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Creatività nella pubblicità: prodotto vs divertimento o prodotto divertente?
Negli ultimi giorni al lavoro stiamo tribolando per cercare di raddrizzare le sorti del mese di un nostro cliente telefonico (il cui numero di abbonati è sempre correlato al piano di comunicazione). Come sempre accade si discute anche di creatività e della sua efficacia. Quasi sempre, essendo lo spazio e il tempo della comunicazione pubblicitaria molto limitato, si tende – almeno in Italia – a voler considerare il prodotto, la sua utilità e il divertimento come alternativi l’uno all’altro. Come dire: se uno spot è accattivante, difficilmente riesco a comunicare bene il prodotto o il suo uso e viceversa. Il risultato è che assistiamo da una parte a spot/creatività estremamente (!?) divertenti ma in cui il prodotto gioca un ruolo quasi secondario e spesso non si capisce o non si ricorda cosa sia l’offerta; dall’altra abbiamo invece spot/creatività pieni di contenuto e incentratissimi sul prodotto o sull’offerta ma che sono veramente poco accattivanti. A volte ho l’impressione che sia un po’ una pecca dei creativi italiani. In UK non si capisce come ma spesso riescono a far convivere tutto assieme. Come in questi due casi, non recentissimi ma sempre interessanti.