere tutti uguali e ci differenziamo in base ai nostri gusti, alle nostre capacità, al nostro lavoro e al nostro impegno. Ma alcuni diritti e soprattutto tutti i doveri rimangono sempre uguali per tutti.
Sono convinto che la ricchezza non sia immorale ma solo se non è a danno degli altri.
Sono convinto che ognuno debba essere libero come individuo e che la società debba essere costruita in modo tale da difendere la libertà di ciascuno. Ma sono anche convinto che la libertà di ciascuno finisca dove comincia quella degli altri.
Sono convinto che una società possa funzionare solo se tutti rispettano la legge, anche se la trovano ingiusta. E se la trovano ingiusta, le persone devono lottare per cambiarla, non per infrangerla.
Sono convinto che uomini e donne siano profondamente diversi e che le diversità vadano valorizzate, non ignorate. Valorizzate e soprattutto rispettate.
Sono convinto che gli esseri umani siano fondamentalmente egoisti e che alla fin fine perseguano ciascuno i propri interessi. Ma sono anche convinto che si possa trovare un equilibrio tra interessi diversi, soprattutto se vi è, ancora una volta, rispetto.
Sono convinto che il capitalismo sia decisamente imperfetto ma che sia fondamentalmente il minore dei mali. Così come sono convinto che lo Stato dovrebbe garantire l’istruzione, la sicurezza, la giustizia e la sanità dei propri cittadini. E poco altro. Intervenire il meno possibile, insomma. Ma quando interviene dovrebbe essere forte, deciso e sicuro. Allo stesso modo con tutti.
Sono convinto che le tasse dovrebbero essere il giusto prezzo per garantire l’istruzione, la sicurezza, la giustizia e la sanità di tutti. Non un iniquo balzello. E che tutti dovremmo essere sereni nel pagarle. Quindi pagarle tutti tutte.
Di tutte queste e tante altre cose mi sono convinto crescendo.

Successivamente, quando sono diventato un po’ più grande ho scoperto che la mia cultura famigliare era di stampo liberal-conservatore. Allora ho pensato che evidentemente ero di destra. E tutt’ora, anche se un po’ a fatica, lo penso.

Poi è arrivato Berlusconi. Lo guardo, lo seguo, vedo quello che dice e che fa. E se penso a tutte le cose in cui credo giungo alla conclusione che se io sono di destra e lui fa tutto il contrario di quello in cui credo, evidentemente deve essere comunista! Ah, cosa si scopre crescendo!

Il pensiero di Roberto Saviano sulla libertà di stampa

October 3rd, 2009 No comments

Io sono sempre un po’ perplesso di fronte a certi allarmismi, proclami, vittimismi o estremismi (come quelli di Santoro, tanto per citarne uno) ma direi che le parole di Roberto Saviano sono chiare, lucide, ponderate, sensate. Soprattutto pacate e dette con cognizione di causa (chi più di lui?). Direi che quindi vale la pena di ascoltarle e riflettere un pochino.

La barzelletta delle denunce online ai carabinieri

June 8th, 2009 3 comments

Siamo in Italia. Detto con mestizia, sarcasmo e un po’ di rabbia. Mi è capitata la sventura di subire il furto del mio scooter. E ovviamente già lì partono rabbia e sconforto. Vabè, vado a fare denuncia ai carabinieri. Mi prendo un permesso dal lavoro e arrivo alla stazione più vicina all’ufficio. “Sì, va bene, però guardi che dovrà aspettare almeno due ore, ci sono un sacco di persone prima di lei. Se vuole però può passare più tardi, siamo aperti fino alle 20”. Seccatura e scorno ma decido di seguire il consiglio. Rientrato in ufficio,  una collega mi dice che secondo lei posso fare la denuncia anche online. Fantastico, anche l’Italia forse ha fatto qualche progresso. Faccio una ricerca veloce e in effetti trovo il sito https://extranet.carabinieri.it/DenunciaWeb/Default.aspx dove fare denuncia autonomamente. Leggo le istruzioni e arrivato dove dice che posso anche denunciare il furto di un veicolo decido di procedere. Mal me ne incolse. Dovevo arrivare in fondo alle 450 righe di istruzioni! Perdo un quarto d’ora e completo tutto il form. Arrivo in fondo alla procedura e scopro che… Devo comunque stampare il tutto e portarlo fisicamente a un comando dei carabinieri per sottoscriverlo e dargli valore legale. Ma porc… Sconcerto, rabbia e delusione. E vabè. Torno la sera alla stessa caserma dov’ero stato prima e chiedo se posso semplicemente firmare ed andarmene. “Ma caro signore, lei ha indicato domani come data per venire da noi, non oggi! Mi spiace ma non la possiamo accettare, deve ripassare domani sera”. Guardo esterrefatto il documento che avevo stampato in ufficio e mi accorgo che in effetti per distrazione ho indicato la data del giorno dopo come quella prescelta per formalizzare il tutto. Ariporc… “Vabè ma senta, a questo punto siccome domattina e per i successivi 6 giorni sarò in viaggio per lavoro e non mi potrò presentare, non posso aspettare e fare semplicemente la denuncia ex novo questa sera a manina come da tradizione?”. “Eh no, mi spiace ma se facciamo così poi nell’archivio telematico comparirebbero due denunce uguali e si fa confusione perchè noi non possiamo annullare quella che ha fatto online, che comparirebbe solo domani, sovrapponendosi a quella che farebbe stasera”. “Ma com’è possibile, scusi? Mi sembra veramente insensato!!!”. “Eh, non so che dirle, è la procedura, torni quando può. Arrivederci”.
Conclusione: ho fatto la denuncia online ma non serve a un tubazzo di niente, mi sono presentato due volte alla stazione dei carabinieri ma la Signora Procedura non ha voluto che la cosa venisse formalizzata. Ergo sono senza scooter, senza denuncia e senza speranza che questo maledetto paese la smetta di raccontare barzellette sui carabinieri. Che anche in versione telematica se le meritano tutte. Con rispetto parlando. Ma se le meritano.