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Archive for the ‘Italia’ Category

Fine di un’era e ora di ricominciare. Da noi stessi.

November 13th, 2011 No comments

Berlusconi ha dato le dimissioni. Bene. E’ finita un’era? Non è detto. Ovviamente spero di sì ma chi ha letto i miei post precedenti al riguardo (http://www.carnazza.com/2011/02/il-paese-immobile-perche-litalia-merita-il-berlusconismo/) sa bene che non ho mai creduto nella teoria del grande vecchio e soprattutto ho sempre ritenuto Berlusconi come un prodotto dell’Italia contemporanea e non viceversa. Allo stesso modo spero quindi che le sue dimissioni siano solo il sintomo dell’inizio di un cambiamento e non un fatto isolato. Forte, storico, significativo e necessario finché si vuole ma non sufficiente. Perché tante cose che venivano attribuite al berlusconismo in realtà gli pre-esistevano. Tante caratteristiche poco lusinghiere dell’italianità sono sempre state presenti. Certo, i governi arruffoni e populisti degli ultimi vent’anni hanno l’innegabile colpa di non aver fatto nulla per contrastare quello che spesso è malcostume popolare, che in quanto tale trascende governi, partiti, ideologie. Che al governo vi sia Berlusconi, Prodi, D’Alema, Bersani, Renzi, Mussolini, Stalin o Mazinga Z, l’italiano medio è sempre stato e – temo – sempre sarà impregnato di abitudini, atteggiamenti e cultura personale che lo spingono ad agire contro il buon senso e soprattutto contro il senso civico e dello stato. Contro questo atteggiamento ci vuole sicuramente una leadership forte e autorevole che indichi la strada e dia il buon esempio ma ci vuole soprattutto una presa di coscienza collettiva che non può prescindere da quella individuale. Detta in altri termini, è ora di ricominciare da noi stessi. E’ ora di arrivare a dire “Ma lo Stato dov’è? Lo Stato cosa fa?” solo dopo che ognuno personalmente ha fatto tutto il possibile per essere migliore, aiutare se’ stesso e gli altri. Ognuno si deve impegnare individualmente. Io primo fra tutti. Con poche, piccole ma significativissime cose.

Io mi impegnerò a rispettare lo Stato e le sue leggi perché anche se le trovo ingiuste o insensate, infrangendole divento ingiusto e insensato anch’io e il tutto diventa lo scontro tra due torti. Se voglio che qualcosa cambi devo dare il buon esempio con una condotta esemplare e lottando perché con gli strumenti della democrazia (leggi, referendum, informazione, cultura) quello che trovo ingiusto venga cambiato in maniera organica dal suo interno.
Io mi impegnerò a pagare sempre tutte le tasse, perché anche se le trovo troppo alte e inique, è l’unico modo che ho per poter chiedere qualcosa allo Stato a buon diritto e con la coscienza pulita. Soprattutto è uno degli elementi indispensabili per uscire dal circolo vizioso delle tasse troppo alte, che producono evasori, che producono tasse ancora più alte per chi le paga, la qual cosa produce altri evasori e così via.
Soprattutto mi impegno a non sentirmi scemo perché sono uno dei pochi che paga sempre e tutto. Mi impegno a ignorare quelli che mi dicono che “tanto poi non te ne viene nulla perché si mangiano tutto quelli della politica”. Perché anche se è sempre stato così non è un buon motivo perché questo non possa cambiare. Perché se non ci si crede non cambierà mai per forza. A costo di sentirsi dare degli scemi.
Io mi impegnerò a rispondere che “Io sono scemo ma tu sei un farabutto” a quelli che mi ritengono stupido se mi comporto secondo legalità. Andrò a letto un po’ seccato e frustrato ma con la coscienza pulita.
Io mi impegnerò a richiedere sempre fattura o scontrino a fornitori o negozianti. Perché mi impegnerò a ricordarmi che non è vero che sono fatti loro se evadono. Perché i soldi che evadono sono anche miei. Sono soldi che lo stato dovrebbe reinvestire in servizi e infrastrutture per me. Per cui se il comune mi dice che non ci sono soldi per riparare le buche nella strada sotto casa mia è anche colpa mia. E’ anche colpa mia che non ho chiesto lo scontrino al negoziante vicino all’ufficio. Che quindi non ci ha pagato sopra le tasse. Che quindi non sono state redistribuite in servizi e infrastrutture che comprendono il rifacimento delle strade. Ovvio che non è solo colpa mia. E’ colpa di quel me stesso moltiplicato per milioni che da’ come risultato la popolazione italiana e una cifra spropositata di soldi persi.
Io mi impegnerò a continuare a indignarmi per i grandi evasori e i grandi criminali ma contemporaneamente mi impegnerò a non dimenticare che i principi, i diritti e i doveri sono uguali per tutti. Che i piccoli evasori non commettono reati meno gravi solo perché non se lo possono permettere. L’evasione è l’evasione, il crimine è il crimine.
Io mi impegnerò a non ragionare in modo da far diventare regola quelle che sono eccezioni. Perché è questo uno dei problemi maggiori dell’Italia: dieci milioni di “Evabbè, che vuoi che sia” rispetto a una piccola infrazione fanno uno sfacelo. Se io non lascio il bigliettino coi miei riferimenti dopo aver involontariamente urtato e rigato la macchina di qualcun altro, sono (facciamo finta) 200 Euro di danni non pagati e sostanzialmente di furto, che tendiamo a considerae innocente. E’ una cosa successa a tutti (o quasi) nella vita. Ma appunto per questo se moltiplichiamo quei 200 Euro per dieci milioni di possibili casi, ecco che abbiamo 2 miliardi di Euro bruciati in “Evabbè, che vuoi che sia”.
Io mi impegnerò a non gettare cartacce e mozziconi per terra e a riprendere chi lo fa, perché il mio mozzicone non è un “Evabbè, cosa vuoi che sia” ma è una parte di quello schifo che sono le decine di milioni di cartacce e mozziconi che imbrattano le nostre città tutti i giorni.
Io mi impegnerò – finché me lo posso permettere – a non comprare una casa che è palesemente stata costruita sui mattoni dell’abusivismo, delle tangenti e della corruzione. Lo so, non tutti si possono permettere di discriminare ma io che sono un privilegiato mi ci posso impegnare.
Io mi impegnerò a non utilizzare l’auto (che peraltro non ho) se non è strettamente necessario e ad utilizzare i mezzi pubblici tutte le volte che posso. Per non impigrirmi e non inquinare. Soprattutto, se mai la comprerò, mi impegnerò a considerare “di lusso” una macchina ibrida o comunque ecologica e non quei maledetti SUV inquinanti, ingombranti e – diciamocelo – parecchio burini.
Io mi impegnerò a spegnere la luce ogni volta che l’illuminazione artificiale non è necessaria, ogni volta che esco da una stanza e ogni volta che vedo una stanza vuota anche se non l’ho accesa io. E mi impegnerò a fare lo stesso con il riscaldamento e l’acqua.
Io mi impegnerò – ora che è compito mio – a cercare di dare stipendi equi a chi lavora per me e a sfruttare i contratti “deboli” (gli stage, i progetti, i tempi determinati) per quello a cui servono veramente, ovvero valutare e formare, e a trasformarli in contratti “forti” non appena ne avrò la possibilità. Io mi impegnerò a mantenere l’azienda sana e ad assumere persone quando ce lo possiamo permettere, non quando voglio scommettere e rischiare sulla pelle di qualcun altro. Io mi impegnerò a considerare il mio ruolo di responsabilità come tale e non come un privilegio: il capo prende decisioni a parità di altre variabili e se ne prende le resonsabilità, indica la direzione e consiglia i più giovani, per il resto è al servizio di chi lavora per lui, per fare in modo che gli altri possano lavorare al meglio ed essere il più possibile contenti di farlo.
Soprattutto, se mai mi dovessi dare alla politica, mi impegnerò a ricordarmi che essa è soprattutto un onere e non un onore: se dovessi mettermi al servizio dello Stato mi dovrò ricordare che di servizio si tratta, che devo fare gli interessi degli altri e non i miei. Perché fare politica dovrebbe essere un sacrificio, non un privilegio. Chi la fa dovrebbe mettersi il saio, non andare in giro con le auto blu. Chi la fa dovrebbe dare il buon esempio andando al supermercato cercando di gestire 1000 Euro al mese, perché solo così si possono capire i problemi della “gente”. Pagare tre Euro per un primo alla buvette con uno stipendio da 10.000 ho come idea che ti estranei un po’ dalla realtà…
Soprattutto, cercherò di impegnarmi a votare chi mi darà garanzia che la strada sotto casa mia sarà riasfaltata e che mio figlio potrà andare in un asilo decente piuttosto che dare la mia fiducia a chi mi convince che l’altro è “il male” perché 40 anni fa faceva parte dei movimenti studenteschi di una sedicente destra o di una ormai morta sinistra.
Mi impegnerò, davvero, ad essere una persona migliore e a cercare di farlo prima degli altri perché se aspetto “gli altri” temo che di migliore non arriverà mai niente.

L’Italia che ancora resiste e spera – Post fuori dalle righe

November 18th, 2010 No comments

Anche se ho sempre un po’ paura di scrivere di qualcosa che esula da marketing, web, tecnologia e via discorrendo perché so che parlando di attualità, politica e società si diventa più soggettivi, anche stavolta mi lascerò andare a qualcosa di un pochino più vicino all’Italia di oggi. Ho visto su Youtube l’intervista fatta da Serena Dandini a Carlo Azeglio Ciampi e mi sono commosso. Sia per la tenerezza di questo signore di novant’anni che si emoziona nel parlare dei 64 anni passati con la moglie ma soprattutto per la figura a tutto tondo e l’immagine che ha dato, che secondo me rispecchiano molto l’Italia di oggi: un uomo vecchio, un po’ stanco e tremolante ma di una lucidità impressionante. Un uomo deluso dall’Italia in cui si ritrova ma che ancora riesce a parlare di forza e di speranza. Un uomo che, nonostante tutto, non si arrende e che ancora ci crede e spera.
Sarebbe bello che tutti i giovani italiani vedessero quest’intervista e la prendessero come un esempio e una raccomandazione del vecchio nonno saggio, dal passato esemplare e dalla visione del futuro chiara e speranzosa. Ne vale davvero la pena.
Eccola.

Lo stato dell’e-commerce in Italia

August 19th, 2010 No comments

Vista la difficoltà di trovare documenti autorevoli e pubblicabili, condivido volentieri questa presentazione del rapporto annuale della Casaleggio Associati, che da’ una fotografia piuttosto interessante dello stato (buono, direi) dell’e-commerce in Italia in questo momento:

Decisamente significativa la crescita complessiva del 58% rispetto all’anno precedente, soprattutto se si considera il quadro complessivo di crisi economica e il fatto che si parla di fatturato, ovvero di vendite (roba vera, non virtuale, insomma). Soprattutto – ed è la cosa che interessa di più a me – è interessante che fra le motivazioni della scelta dell’e-commerce la percezione di maggiore convenienza non sia (più) al primo posto, scavalcata dalla comodità dell’acquisto e della consegna. Che gli italiani stiano diventando meno tirchi e più a loro agio con la tecnologia e la consegna a domicilio?

Giornata mondiale dell’ambiente

June 7th, 2009 No comments

Cercando di trovare qualcosa di positivo nel mio 33° compleanno, fra le varie cose ho scoperto che il 5 giugno è stata la giornata mondiale dell’ambiente. Oltre a questo, navigando e leggiucchiando di tutto un po’, ho scoperto altresì che Chicco Testa (fondatore di Legambiente n.d.r.) invecchiando (pure lui!) ha cambiato idea sul nucleare ed ha aperto un blog al riguardo, dove è aperta la discussione su questo e sui temi ambientali in generale. Ne approfitto quindi per segnalarlo (già nei link “io sbircio”: http:\\www.newclear.it) e per rubacchiare il trailer del film di Yann Arthus-Bertrand, che ha girato 50 paesi con una missione e un’ossessione: l’uomo ha spezzato un equilibrio costruito in circa 4 miliardi di anni di evoluzione del pianeta. Il prezzo da pagare è pesante: cambiamento climatico, desertificazione, deforestazione, esodo di rifugiati ambientali. Ma non è rimasto più tempo per essere pessimisti: appena dieci anni – secondo molti – per invertire la marcia.

Ancora sul futuro. Di strade, case, energia e inquinamento

April 15th, 2009 1 comment

Come sempre in Italia si parla molto, si litiga troppo e si fa poco o nulla. Tristemente – per non dire altro  – sta succedendo anche a proposito del terremoto in Abruzzo. Dibattiti televisivi, sulla rete e sui giornali sui quali non mi voglio soffermare se non con un’espressiona lapidaria: schifo e vergogna!
Ancora una volta credo che il tema sia, per questa nostra povera Italia, quello della lungimiranza che non c’è. Siamo ancora uno dei pochi paesi al mondo che continua a pensare coi canoni del passato (perchè quando si parla di politica negli altri paesi si parla del futuro dei figli mentre da noi si fanno ancora polemiche sui misfatti di fascisti e comunisti per cose successe trenta, quaranta, cinquanta, senssant’anni fa?), a guardare al presente in modo miope e a fregarsene del futuro. Le case costruite in Abruzzo  – e parlo di quelle costruite negli ultimi 30 anni, non di quelle precedenti alla guerra – senza rispettare le norme antisismiche sono solo un esempio. Si pensi al disastro totale del settore trasporti. Fino a pochissimo tempo fa avevamo un sistema ferroviario praticamente uguale a quello ereditato dal regime fascista. Per fortuna c’era l’aereo. Ora sono stati spesi milioni e milioni di euro per ammodernare le ferrovie e toh, guarda un po’: l’alta velocità italiana fa concorrenza – anzi, erode decisamente mercato – all’agonizzante Alitalia, il cui salvataggio è costato milioni e milioni di euro ai contribuenti. Pensarci prima no? No. Vogliamo poi parlare delle autostrade? Lasciamo stare la Salerno-Reggio Calabria, che ha inghiottito fantastiliardi di euro negli anni ed è ancora una delle peggiori autostrade del mondo. Parliamo invece della A4 e più in particolare del tratto Bergamo-Milano, che conosco fin troppo bene. La storia completa si può leggere qui ma il succo è: prima “versione” del 1927, senza che nessuno pensasse al futuro, ovvero al possibile aumento di traffico. Seconda edizione nel 1952. Di nuovo nessuno pensò a quello che sarebbe successo di lì a 10 anni. E infatti ecco che nel 1962 avviene un ulteriore allargamento. Altri soldi. Poi nel 2000 ci si accorge che l’autostada così com’è è al collasso e c’è la necessità di un ulteriore ampliamento. E via: altro catrame, altri ponti da buttare giù per poi ricostruirli perché troppo stretti e via altri milioni. Risultato? Nel 2007 viene inaugurata la quarta corsia. Assieme al progetto che si va concretizzando della Brebemi (Brescia-Bergamo-Milano), ovvero un’autostrada parallela che unisca le tre città e smaltisca ulteriormente il traffico della Serenissima A4. Direi che la cosa si commenta da sola. Lungimiranza zero. Anzi: -82, come gli anni di vita dell’autostrada.
Tornando al tema “casa”, non mi voglio soffermare troppo sulla vicenda abruzzese perchè rischierei di essere frainteso come il Berlusca ma credo che le colpe e le responsabilità siano diffuse. Politici e amministratori attuali e del passato da mettere in galera, senza dubbio. Ma anche una mentalità diffusa che guarda all’oggi e non al domani. I primi farabutti sono quelli che danno i permessi di costruire senza seguire le normative. Ma anche chi queste case le compera o le fa costruire accettando il rischio pur di risparmiare non dimostra certo lungimiranza. Se anche costasse il 30% in più avere una casa che non crolla quando la terra trema, non è forse sempre meno che farsela ricostruire da capo se dovesse andare distrutta? E non mi si venga a dire che lì per lì  le esigenze e le priorità sono altre perché anche i bambini sanno che il 90% del territorio italiano è a rischio sismico. Soprattutto può darsi che uno passi la vita senza mai incocciare in un terremoto; mai figli? Inutile dire che gli Italiani sono generosi e pensano alla famiglia. Non è vero: gli Italiani pensano fondamentalmente a se’ stessi e poi hanno solo dei sensi si colpa maggiori quando succede qualcosa (NB Gli euri donati per la ricostruzione non sono un atto di generosità: sono un fluido lava-coscienza).
Lo stesso dicasi per l’ambiente: si sprecano fiumi di inchiostro e di bit per dibattere sul nucleare sì – nucleare no e gli amministraotri locali istituiscono buffonate che chiamano “domeniche ecologiche” quando invece non si affronta il problema che sta alla radice: i consumi energetici. Giusto per informazione, pubblico qui i trend di consumo energetico e produzione di Co2 dei diversi settori, preso a prestito dal WBCSD:
 

energy-consumption

E’ evidente come sia il maggior consumo di energia che la relativa produzione di agenti inquinanti sia in gran parte attribuibile ai consumi residenziali. Come dire: sono le nostre case che bruciano energia e inquinano di più. Ma allora – e qui mi riallaccio a quanto scritto sopra – una casa costruita secondo i criteri della bioedilizia non sarebbe alla fine dei conti più economica, più confortevole e meno inquinante di una casa tradizionale? In qualunque altro paese probabilmente sì, perchè quel 15% di costo iniziale in più rispetto alla norma verrebbe ampiamente compensato dal risparmio energetico annuale del 50%. Ma non in Italia. Perché scarsa lungimiranza vuol dire anche e soprattutto fermarsi a quel 15% in più. Il 50% in meno non interessa, riguarda il domani, riguarda i figli e i nipoti. Forse. A meno che il petrolio non finisca nel frattempo e si debba ffrontare il problema per forza di cose. Come i terremoti, le tragedie annunciate, il problema dei rifiuti e via discorrendo. E non scrivo nulla sulla vicenda napoletana perchè spero che il concetto sia passato: inutile lamentarsi della spazzatura sottocasa solo quando questa arriva se quando ce l’hanno proposto abbiamo schifato l’inceneritore e il termovalorizzatore. Ognun per se’, ognun per l’ora. Del doman non v’è certezza, chi vuol esser lieto sia. Sempre che abbia ancora una casa. Libera dai rifiuti. E riesca a raggiungerla grazie a una qualche autostrada. Sveglia Italia, comincia a pensare al domani!

Treno batte aereo 48 a 42

April 1st, 2009 No comments

Neanche a farlo apposta, dopo la filippica contro Alitalia del mio ultimo post – dovuta all’inaccettabile disavventura del mio ultimo viaggio – oggi leggo che se nel 2008 l’aereo trasportava il 51% dei viaggiatori fra Roma e Milano lasciando al treno solo il 36%, nei primi tre mesi del 2009 il dato si è ribaltato: 42% aereo e 48% treno.
Come detto e scritto altre volte, le mie rampogne possono anche essere fini a se’ stesse e lasciare il tempo che trovano. I numeri però parlano chiaro. E quelli qui citati non lasciano adito a dubbi di sorta.
Non ho idea di quale e come fosse il piano industriale e di business che hanno presentato per salvare Alitalia ma sapendo coem vanno le cose in Italia non mi stupirei se si scoprisse che non ce n’è mai stato uno. Oppure c’era. Ma elaborato da un bambino che si ritiene un genio dell’aeronautica perchè fa degli splendidi aeroplanini di carta e approvato da un altro che riesce a non far deragliare i trenini elettrici lanciati a folle velocità in salotto.
Ancora una volta, per l’ennesima volta: povera Italia!

Alitalia – Non parte, non vede, non sente, non parla

March 30th, 2009 1 comment

Con questo blog mi ero ripromesso, al di là di parlare di web marketing e affini, di provare a “denunciare”, oltre a disagi, disservizi e brutture, anche le cose positive che funzionano in questo paese. Ci ero riuscito parlando della Freccia Rossa in un post precedente perchè oggetivamente avevo avuto un’epserienza positiva. Mi sarebbe piaciuto fare lo stesso anche con la Nuova Alitalia. Niente da fare. Esperienza tragica e arrabbiatura cosmica.
Più o meno una volta al mese mi capita di dover andare a Roma in giornata per lavoro. Oggi era uno di quei giorni. Onestamente avrei potuto prendere la succitata Freccia Rossa ma dovendo essere in riunione alle 11, sarei dovuto partire verso le 6 – 6.30; la qual cosa, confrontata con una partenza del volo alle 8.45 e un arrivo a Fiumicino verso le 10 (più mezz’ora di taxi), mi ha fatto propoendere per l’opzione Alitalia (unica opzione “volante” possibile, peraltro, dato che è stata accorpata ad Air One). Mal me ne incolse!
Arrivo a Linate verso le 8 meno 5. Avendo solo bagaglio a mano e vedendo un po’ di fila ai due sportelli del check-in tradizionale, opto per le macchinette self-service. 10 macchinette, 1 sola funzionante! Cominciamo bene… Vabè, poco male, ci son sole 2 persone davanti a me e in 10 minuti mi sbrigo. Senonché, facendo la carta d’imbarco mi accorgo che il mio volo… è stato cancellato!!! Porc… putt… Motivazione? Numero di passeggeri insufficiente, è stato accorpato con quello successivo, che parte mezz’ora dopo. Porc… Putt… Arriverò tardi. Vabè, poco male, ero stato previdente e anche prednendo il volo dopo arriverò all’appuntamento con al massimo 10 minuti di ritardo. E così infatti avviene. Riunione a Roma, pranzo, altre due chiacchiere di lavoro e verso le 15.30 sono di nuovo a Fiumicino per prendere il volo di ritorno alle 16.45. Il check-in l’ho fatto all’andata, vado direttamente ai controlli e da parte mia controllo il tabellone: ok, tutto confermato, il volo dovrebbe anche essere puntuale. Ho un po’ di tempo, per cui mi compro qualcosa da leggere e mi gusto un gelato sulle sedie davanti al gate d’imbarco. Nel frattempo faccio anche qualche telefonata, motivo per il quale potrei anche essermi perso qualche annuncio. Ma non mi preoccupo, perchè il display del gate segna sempre “Az 0290 Milano Linate h 16.45”. Solo che arriva l’ora d’imbarco e non si vedono hostess o altri movimenti. Boh, sarà un po’ in ritardo, niente di grave. Passano altri minuti e mi viene da pensare che forse il display del gate non è aggiornato per cui vado a controllare anche i tabelloni principali all’inizio del corridoione. No, niente di cui proeccuparsi, anche quelli danno sempre il mio volo previsto regolarmente per le 16.45. Torno al mio posto e continuo a leggere. Nel frattempo sento le imprecazini di un gruppo di signori di Varese il cui volo per Malpensa è stato spostato di due ore e mezza. Solidarizzo ma mi consolo di non essere nella loro stessa situazione. Solo che il tempo passa. Arrivano le 16.45 è nulla è cambiato. Rifaccio il giro di tutti i tabelloni, tutto regolare a quanto sta scritto. Peccato che sarei dovuto essere già in volo. A quel punto vinco il mio mix di timidezza e pigrizia e vado al bancone dell’Alitalia. Chiedo a uno steward molto gentile se mi sono perso io qualche annuncio o se l’Az 0290 sia stato rapito dagli alieni. Mi guarda con fare interrogativo, traffica qualche secondo al terminale e con aria sconsolata mi risponde che “purtroppo il volo è stato cancellato, la mettiamo su quello dopo, il cui imbarco comincia tra mezz’ora”. Ah! Fantastico! “Ma scusi”, faccio io, “come mai non è segnalato da nessuna parte e i tabelloni continuano ad indicare che il volo c’è e paradossalmente pure in orario?”. Sguardo sconsolato. “Eh, guardi, non saprei, è già il quarto che annullano oggi. Forse non ci stanno più dietro”. Wow! A questo punto mi pare anche superfluo chiedere il motivo dell’annulamento. Vabè, io sono molto seccato ma almeno lo steward continua ad essere cortese e non è che se mi metto a fare scenate il tempo torna indietro e riesco a prendere l’aereo che non c’è più. Mi rifà la carta d’imbarco e nel mentre lo sento mentre commenta con la collega che gli sta seduta a fianco:”Eccerto, questi vogliono fare concorrenza a Trenitalia e poi si mettono a cancellare i voli uno dietro l’altro…”. Come se loro lavorassero per un’altra società. Non so se mi fa più ridere o arrabbiare ma tant’è. Finita qui? Macchè! Mi ri-siedo ad aspettare di imbarcarmi sul mio nuovo volo di lì a poco. Senonchè arrivata l’ora x, la hostess al gate annuncia che per “motivi legati alle operazioni preliminari” l’imbarco verrà ritardato di 15 minuti. Occhi di un centinaio di persone levati al cielo, qualche sbuffo, due o tre imprecazioni ma alla fine prevale la rassegnazione. Ovviamente i 15 minuti si sono trasformati in 45 e io sono arrivato a casa con poco meno di due ore di ritardo rispetto al previsto.
Scandaloso. Sicuramente per le cancellazioni e i ritardi  ma anche e soprattutto per la gestione “omertosa” del tutto. Nessuno sa (nemmeno gli steward e le hostess di terra), nessuno vede (i tabelloni con qualche indicazione sensata), nessuno sente (annunci di cancellazioni o simili) e nessuno parla (che è la sintesi delle scimmiette precedenti, visto che non è stata fatta alcuna comunicazione). Per di più, come ciliegina sulla torta, per pura curiosità sono andato a vedere la situazione voli aggiornata sul sito del Sole24ore e indovinate un po’ cosa ho trovato (alle 9 di sera) riguardo al mio volo delle 16.45? Quello che vedete qui sotto:

alitalia-fantasma1

Probabilmente non si legge molto bene (anzi, forse non si legge nulla) ma il mio volo fantasma è ancora segnato come presente, previsto alle 16.45 e nella colonnina dello status (partito/cancellato/altro)… non c’è scritto nulla!
Nuova Alitalia, Alitalia vecchia. Anzi, decrepita. Ma una bella eutanasia aziendale non si poteva fare? Mah! Povero paese.

Berlino, Europa. Milano, non pervenuta.

March 2nd, 2009 2 comments

img_0121Torno stasera da un viaggio di piacere in una grossa città Europea: Berlino. Nel bene (per diporto) e nel male (per lavoro) mi è capitato negli ultimi tempi di vederne parecchie: Londra, Parigi, Stoccolma, Barcellona ecc.
Ovviamente le mie sono solo impressioni, sostanzialmente superificiali, dato che un giudizio approfondito e con cognizione di causa lo può dare solo chi in una città ci vive per un certo tempo. Però, fatte le debite premesse, credo che anche solo delle sensazioni abbiano la loro dignità. Perciò le riporto, confrontando quello che ho visto e sentito con la città in cui mi trovo costretto a vivere, ovvero Milano. Da buon italiano sarò particolarmente autolesionista ma spero che si intuisca che il mio sconforto deriva principalmente dall’amore che provo per il mio paese e non da un istinto distruttivo cieco e sterile.

Dicevo delle sensazioni e delle impressioni. A mo’ di intervista doppia:

– Berlino è un po’ un’accozzaglia di stili: vetero-sovietica in molti quartieri dell’ex Berlino est, molto classica negli angoli antichi sopravvissuti alla guerra (il duomo con l’isola dei musei, Charlottenburg) e iper-moderna nei luoghi oggetto di ricostruzione totale (Potsdamerplatz per tutti). Nel complesso non molto colorata ma dai toni molto decisi e imponenti per ciascuno stile. Per intenderci: i palazzoni sovietici suscitano una reazione da “ammazzateoh”. Il duomo e i palazzi dei musei ti lasciano senza fiato per la loro imponenza. Il Sony center, la Filmhaus, la cupola di Renzo Piano e i dintorni inducono a un “caspita” ammirato per la grandiosità di tali opere.
– Milano è nel complesso abbastanza brutta con degli angoli veramente graziosi. Il che equivale, come credo di aver già scritto, a dire a una donna brutta che ha dei bei capelli. Qualcosa si salva ma sempre brutta rimane. Gli angoli belli di Milano sono fondamentalmente quelli antichi: piazza Duomo, il Castello Sforzesco (per chi non storce il naso dinanzi alle ricostruzioni), Piazza S. Ambrogio ecc. Poi c’è lo stile fascista. La stazione centrale, tanto per intenderci. Grandiosa ma brutta. E non dico altro. Infine, ahinoi, ci sono tutti i palazzoni vetero-sovietici o similari, di cui ho già parlato nel mio post sugli ecomostri padani (http://www.carnazza.com/?cat=54). E con questo credo di aver detto tutto.

– Berlino ha un sistema di trasporti efficientissimo, con 9 linee metropolitane che coprono 170 stazioni, oltre a tram, autobus e linee ferroviarie suburbane. Le corse sono frequentissime e tutti i mezzi puliti, comodi e funzionali
– Milano ha un sistema di trasporti al collasso, con 3 linee metropolitane che coprono si e no il 20% della città, stazioni brutte, buie e sporche, così come i vagoni dei treni. La cosiddetta suburbana altro non è che un proseguimento della ferrovia con quelli che i pendolari chiamano i “trenini della morte”. I trasporti di superificie sono per metà coperti con mezzi moderni ed efficienti e per l’altra metà da mezzi risalenti agli anni ’70 o prima.

– Berlino è molto anni ’80, nel modo di vestire della gente, in tanti palazzi e in una certa allure
– Milano è molto anni ’80 nel modo di fare di certi yuppies fuori dal tempo, molto anni ’70 nell’architettura, molto anni ’60 nell’abbigliamento di certe gente e molto anni ’50 nell’organizzazione complessiva.

– Berlino è fredda ma cordiale
– Milano è fredda e maleducata

– La gente di Berlino si fa i fatti propri ma quando ti parla sorride
– La gente di Milano si fa i fatti propri e quando le parli sembra che la stai per rapinare

– Berlino ha spazi enormi ed è vermante difficile trasferire lì il concetto di “folla”
– Milano ha spazi stretti ed angusti, tanto che anche 3 persone riescono a formare un folla

– Berlino è un po’ sporca nei quartieri periferici ma nel complesso molto pulita e la gente ha rispetto per gli spazi comuni
– Milano è sporca ovunque ti giri e la gente se ne frega, gettando in continuazione per terra crtacce e mozziconi di sigaretta

– L’accesso alle stazioni della metropolitana di Berlino è totalmente libero, senza tornelli ne’ porte ma c’è una cultura tale che persino gli immigrati italiani fanno semrpe il biglietto
– L’accesso alle stazioni della metropolitana di Milano è sbarrato da tornelli sorvegliati da un controllore e nonostante ciò le multe a chi non ha il biglietto fioccano quotidianamnte come bufere di neve al Polo Nord

– A Berlino in giro per la città non c’è molto verde. Però ci sono alcun iparchi vermante enormi e addirittura un bosco nel mezzo della metropoli.
– A milano in giro per la città non c’è molto verde. Oltretutto i parchi snon pochi, per lo più minuscoli e con gli alberi come ornamento, non come potenziale polmone per la città.

– I locali tipici di Berlino sono vecchi garage, magazzini o fabbriche svuotati a metà e riarredati con cianfrusaglie che danno un senso di casa.
– I locali tipici di Milano sono stanzotte asettiche coi tavoli di design tutti uguali, lampade di design tutte uguali, sedie di design tutte uguali e soprattutto con avventori dall’espressione sempre uguale
Potrei continuare a lungo ma credo di aver dato l’idea. E dopo avera data ribadisco che non stante tutto a Milano non ci vivo poi così male. Però sicuramente ci potrei vivere molto meglio.

Futuro, anziani e Digital Divide

March 2nd, 2009 No comments

Traggo spunto da questo post/filmato su Imlog:

Come scritto nel mio commento, sono sono abbastanza convinto che la DISPONIBILITA’ di tecnologie di questo tipo sarà reale. Ho invece serissimi dubbi sulla DIFFUSIONE delle stesse tecnologie. Ovviamente la mia è una visione distorta da Italiano pessimista. Ma un italiano sa che il nsotro paese è terribilmente vecchio. Sa che gli over 65 sono la maggioranza (in senso relativo,  riferito alle fasce d’età, ovviamente). Sa che persone come i miei genitori non hanno mai usato un computer. Mia mamma, donna intelligente, colta e dalla mentalità aperta per la sua età (una donna di quasi 71 anni laureata e che parla 3 lingue non è esattamente la norma in questo paese) addirittura si rifiuta di adottare bancomat e carte di credito. A malapena usa il cellulare. Un italiano sa, crede e soprattutto si augura che la propria mamma fra 10 anni sarà ancora viva e plausibilmente sana, in forma e socialmente attiva. Chiaro: non sarà una frequentatrice di palestre, non andrà in disocteca e non parteciperà a convegni di web marketing (se ancora si chiamerà così) o simili; ma continuerà a fare la spesa (e di questo dovrebbero tenere conto tanti eperti di marketing, che troppo spesso sembrano dimenticarsi che con la pensione magari si comprano meno cose ma si continua comunque a comprare). Continuerà a volersi informare sui fatti del mondo e continuerà a dover aver a che fare con la pubblica ammnistrazione, i servizi e la sanità, pubblica e privata. E come lei milioni di altri anziani o – chiamiamoli col loro nome – vecchi. Dico milioni, non migliaia. Milioni di persone che ancora oggi non usano carte di credito, bancomat, computer e si accontentano di utilizzare il cellulare come telefono e basta. Vedo molto molto difficile che queste persone – da sole – riescano a capire la logica dei touch screen. Vedo titanica l’impresa di far loro comprendere la differenza fra un sistema operativo per PC e uno mobile. Così come sarei in difficoltà nello spiegare a mio padre per quale dannato motivo dovrebbe sollazzarsi all’idea di avere in un unico strumento un telefono, una macchina fotografica, un lettore multimediale e altro ancora. E parlo di mio padre, un uomo colto, che ha avuto insegnanti privati, che dirigeva un’industria e che quarant’anni fa si vantava di avere il telex in ufficio. Figuriamoci, con rispetto parlando, se dovessi spiegarlo a compare Turiddu, che ben che vada ha la terza media e ha passato la vita a produrre vino o olio.
Di tutto questo secondo me dovremmo preoccuparci. L’educazione alla tecnologia non è questione che riguardi tanto i giovani, anzi. I giovani con la tecnologia ci nascono, la vivono e la respirano. Fare corsi di informatica di base al giorno d’oggi è quasi come voler fare dei corsi base di telecomando e decoder Sky. Piuttosto i giovani avrebbero bisogno di molta più cultura classica. Lasciamo i computer a casa e riportiamo nelle scuole lavagne e pallottolieri. No, chi ha veramente bisogno di cultura tecnologica sono gli anziani. Quelli che rischiano di rimanere indietro, i veri potenziali analfabeti digitali. Non arriviamo al paradosso della pubblica amministrazione totalmente online (ce ne passa ma hai visto mai…) verso una popolazione che online ancora non lo è (ad oggi siamo fra il 40 e il 50%  di penetrazione della rete in Italia, con una crescita ora lentissima: non è difficile intuire chi sia quel 50-60% che ancora non c’è). Il cosiddetto welfare state non è solo avere servizi più numerosi e qualitativamente migliori (e anche qui lo scrivo con un ghigno sarcastico) ma anche più accessibili. E l’accessibilità non è solo questione di infrastrutture ma anche e soprattutto di capacità di utilizzo d tali infrastrutture. Anche senza andare sulla sfera pubblica, si provi a pensare a chi serve davvero di più la spesa online: a noi giovani che – sì, è vero – abbiamo poco tempo ma che anche se arriviamo al supermercato alle otto di sera le forze le abbiamo ancora, o a nostra nonna che fa fatica ad andare in giro e la cassa d’acqua col piffero che se la prta a casa da sola? Ecco che allora davvero mi piacerebbe che lo Stato, il comune o chi per esso, oltre alla pensione, lo sconto sugli autobus e la mutua, fornisse a mia nonna anche la possibilità di avere un computer e una connessione e soprattutto la possibilità di capirlo, usarlo e apprezzarlo. Cosa molto più difficile che insegnare l’alfabeto ai bambini. Ma anche altrettanto utile. Ricordiamoci soprattuto, noi italiani, che il futuro del nostro paese non sono solo i bambini che crescono, sono anche e soprattutto (numericamente) gli anziani che diventano ancora più anziani. E se vogliamo che gli ottantenni di domani non si spaventino dinanzi a touch screen, riconosciori ottici e vocali e a tutto ciò che il futuro ci riserverà, bisogna cominciare a educarli adesso!

Una freccia (rossa) di speranza

February 22nd, 2009 No comments

FRECCIA ROSSAUna volta tanto una nota positiva riguardo a questo povero paese allo sbando: oggi sono stato in giornata a Bologna e sia all’andata che al ritorno ho sperimentato la Freccia Rossa, l’alta velocità italiana. Sarà stata fortuna, sarà stato un caso ma devo dire che è stato tutto perfetto: treno comodo (sono sempre gli Etr 500 che c’erano prima, solo adesso vanno alla velocità a cui dovrebbero andare) , silenzioso, pulito ed effettivamente in ambedue i casi il tempo impiegato è stato di un’ora e cinque minuti spaccati. Puntualissimo ed efficientissimo.
Ci siamo arrivati tardi – come al solito – ma quantomeno ci siamo arrivati: un piccolo, debole ma reale segno che anche questo paese può sperare nel progresso. Speriamo!

Sempre a proposito di Wired Italia

February 20th, 2009 No comments

Leggo l’ultimo post del blog di Andrea Andreutti e – dopo aver sparato a zero sulla festa di lancio un po’ a scatola chiusa – lo imito evitando di fare ulteriori commenti a proposito del nuovo Wired Italia. Lo lascio fare agli altri rimandando chi legge ad altri blog:

http://www.ikaro.net/articoli/cnt/wired_italia_montalcini-00768.html
http://www.imli.com/imlog/2009/02/19/just-back-just-wired/

Ce ne sono anche altri ma direi che per tutti gli aficionados di Wired la prima impressione è la stessa.

Creatività nella pubblicità: prodotto vs divertimento o prodotto divertente?

February 19th, 2009 No comments

Negli ultimi giorni al lavoro stiamo tribolando per cercare di raddrizzare le sorti del mese di un nostro cliente telefonico (il cui numero di abbonati è sempre correlato al piano di comunicazione). Come sempre accade si discute anche di creatività e della sua efficacia. Quasi sempre, essendo lo spazio e il tempo della comunicazione pubblicitaria molto limitato, si tende – almeno in Italia – a voler considerare il prodotto, la sua utilità e il divertimento come alternativi l’uno all’altro. Come dire: se uno spot è accattivante, difficilmente riesco a comunicare bene il prodotto o il suo uso e viceversa. Il risultato è che assistiamo da una parte a spot/creatività estremamente (!?) divertenti ma in cui il prodotto gioca un ruolo quasi secondario e spesso non si capisce o non si ricorda cosa sia l’offerta; dall’altra abbiamo invece spot/creatività pieni di contenuto e incentratissimi sul prodotto o sull’offerta ma che sono veramente poco accattivanti. A volte ho l’impressione che sia un po’ una pecca dei creativi italiani. In UK non si capisce come ma spesso riescono a far convivere tutto assieme. Come in questi due casi, non recentissimi ma sempre interessanti.