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Archive for the ‘Italia mio povero paese’ Category

Alitalia: ma allora provocano?

June 4th, 2009 No comments

Se io che non guardo mai la tv sono riuscito a notare e anzi a farmi quasi annoiare dal nuovo spot Alitalia, evidentemente la pressione che hanno messo nella pianificazione dev’essere notevole. E io che lavoro nel media so che per avere un effetto di questo tipo devono aver speso un po’ di milioni di euro. Per comunicare cosa? Questo:

Cioè? Vogliono forse dire che fino a 30-40 anni fa i v.i.p. usavano Alitalia? E poi cos’è successo? Credo sia abbastanza sintomatico e per certi versi paradossale che le immagini usate siano per lo più in bianco e nero: simbolo di antichità, moda passata, personaggi una volta giovani che adesso sono per lo più incartapecoriti, quando sono ancora vivi. Esattamente come Alitalia.
Onestamente non capisco proprio il senso di una comunicazione di questo tipo, fondamentalmente istituzionale, che punta (forse) sui valori (?!?) e sulla tradizione italiana. Come dire: Alitalia c’è sempre stata. E quindi? Non mi sembra un buon motivo per scegliere una compagnia aerea totalmente allo sbando, con aerei vecchi e sporchi, perennemente in ritardo, inverosimilmente disorganizzata e che, torno a ripetere, sarebbe stato meglio far fallire. Se devo arrivare da Milano a Roma con una certa urgenza, sceglierò il mezzo e la campagnia che mi garantiscono puntualità, affidabilità e sicurezza – oltre che comfort e un panino sensato invece di quella presa in giro che sono le noccioline da scimmia o il biscottino da cagnolino. Hai voglia a dirmi che Alitalia fa parte della nostra storia se poi arrivo a destinazione con due ore di ritardo, pagando il triplo di quello che avrei pagato prendendo il treno e pure viaggiando scomodo!
Questo – forse – avrebbero dovuto comunicare: che gli aerei Alitalia cominciano ad arrivare puntuali, che non ci sono più scioperi 5 volte al mese, che la flotta sta venendo riammodernata, che i prezzi cominciano ad essere umani e concorrenziali. A tutto questo forse non avrei comunque creduto ma almeno non mi avrebbe irritato. Ma forse i responsabili della comunicazione di Alitalia sono degli infiltrati di Air France o Lufthansa che stanno lavorando per affondare del tutto la nostra povera compagnia di bandiera. Perchè, lo so, questo spot e i soldi che ci hanno buttato non possono che essere una provocazione. Che io accolgo in toto!

Estonia batte Italia 100 a non si sa

May 12th, 2009 No comments

Leggo sul blog di Massimo che l’Estonia (Estonia!!!) ha raggiunto il 100% di copertura della propria rete wi-fi. Un anno fa. E noi? Non si sa. Lasciamo stare tutti i commenti – sarcastici ma condivisibili – dello stesso Massimo sul nostro paese di nani (premier) e ballerine (parlamentari). Atteniamoci ai fatti. Che però non si trovano. Ricerca (veloce, d’accordo, ma il dato di copertura dovrebbe essere chiaro, lampante, pubblicato e facilmente trovabile) del dato di diffusione in Italia. Niente. Non lo trovo. Boh, sarò io. L’unico dato che trovo è quello sui circa 4.100 punti di accesso pubblici e non. Ma tradotto in copertura territoriale? Non si sa. Direi bassissima, visto che si traduce in una stima di 300.000 italiani che fanno uso di tale tecnologia. Per quel che ne so, circa l’ 1,3% della popolazione internet attiva. Popolazione internet, non totale popolazione italiana. Altrimenti palreremmo di uno 0,5% di penetrazione totale. Tristessa…

Arroganza e contraddizioni di Beppe Grillo: webbaro a parole, televisivo nei fatti

May 3rd, 2009 5 comments

Negli ultmi anni Beppe Grillo si è contraddistinto – oltre che per il presunto impegno sociale e politico – per le ripetute dicharazioni a favore dell’utilizzo del web e dei benefici che se ne possono trarre in termini di informazione, conoscenza, dialogo, confronto e prevenzione. La cosa, di per se’, non può che fare piacere, anche perchè sono tutte cose vere: il web continua a fare quello che ha sempre fatto, ovvero mettere a disposizione di tutti informazioni, dare voce a chiunque, condividere conoscenza. Ecco che allora il cittadino ha più strumenti per lottare contro il malgoverno, denunciare ingiustizie o semplicemente inefficienze e soprattutto confrontarsi, protestare e proporre.
Lo stesso Grillo sembrerebbe razzolare bene qanto predica, editando uno dei blog più letti in Italia (e, in termini numerici, molto interessante anche a livello internazionale). Evviva!

Solo che.

Solo che un blog è tale quando l’autore esprime le proprie idee pubblicamente e da’ spazio all’interazione con chi legge tramite i commenti a cui, tendenzialente, dovrebbe ribattere. Se non da’ spazio a nessuno, allora è un prodotto editoriale in stile classico. Questo per fortuna nel blog di Grillo non succede: i commenti sono aperti e ad ogni post seguono regolarmente centinaia se non addirittura migliaia di risposte. Altro caso: si pubblica un post e si lascia libertà a tutti di commentare. Però non si risponde. Al massimo lo si lascia fare agli stessi utenti, che cominciano a dialogare tra di loro. Questo però non è un blog: è un forum. Ed è, mi pare di capire, il caso del blog di Grillo. Che, per inciso, raccoglie per la stragrande maggioranza dei casi commenti di suoi accoliti o comunque persone che la vedono, con sfumature diverse, allo stesso modo. Ma questo ci sta: è nella natura umana che ognuno preferisca sentire e parlare di quello che vuole e che meglio si accosta alle proprie opinioni.
Quello che trovo abbastanza fastidioso è invece l’atteggiamento generale di Beppe Grillo: urlante, dogmatico, arrogante e completamente chiuso a qualunque tipo di dialogo o confronto. Non l’ho mai seguito molto ma nelle ultime settiane mi è capitato di imbattermi in alcuni episodi e testimonianze che ne smontano totalmente l’immagine di paladino della libertà, della democrazia e soprattutto (quello che più mi interessa in questo contesto), del web 2.0 o per meglio dir del web sociale. Ricordo infatti:

- Il suo intervento alla trasmissione “Exit” di Ilaria D’amico su La7 (visionabile qui) dove, dopo aver berciato il suo solito comizio (uguale uguale a quello che ripete continuamente nei suoi spettacoli e nelle piazze, senza alcuna variante), si sottrae al dialogo e al dibattito fingendo sdegno per la situazione, gli interlocutori e quant’altro.

- Leggendo un’intervista a Pietro Ichino sul Magazine del Corriere, viene citato Beppe Grillo come colui che ha aspramente criticato lo stesso Ichino (noto giuslavorista del PD, per chi non lo sapesse) in riferimento alla legge Biagi. Ebbene, Ichino ha studiato i casi citati da Grillo come motivo del contendere (più di 300, contenuti in un volume ferocemente critico verso il precariato in Italia) e, trovandoli tutti palesemente fuorvianti, ha cercato Grillo per un confronto. Si noti bene: non ha sparato a zero su di lui, non l’ha accusato di falsità, non l’ha denunciato per diffamazione o simili. Ha solo cercato un dialogo (questo sì molto web 2.0). Risposte? Zero!

- Infine il già citato blog: io non ho letto tutto di tutto (non ho tutto questo tempo) ma invito chiunque lo possa fare a citarmi dei post in cui Grillo risponde a delle critiche o comunque a pareri discordanti. Io non ne ho trovati.

Ecco, è questo che trovo iritante: credo sia profondamente falso e ipocrita sparare bordate su tutto e tutti citando il web come struento di grande democrazia quando poi lo si utilizza come mezzo di comunicazione di massa unidirezionale. Qualcuno mi dovrà spiegare che differenza c’è tra l’utilizzo di Berlusconi della televisione e quello del web di Grillo: monologhi trasmessi ad audience enormi, nessuno che ribatte e tutti che discutono… tra di loro!!
Ritengo che democrazia e web 2.0 siano ben altro. Motivo per il quale mi preoccupo: il web è uno strumento potenzialmente democraticissimo. Basta saperlo usare in tal senso. O volerlo usare in tal senso. Ma così non avviene.  Credo anzi che per certi aspetti il problema non sia tanto nel mezzo di comunicazione utilizzato, quanto nell’aproccio che si utilizza nell’affrontare i fenomeni sociali e la politica: le idee, i proclami, le audience, i discorsi e quant’altro sempre quelli sono. Veicolabili tramite web, tv, radio, stampa, non vi è gran differenza. La potenza dei mezzi digitali sta nell’avere un canale di ritorno. Fonte di potenziale dialogo. Ergo di maggiore democrazia. Il problema è che per avere un dialogo bisogna essere in due, ad affermare, ribattere e controbattere. Se una delle due parti il dialogo non lo vuole e non ascolta, non ci sono santi: il dialogo muore. Web o non web. E Grillo a quanto pare ha cancellato la parola dialogo dal dizionario. Uccidendo, oltre che il dialogo stesso, anche un pochino del web. Povero web. E povera Italia.

Le costruzioni di sabbia e la voce inascoltata di Saviano

April 28th, 2009 No comments

Ricevo da un amico e pubblico paro paro. Inquietante, disarmante e irritante, perché ancora una volta testimonia di quanto il menefreghismo, l’opportunismo, la superficialità e la mancanza di lungimiranza la facciano da padrone in questa nostra povera Italia.

Davvero toccante rileggere ora, dopo la tragedia in Abruzzo, le parole di Saviano nel libro “Gomorra”. Aprite a pagina 236 e leggete:

“Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz’Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi, ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file infinite dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia. Camion in fila, che attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma. Erano riusciti a rimanere, a resistere senza emigrare e sotto i loro occhi gli portavano via tutto. Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova.
Indovinate da chi è stato costruito il nuovo ospedale dell’Aquila venuto giù come fosse di cartapesta?
Impregilo! Si, sempre lei.
La stessa che ha causato l’emergenza rifiuti a Napoli.
La stessa che è riuscita a incrementare esponenazialmente le spese per i lavori della TAV con i quali ha causato danni ambientali enormi. (Vedi: Video delle Iene) La stessa che lavora sulla Salerno-Reggio Calabria e proprio in questi giorni ha chiesto e ottenuto un prolungamento della consegna dei lavori di altri tre anni, ottenendo ovviamente altri fondi. Leggi la notizia.
La stessa che ha vinto l’appalto per la costruzione del Ponte di Messina.
La stessa che dovrà costruire sul nostro territorio le centrali nucleari. La stessa i cui vertici sono stati indagati a tutto spiano. E’ l’Impregilo che ha costruito l’ospedale San Salvatore dell’Aquila caduto come se fosse di cartapesta.
Chi diavolo è questa società dall’enorme potere che sta devastando la nostra terra?
Anche questa volta nessuno parlerà di lei?
Anche questa volta la passerà liscia?
Rabbia. Rabbia. Rabbia.”

PS: Se per qualcuno la prima fonte non fosse sufficiente segnalo che basta andare sul sito dell’Impregilo e
ricercare “Ospedale” per leggere:
In questo settore IMPREGILO ha realizzato sia in Italia che all’estero importanti e moderni complessi ospedalieri che vengono di seguito dettagliati.
In Italia
. Ospedale di Lecco: 137.000 m2, 500.000 m3, 950 posti letto, 21 camere operatorie.
. Istituto Oncologico Europeo di Milano, struttura specialistica all’ avanguardia per la diagnosi e cura dei tumori: 29.000 m2, 90.000 m3, 210 posti letto, 7 camere operatorie.
. Ospedale di Modena: 230.000 m2, 445.000 m3, 800 posti letto, 12 camere operatorie.
. Ospedale di Careggi, specialistico per la diagnosi e cura delle infezioni da HIV.
. Ospedale di Poggibonsi: 12.000 m2, 175.000 m3, 200 posti letto.
. Ospedale di Viareggio: 80.000 m2, 600 posti letto.
. Ospedale Destra Secchia: 28.000 m2, 450 posti letto.
Inoltre, ospedali a L’Aquila, Cerignola e Menaggio.
Tra le acquisizioni effettuate giova ricordare: Autopista Oriente Poniente (Cile), RSU Campania, Rio Chillon (Perù), Ospedale St. David’s (Inghilterra), Chattahoochee tunnel e Laboratorio Fermi (Stati Uniti), Strada Ebocha-Ndoni (Nigeria), Ospedale San Salvatore (L’Aquila) e ristrutturazione Hyatt Hotel (Milano).

Ancora sul futuro. Di strade, case, energia e inquinamento

April 15th, 2009 1 comment

Come sempre in Italia si parla molto, si litiga troppo e si fa poco o nulla. Tristemente – per non dire altro  – sta succedendo anche a proposito del terremoto in Abruzzo. Dibattiti televisivi, sulla rete e sui giornali sui quali non mi voglio soffermare se non con un’espressiona lapidaria: schifo e vergogna!
Ancora una volta credo che il tema sia, per questa nostra povera Italia, quello della lungimiranza che non c’è. Siamo ancora uno dei pochi paesi al mondo che continua a pensare coi canoni del passato (perchè quando si parla di politica negli altri paesi si parla del futuro dei figli mentre da noi si fanno ancora polemiche sui misfatti di fascisti e comunisti per cose successe trenta, quaranta, cinquanta, senssant’anni fa?), a guardare al presente in modo miope e a fregarsene del futuro. Le case costruite in Abruzzo  – e parlo di quelle costruite negli ultimi 30 anni, non di quelle precedenti alla guerra – senza rispettare le norme antisismiche sono solo un esempio. Si pensi al disastro totale del settore trasporti. Fino a pochissimo tempo fa avevamo un sistema ferroviario praticamente uguale a quello ereditato dal regime fascista. Per fortuna c’era l’aereo. Ora sono stati spesi milioni e milioni di euro per ammodernare le ferrovie e toh, guarda un po’: l’alta velocità italiana fa concorrenza – anzi, erode decisamente mercato – all’agonizzante Alitalia, il cui salvataggio è costato milioni e milioni di euro ai contribuenti. Pensarci prima no? No. Vogliamo poi parlare delle autostrade? Lasciamo stare la Salerno-Reggio Calabria, che ha inghiottito fantastiliardi di euro negli anni ed è ancora una delle peggiori autostrade del mondo. Parliamo invece della A4 e più in particolare del tratto Bergamo-Milano, che conosco fin troppo bene. La storia completa si può leggere qui ma il succo è: prima “versione” del 1927, senza che nessuno pensasse al futuro, ovvero al possibile aumento di traffico. Seconda edizione nel 1952. Di nuovo nessuno pensò a quello che sarebbe successo di lì a 10 anni. E infatti ecco che nel 1962 avviene un ulteriore allargamento. Altri soldi. Poi nel 2000 ci si accorge che l’autostada così com’è è al collasso e c’è la necessità di un ulteriore ampliamento. E via: altro catrame, altri ponti da buttare giù per poi ricostruirli perché troppo stretti e via altri milioni. Risultato? Nel 2007 viene inaugurata la quarta corsia. Assieme al progetto che si va concretizzando della Brebemi (Brescia-Bergamo-Milano), ovvero un’autostrada parallela che unisca le tre città e smaltisca ulteriormente il traffico della Serenissima A4. Direi che la cosa si commenta da sola. Lungimiranza zero. Anzi: -82, come gli anni di vita dell’autostrada.
Tornando al tema “casa”, non mi voglio soffermare troppo sulla vicenda abruzzese perchè rischierei di essere frainteso come il Berlusca ma credo che le colpe e le responsabilità siano diffuse. Politici e amministratori attuali e del passato da mettere in galera, senza dubbio. Ma anche una mentalità diffusa che guarda all’oggi e non al domani. I primi farabutti sono quelli che danno i permessi di costruire senza seguire le normative. Ma anche chi queste case le compera o le fa costruire accettando il rischio pur di risparmiare non dimostra certo lungimiranza. Se anche costasse il 30% in più avere una casa che non crolla quando la terra trema, non è forse sempre meno che farsela ricostruire da capo se dovesse andare distrutta? E non mi si venga a dire che lì per lì  le esigenze e le priorità sono altre perché anche i bambini sanno che il 90% del territorio italiano è a rischio sismico. Soprattutto può darsi che uno passi la vita senza mai incocciare in un terremoto; mai figli? Inutile dire che gli Italiani sono generosi e pensano alla famiglia. Non è vero: gli Italiani pensano fondamentalmente a se’ stessi e poi hanno solo dei sensi si colpa maggiori quando succede qualcosa (NB Gli euri donati per la ricostruzione non sono un atto di generosità: sono un fluido lava-coscienza).
Lo stesso dicasi per l’ambiente: si sprecano fiumi di inchiostro e di bit per dibattere sul nucleare sì – nucleare no e gli amministraotri locali istituiscono buffonate che chiamano “domeniche ecologiche” quando invece non si affronta il problema che sta alla radice: i consumi energetici. Giusto per informazione, pubblico qui i trend di consumo energetico e produzione di Co2 dei diversi settori, preso a prestito dal WBCSD:
 

energy-consumption

E’ evidente come sia il maggior consumo di energia che la relativa produzione di agenti inquinanti sia in gran parte attribuibile ai consumi residenziali. Come dire: sono le nostre case che bruciano energia e inquinano di più. Ma allora – e qui mi riallaccio a quanto scritto sopra – una casa costruita secondo i criteri della bioedilizia non sarebbe alla fine dei conti più economica, più confortevole e meno inquinante di una casa tradizionale? In qualunque altro paese probabilmente sì, perchè quel 15% di costo iniziale in più rispetto alla norma verrebbe ampiamente compensato dal risparmio energetico annuale del 50%. Ma non in Italia. Perché scarsa lungimiranza vuol dire anche e soprattutto fermarsi a quel 15% in più. Il 50% in meno non interessa, riguarda il domani, riguarda i figli e i nipoti. Forse. A meno che il petrolio non finisca nel frattempo e si debba ffrontare il problema per forza di cose. Come i terremoti, le tragedie annunciate, il problema dei rifiuti e via discorrendo. E non scrivo nulla sulla vicenda napoletana perchè spero che il concetto sia passato: inutile lamentarsi della spazzatura sottocasa solo quando questa arriva se quando ce l’hanno proposto abbiamo schifato l’inceneritore e il termovalorizzatore. Ognun per se’, ognun per l’ora. Del doman non v’è certezza, chi vuol esser lieto sia. Sempre che abbia ancora una casa. Libera dai rifiuti. E riesca a raggiungerla grazie a una qualche autostrada. Sveglia Italia, comincia a pensare al domani!

L’han detto in Tv? No, l’ho trovato su internet.

April 5th, 2009 No comments

Segno dei tempi che cambiano. Fino a poco tempo fa (misurato in anni), la veridicità, l’autorevolezza, la sensatezza di una notizia, di un prodotto o di un giudizio erano per lo più avallati dalla frase “l’han detto in tivù”. Ora, almeno fra i più giovani, fra le classi sociali più evolute o comunque più colte, tale frase è stata sostituita da “l’ho trovato su internet”. L’oggettività dei fatti è ovviamente ben altra cosa: come diceva non so chi, una stupidaggine rimane una stupidaggine anche se la dicono trenta milioni di persone – al bar, in tivù, su internet o dove volete voi. Però, come riflettevo ieri sera a cena con amici, è significativo che una buona parte della popolazione consideri ora più attendibile la rete della televisione. Il problema rimane però che la Rete rimane un mezzo dalla fruizione individuale e come tale 10 persone diverse possono trovare 10 versioni differenti della stressa notizia o dello stesso dibattito. Con la tv no, il panorama è molto meno frastagliato e punti di vista differenti sono molto più rari. Ecco che allora il web è molto più democratico ma come tale molto più frammentato. Il segreto di un buon utilizzo del web – da un punto di vista di marketing politico, tanto per intenderci – è quindi riuscire a dare univocità ai messaggi in un ambiente che univoco non lo è per nulla, in modo da minimizzare la dispersione degli aderenti e di chi cerca un punto di riferimento. Beppe Grillo ha un bel dire quando parla della Rete come sinonimo di libertà e democrazia: per quello che vale, cercanodoli su Facebook, ho trovato un gruppo relativo al Partito Democratico e un altro elativo al PDL, rispettivamente con 562 e 1474 iscritti. Direi significativo.  Un’altra dimostrazioned della scarsa lungimiranza della sinistra italiana, che continua a lamentarsi del conflitto d’interessi sulla televisione di Berslusconi e intanto si fa surclassare proprio laddove gli elementi di apertura e democrazia sono maggiori. Cominciassero a guardare al presente e al futuro anziché continuare a lamentarsi del passato. Senno’ anche la coda lunga del web rischia di essere pestata dalle manie di protagonismo del Berlusca. Povero paese.

Treno batte aereo 48 a 42

April 1st, 2009 No comments

Neanche a farlo apposta, dopo la filippica contro Alitalia del mio ultimo post – dovuta all’inaccettabile disavventura del mio ultimo viaggio – oggi leggo che se nel 2008 l’aereo trasportava il 51% dei viaggiatori fra Roma e Milano lasciando al treno solo il 36%, nei primi tre mesi del 2009 il dato si è ribaltato: 42% aereo e 48% treno.
Come detto e scritto altre volte, le mie rampogne possono anche essere fini a se’ stesse e lasciare il tempo che trovano. I numeri però parlano chiaro. E quelli qui citati non lasciano adito a dubbi di sorta.
Non ho idea di quale e come fosse il piano industriale e di business che hanno presentato per salvare Alitalia ma sapendo coem vanno le cose in Italia non mi stupirei se si scoprisse che non ce n’è mai stato uno. Oppure c’era. Ma elaborato da un bambino che si ritiene un genio dell’aeronautica perchè fa degli splendidi aeroplanini di carta e approvato da un altro che riesce a non far deragliare i trenini elettrici lanciati a folle velocità in salotto.
Ancora una volta, per l’ennesima volta: povera Italia!

Alitalia – Non parte, non vede, non sente, non parla

March 30th, 2009 1 comment

Con questo blog mi ero ripromesso, al di là di parlare di web marketing e affini, di provare a “denunciare”, oltre a disagi, disservizi e brutture, anche le cose positive che funzionano in questo paese. Ci ero riuscito parlando della Freccia Rossa in un post precedente perchè oggetivamente avevo avuto un’epserienza positiva. Mi sarebbe piaciuto fare lo stesso anche con la Nuova Alitalia. Niente da fare. Esperienza tragica e arrabbiatura cosmica.
Più o meno una volta al mese mi capita di dover andare a Roma in giornata per lavoro. Oggi era uno di quei giorni. Onestamente avrei potuto prendere la succitata Freccia Rossa ma dovendo essere in riunione alle 11, sarei dovuto partire verso le 6 – 6.30; la qual cosa, confrontata con una partenza del volo alle 8.45 e un arrivo a Fiumicino verso le 10 (più mezz’ora di taxi), mi ha fatto propoendere per l’opzione Alitalia (unica opzione “volante” possibile, peraltro, dato che è stata accorpata ad Air One). Mal me ne incolse!
Arrivo a Linate verso le 8 meno 5. Avendo solo bagaglio a mano e vedendo un po’ di fila ai due sportelli del check-in tradizionale, opto per le macchinette self-service. 10 macchinette, 1 sola funzionante! Cominciamo bene… Vabè, poco male, ci son sole 2 persone davanti a me e in 10 minuti mi sbrigo. Senonché, facendo la carta d’imbarco mi accorgo che il mio volo… è stato cancellato!!! Porc… putt… Motivazione? Numero di passeggeri insufficiente, è stato accorpato con quello successivo, che parte mezz’ora dopo. Porc… Putt… Arriverò tardi. Vabè, poco male, ero stato previdente e anche prednendo il volo dopo arriverò all’appuntamento con al massimo 10 minuti di ritardo. E così infatti avviene. Riunione a Roma, pranzo, altre due chiacchiere di lavoro e verso le 15.30 sono di nuovo a Fiumicino per prendere il volo di ritorno alle 16.45. Il check-in l’ho fatto all’andata, vado direttamente ai controlli e da parte mia controllo il tabellone: ok, tutto confermato, il volo dovrebbe anche essere puntuale. Ho un po’ di tempo, per cui mi compro qualcosa da leggere e mi gusto un gelato sulle sedie davanti al gate d’imbarco. Nel frattempo faccio anche qualche telefonata, motivo per il quale potrei anche essermi perso qualche annuncio. Ma non mi preoccupo, perchè il display del gate segna sempre “Az 0290 Milano Linate h 16.45″. Solo che arriva l’ora d’imbarco e non si vedono hostess o altri movimenti. Boh, sarà un po’ in ritardo, niente di grave. Passano altri minuti e mi viene da pensare che forse il display del gate non è aggiornato per cui vado a controllare anche i tabelloni principali all’inizio del corridoione. No, niente di cui proeccuparsi, anche quelli danno sempre il mio volo previsto regolarmente per le 16.45. Torno al mio posto e continuo a leggere. Nel frattempo sento le imprecazini di un gruppo di signori di Varese il cui volo per Malpensa è stato spostato di due ore e mezza. Solidarizzo ma mi consolo di non essere nella loro stessa situazione. Solo che il tempo passa. Arrivano le 16.45 è nulla è cambiato. Rifaccio il giro di tutti i tabelloni, tutto regolare a quanto sta scritto. Peccato che sarei dovuto essere già in volo. A quel punto vinco il mio mix di timidezza e pigrizia e vado al bancone dell’Alitalia. Chiedo a uno steward molto gentile se mi sono perso io qualche annuncio o se l’Az 0290 sia stato rapito dagli alieni. Mi guarda con fare interrogativo, traffica qualche secondo al terminale e con aria sconsolata mi risponde che “purtroppo il volo è stato cancellato, la mettiamo su quello dopo, il cui imbarco comincia tra mezz’ora”. Ah! Fantastico! “Ma scusi”, faccio io, “come mai non è segnalato da nessuna parte e i tabelloni continuano ad indicare che il volo c’è e paradossalmente pure in orario?”. Sguardo sconsolato. “Eh, guardi, non saprei, è già il quarto che annullano oggi. Forse non ci stanno più dietro”. Wow! A questo punto mi pare anche superfluo chiedere il motivo dell’annulamento. Vabè, io sono molto seccato ma almeno lo steward continua ad essere cortese e non è che se mi metto a fare scenate il tempo torna indietro e riesco a prendere l’aereo che non c’è più. Mi rifà la carta d’imbarco e nel mentre lo sento mentre commenta con la collega che gli sta seduta a fianco:”Eccerto, questi vogliono fare concorrenza a Trenitalia e poi si mettono a cancellare i voli uno dietro l’altro…”. Come se loro lavorassero per un’altra società. Non so se mi fa più ridere o arrabbiare ma tant’è. Finita qui? Macchè! Mi ri-siedo ad aspettare di imbarcarmi sul mio nuovo volo di lì a poco. Senonchè arrivata l’ora x, la hostess al gate annuncia che per “motivi legati alle operazioni preliminari” l’imbarco verrà ritardato di 15 minuti. Occhi di un centinaio di persone levati al cielo, qualche sbuffo, due o tre imprecazioni ma alla fine prevale la rassegnazione. Ovviamente i 15 minuti si sono trasformati in 45 e io sono arrivato a casa con poco meno di due ore di ritardo rispetto al previsto.
Scandaloso. Sicuramente per le cancellazioni e i ritardi  ma anche e soprattutto per la gestione “omertosa” del tutto. Nessuno sa (nemmeno gli steward e le hostess di terra), nessuno vede (i tabelloni con qualche indicazione sensata), nessuno sente (annunci di cancellazioni o simili) e nessuno parla (che è la sintesi delle scimmiette precedenti, visto che non è stata fatta alcuna comunicazione). Per di più, come ciliegina sulla torta, per pura curiosità sono andato a vedere la situazione voli aggiornata sul sito del Sole24ore e indovinate un po’ cosa ho trovato (alle 9 di sera) riguardo al mio volo delle 16.45? Quello che vedete qui sotto:

alitalia-fantasma1

Probabilmente non si legge molto bene (anzi, forse non si legge nulla) ma il mio volo fantasma è ancora segnato come presente, previsto alle 16.45 e nella colonnina dello status (partito/cancellato/altro)… non c’è scritto nulla!
Nuova Alitalia, Alitalia vecchia. Anzi, decrepita. Ma una bella eutanasia aziendale non si poteva fare? Mah! Povero paese.

Una provincia cementificata – quella di Milano

March 18th, 2009 No comments

citta-di-cementoIn un mio post precedente ho espresso il mio disappunto per quelli che ho definito “ecomostri padani”: oggettivamente, finchè si tratta di considerazioni non supportate da dati o da una pletora di persone che sostengono la stessa cosa, parliamo di gusto personale, impressioni soggettive o – se capita - di deliri solitari. Oggi però leggo un articolo su Metro che parla della cementificazione del milanese. Nessun giudizio di merito, solo numeri. Potrebbero essere tutte opere architettonicamente magnifiche ma fatto sta che “Quasi la metà del territorio della provincia di Milano entro pochi anni sarà occupato da edifici”. L’articolo è breve ma denso, motivo per il quale lo riporterò per intero (o quasi), senza commenti particolari, se non per una coppia di parole: follìa e scempio. Ecco la continuazione dell’ articolo.

L’allarme emerge dall’Atlante sul Consumo di suolo realizzato dal Centro studi Pim, Programmazione intercomunale dell’area metropolitana: se i 189 Comuni del Milanese daranno corso ai loro piani di urbanizzazione il consumo di suolo passerà dal 35,2% al 42%. Il picco di urbanizzazione è nella zona nord Milano, coperta da cemento per l’82,1%, in città il suolo consumato è il 69,9%.

La cementificazione eccessiva potrebbe avere origine anche nelle esagerate previsioni di crescita del mercato immobiliare industriale, uffici e capannoni: secondo un rapporto dell’ufficio studi Gabetti, infatti, a Milano un ufficio su 5 è sfitto, e la tendenza si è accentuata nei primi mesi del 2009, complice la crisi. Gli uffici vuoti sono passati dal 7,25% del 2008 al 19,75% di quest’anno; il picco, anche qui, è nell’hinterland con il 30% (era l’11). Secondo il rapporto del Centro studi Pim, le oasi verdi sono la zona Abbiatense Binaschino (13,3%) e la Castanese, 27,7%. Per difendere il suolo, Legambiente ha avviato una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare.

Berlino, Europa. Milano, non pervenuta.

March 2nd, 2009 1 comment

img_0121Torno stasera da un viaggio di piacere in una grossa città Europea: Berlino. Nel bene (per diporto) e nel male (per lavoro) mi è capitato negli ultimi tempi di vederne parecchie: Londra, Parigi, Stoccolma, Barcellona ecc.
Ovviamente le mie sono solo impressioni, sostanzialmente superificiali, dato che un giudizio approfondito e con cognizione di causa lo può dare solo chi in una città ci vive per un certo tempo. Però, fatte le debite premesse, credo che anche solo delle sensazioni abbiano la loro dignità. Perciò le riporto, confrontando quello che ho visto e sentito con la città in cui mi trovo costretto a vivere, ovvero Milano. Da buon italiano sarò particolarmente autolesionista ma spero che si intuisca che il mio sconforto deriva principalmente dall’amore che provo per il mio paese e non da un istinto distruttivo cieco e sterile.

Dicevo delle sensazioni e delle impressioni. A mo’ di intervista doppia:

- Berlino è un po’ un’accozzaglia di stili: vetero-sovietica in molti quartieri dell’ex Berlino est, molto classica negli angoli antichi sopravvissuti alla guerra (il duomo con l’isola dei musei, Charlottenburg) e iper-moderna nei luoghi oggetto di ricostruzione totale (Potsdamerplatz per tutti). Nel complesso non molto colorata ma dai toni molto decisi e imponenti per ciascuno stile. Per intenderci: i palazzoni sovietici suscitano una reazione da “ammazzateoh”. Il duomo e i palazzi dei musei ti lasciano senza fiato per la loro imponenza. Il Sony center, la Filmhaus, la cupola di Renzo Piano e i dintorni inducono a un “caspita” ammirato per la grandiosità di tali opere.
- Milano è nel complesso abbastanza brutta con degli angoli veramente graziosi. Il che equivale, come credo di aver già scritto, a dire a una donna brutta che ha dei bei capelli. Qualcosa si salva ma sempre brutta rimane. Gli angoli belli di Milano sono fondamentalmente quelli antichi: piazza Duomo, il Castello Sforzesco (per chi non storce il naso dinanzi alle ricostruzioni), Piazza S. Ambrogio ecc. Poi c’è lo stile fascista. La stazione centrale, tanto per intenderci. Grandiosa ma brutta. E non dico altro. Infine, ahinoi, ci sono tutti i palazzoni vetero-sovietici o similari, di cui ho già parlato nel mio post sugli ecomostri padani (http://www.carnazza.com/?cat=54). E con questo credo di aver detto tutto.

- Berlino ha un sistema di trasporti efficientissimo, con 9 linee metropolitane che coprono 170 stazioni, oltre a tram, autobus e linee ferroviarie suburbane. Le corse sono frequentissime e tutti i mezzi puliti, comodi e funzionali
- Milano ha un sistema di trasporti al collasso, con 3 linee metropolitane che coprono si e no il 20% della città, stazioni brutte, buie e sporche, così come i vagoni dei treni. La cosiddetta suburbana altro non è che un proseguimento della ferrovia con quelli che i pendolari chiamano i “trenini della morte”. I trasporti di superificie sono per metà coperti con mezzi moderni ed efficienti e per l’altra metà da mezzi risalenti agli anni ’70 o prima.

- Berlino è molto anni ’80, nel modo di vestire della gente, in tanti palazzi e in una certa allure
- Milano è molto anni ’80 nel modo di fare di certi yuppies fuori dal tempo, molto anni ’70 nell’architettura, molto anni ’60 nell’abbigliamento di certe gente e molto anni ’50 nell’organizzazione complessiva.

- Berlino è fredda ma cordiale
- Milano è fredda e maleducata

- La gente di Berlino si fa i fatti propri ma quando ti parla sorride
- La gente di Milano si fa i fatti propri e quando le parli sembra che la stai per rapinare

- Berlino ha spazi enormi ed è vermante difficile trasferire lì il concetto di “folla”
- Milano ha spazi stretti ed angusti, tanto che anche 3 persone riescono a formare un folla

- Berlino è un po’ sporca nei quartieri periferici ma nel complesso molto pulita e la gente ha rispetto per gli spazi comuni
- Milano è sporca ovunque ti giri e la gente se ne frega, gettando in continuazione per terra crtacce e mozziconi di sigaretta

- L’accesso alle stazioni della metropolitana di Berlino è totalmente libero, senza tornelli ne’ porte ma c’è una cultura tale che persino gli immigrati italiani fanno semrpe il biglietto
- L’accesso alle stazioni della metropolitana di Milano è sbarrato da tornelli sorvegliati da un controllore e nonostante ciò le multe a chi non ha il biglietto fioccano quotidianamnte come bufere di neve al Polo Nord

- A Berlino in giro per la città non c’è molto verde. Però ci sono alcun iparchi vermante enormi e addirittura un bosco nel mezzo della metropoli.
- A milano in giro per la città non c’è molto verde. Oltretutto i parchi snon pochi, per lo più minuscoli e con gli alberi come ornamento, non come potenziale polmone per la città.

- I locali tipici di Berlino sono vecchi garage, magazzini o fabbriche svuotati a metà e riarredati con cianfrusaglie che danno un senso di casa.
- I locali tipici di Milano sono stanzotte asettiche coi tavoli di design tutti uguali, lampade di design tutte uguali, sedie di design tutte uguali e soprattutto con avventori dall’espressione sempre uguale
Potrei continuare a lungo ma credo di aver dato l’idea. E dopo avera data ribadisco che non stante tutto a Milano non ci vivo poi così male. Però sicuramente ci potrei vivere molto meglio.

Gli ecomostri padani

February 22nd, 2009 1 comment

Ecomostro UrbanoNoi italiani continuiamo a parlare dell’Italia come del Bel Paese. Anche gli stranieri, quelli che lo conoscono poco. Sicuramente lo era. Fino a prima della guerra, forse. E ancora lo è, in tantissimi luoghi. Ma sono sempre di più gli scempi che vengono compiuti ai danni non solo dei paesaggi naturali ma anche e soprattutto dei paesi e delle città.
Da bergamasco “de Berghem” sono sempre andato orgoglioso della mia città, considerata per molti versi la Siena del nord. Città alta, certo. Città bassa è sempre stata abbastanza anonima ma comunque sempre all’interno del contesto di città “carina”. Ora, negli ultimi mesi arrivando in treno da Milano quello che mi colpisce non è più il vecchio oratorio di San Tomaso sempre uguale a se’ stesso bensì la serie di orrendi palazzoni vetero-sovietici che vi hanno costruito attorno. Enormi parallelepipedi di cemento che danno anche a una città di meno di 150.000 abitanti la parvenza di una metropoli con una periferia-dormitorio. Possibile?
Altro viaggio in treno, di oggi: ero a un convegno a Bologna, dove per inciso ho studiato per 5 anni alla fine del secolo scorso. Sono andato dalla stazione alla zona fieristica passando per il ponte di via Stalingrado, brutto anche allora ma a me caro per via della presenza dell’appartamento della mia fidanzata dell’epoca. Allora era pieno di palazzoni grigi. Tutti buttati giù. Ora ci sono altri palazzoni. Marroni. Brutti. Alienanti. Complimentri agli urbanisti che hanno ridisegnato la zona cambiando i colori! Che geni! Arrivo poi a Milano passando da San Donato e Rogoredo. Tutto nuovo e in costruzione. Villette, alberi e parchi? Macchè: altri enormi palazzoni brutti, squadrati, alienanti, tutto cemento e colori angoscianti. E potrei continuare con le oscenità milanesi (vogliamo parlare dei cubi accatastati della Bicocca?) ma sarebbe troppo facile: Milano è complessivamente brutta con dei begli angoli (anche se è un po’ come dire a una donna brutta che ha dei bei capelli) ma questo lo sanno tutti. Quello che mi preoccupa è la mia piccola Bergamo, la mia vecchia Bologna e tutti quegli altri luoghi presi d’assalto da urbanisti dissennati, architetti dalle idee pretenziose e dai disegni da lobotomizzati (i cubi li so disegnare pure io). Gli ecomostri sono dappertutto ma la mia sensazione è che quasi tutta l’Italia abbia in mente solo Punta Perotti a Bari. Esiste anche un sito dedicato (http://www.ecomostri.it/) ma a parte un’animazione tanto carina quanto bambinesca, è quasi totalmente privo di contenuti, soprattutto sembra che nessuno lo tenga vivo. Possibile che nessuno si preoccupi dell’ambiente in cui vive? Possibile che solo io mi intristisca quando arrivo a casa e devo aprire il portone di un palazzone di 8 piani senza forma e senza colore che sarei pronto a buttare giù se solo potessi permettermi di risistemare me stesso e tutte le altre famiglie? (Ebbene sì, anche io vivo in un ecomostro!).
Posso capire gli scempi degli anni ’60 e ’70 che, oltre ad appartenere al passato, erano dettati dall’esigenza di sistemare in fretta e in modo economico migliaia di famiglie che stavano dando vita al fenomeno dell’urbanesimo industriale allora nuovo per l’Italia. Ma adesso? Adesso c’è il design. Berlino e Londra buttano giù tutto per ricostruire cose più moderne e più belle. Quindi anche noi. Solo che, a quanto pare, gli insegnamenti di Brunelleschi e Leon Battista Alberti vanno demoliti assieme a tutto il resto, senza far caso a cosa si sta distruggendo. Anche in questo, temo, siamo un paese senza memoria. Il Bel Paese. Che fu e rischia di non essere più.

Lancio di una nuova testata. Senza contenuti

February 18th, 2009 No comments

Il gioco di parole contenuto nel titolo di questo post (se mai qualcuno  ha pensato ci potesse essere un gioco di parole) è assolutamente voluto. Sono stato alla festa per il lancio di Wired Italia. Conosco Wired (US) da qualche anno e ne ho sempre apprezzato l’approccio serio, profondo e professionale. Ergo mi aspettavo – e un po’ mi aspetto tutt’ora – che anche l’edizione italiana ne rispecchiasse le caratteristiche di fondo nonchè una buona parte dei contenuti. Riguardo a questi ultimi mi era stato anticipato che no, sarebbero stati piuttosto diversi, volendosi concentrare su temi più di attualità come energia, ecologia ecc. Pazienza, almeno l’approccio sarà simile, mi dicevo. Mi aspettavo quindi che anche la festa per il lancio fosse un po’ “wired”, ovvero senz’altro divertente (senno’ che festa sarebbe?) ma anche ricca di contenuti, professionale, interattiva e con un qualche messaggio forte da portarsi a casa. Invece niente. Un grosso magazzino riadattato a discoteca abbastanza vuoto – eccezion fatta per qualche scialbo divanetto, il bancone del bar in fondo e qualche postazione dove videoproiettavano copertine e visual della rivista e/o del sito. Musica vicina all’assordante. Un bar ben fornito ma solo di 2/3 tipi di drink (cuba libre o vodka tonic mai sentiti…). E soprattutto nessuna presentazione, nessun contenuto, gente tanto pettinata quanto scialba, interessata solo a fare pr o a farsi notare (festival della plastica incorporata fra le signore). Di Wired come lo conosco io nessuna traccia. Mi chiedo perché. Un prodotto editoriale potenzialmente – per l’Italia – fortissimo e affermato negli States presentato come se fosse una velina televisiva. Che peccato. Poi penso a quello che ci succede intorno quotidianamente. Sanremo con Bonolis pagato un milione di Euro per urlare, sudare e presentare quattro meschini stonati. Il Grande Fratello che continua a battere ogni record di ascolti. Il prezzo di un paio di tette rifatte ormai sceso a 3-4.000 Euro, quasi fosse un prodotto industriale. Fondi tolti alla scuola e alla ricerca per essere dati a industrie pseudo-private asfittiche come Alitalia e Fiat….
Purtroppo questa è l’Italia. Dove quello che conta è salvare l’oggi, le apparenze e sembrare più belli, più giovani e più furbi degli altri. Dove i 4.000 Euro che potrebbero essere investiti per ristrutturare una piccola parte di una scuola vengono invece investiti in silicone per restaurare vecchie babbione o giovinette insicure del proprio corpo troppo secco. Un’Italia dove insomma i contenuti veri contano poco o nulla e dove il maquillage diventa la priorità numero uno di ua società che invecchia, imbruttisce e rimbambisce ma che ancora non lo vuole ammettere.

Il silenzio che non c’è

February 14th, 2009 No comments

Sono uno dei tanti che scrive, ha scritto e scriverà della vicenda di Eluana Englaro. Un po’ mi spiace perchè entro in contraddizione con quello che è il mio pensiero, rivolto al slenzio. Ma vorrei esprimere un punto di vista diverso. Non sulla vicenda in se’. Su questo ho le idee chiare e semplici: piena, ferma e indiscutibile solidarietà con il papà di Eluana.  Forse molti non si sono resi conto che non si è trattato di togliere la vita a lei ma di ridonarla a tutte le persone che le sono state accanto pr 17 anni. Perchè lei ha smesso di esistere come Eluana quando è entrata in coma irreversibile. Un corpo che funziona in maniera artificiale non è un corpo umano, è un robot fatto di cellule organiche anzichè di metallo e silicio. E sifdo chiunque a dimostrare il contrario. Forse bisognerebbe piuttosto denunciare Chiesa e Stato per maltrattamenti e omicidio morale di parenti e amici, costretti a vivere con quel robot per così tanti anni. Nella mia famiglia si è vissuto un dramma diverso ma analogo e – senza voler entrare nei dettagli – non so se sia più doloroso vedere la sofferenza di una persona condannata a morte che sbatte la testa contro i muri per il dolore o la devastazione di chi è costretto a vedere un tale impietoso spettacolo con il proprio padre come protagonista. Ma questo succedeva in Inghilterra – un paese civile – e comunque non è questo il punto.

Quello che davvero non ho sopportato e che trovo indegno di un paese civile è il baillamme che si è creato attorno a questo caso. La strumentalizzazione da parte dei partiti politici. Le urla. Le corbellerie dettate da principi astrusi. Gli insulti. Le frasi fuori luogo. Il battage mediatico. Il frastuono che attorno alla vicenda si è creato e che ancora continua.
I miei genitori sono piuttosto vecchio stile e, come sempre accade in questi casi, spesso alcune loro affermazoni fanno arrabbiare, altre fanno sorridere e alcuni insegnamenti sono un po’ fuori dal tempo. Una cosa però mi hanno insegnato e trovo sacrosanta: di fronte alla morte non ci sono mai parole adatte, in nessun caso. L’unica forma di rispetto vero per la morte è solo il silenzio. Una persona in questo paese è morta due volte e tutti si sono messi a gridare come degli ossessi. In questo paese non esiste il rispetto, evientemente. Povero paese.

Fiat, Alitalia e lo stato Italiano: una storia di droga

January 26th, 2009 No comments

E’ notizia di oggi che, causa la solita crisi economica, la FIAT si trovi per l’ennesima volta in gravi difficoltà e che 60.000 posti di lavoro sono a rischio (a fronte di un calo del 60% nelle vendite). Di fronte a una tale catastrofe non si può che rimanere sgomenti e immalinconirsi per tutti quei lavoratori che rischiano di rimanere a spasso. Poi però si continua nella lettura e si tira un sospiro di sollievo: l’a.d. Marchionne ha già invocato l’aiuto del governo; aiuto che – ci potete scommettere -  puntualmente arriverà. Bene. Posti di lavoro salvi. Ma ancora una volta questo tipo di visione è piuttosto miope. Perchè a me hanno sempre raccontato che la FIAT era un’azienda privata. Che alla guida c’era la famiglia Agnelli, la quale poteva attingere alla propria holding finanziaria IFI. Invece a quantopare mi sbagliavo. La FIAT è un’azienda statale, soprattutto quando va male. E in quanto tale pesa sulle tasche di tutti gli italiani. Questa volta come da tre decenni (almeno!) a questa parte. Siamo infatti dinanzi al paradosso che da trent’anni la maggior industria italiana beneficia di aiuti di Stato, sotto varie forme, tanto creative quanto inefficaci.

Su tutte basta ricordare la svendita di Alfa Romeo alla Fiat da parte dell’IRI di Romano Prodi o la più recente mobilità lunga accordata alla casa torinese qualche anno fa, strumento ad hoc, che accompagna alla pensione, a spese del contribuente, per 7  (sette!) anni, più di tremila esuberi Fiat. Certo, vi è l’asèettp sociale predominante per cui si salvano posti di lavoro. Ma fino a quando?

Il problema di fondo, a mio avviso, è la scarsissima lungimiranza gestionale di tante aziende statali, parastatali, substatali e pseudostatali: per motivi quasi esclusivamente politici si tappano le falle del momento, “drogando” le aziende con iniezioni di liquidità o incentivi, senza però pensare al futuro, quando l’effetto della droga svanirà e il povero malato impazzirà per averne un’altra dose (vogliamo poi parlare di Alitalia? Ricordo le battutacce dei signori di Lufthansa – per cui lavoravo – che raccontavano che nella loro società venivano attivate mediamente 10 persone per ogni volo in partenza. In Alitalia 60. No comment).  Non ci si rende conoto del fatto che alla lunga si rischia il collasso per overdose o per via dei neuroni bruciati? Non sarebbe forse ora di cominciare una cura seria, una disintossicazione graduale, in cui va bene salvare una quantità così consistente di posti di lavoro ma dove il passo successivo dovrebbe essere quello di cominciare a razionalizzare pian piano e soprattutto a far capire che di droga gli italiani non ne hanno più?