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Archive for the ‘Viral’ Category

La storia digitale della natività

December 20th, 2010 No comments

Ho ormai poco tempo per aggiornare il blog, quindi stavolta la butto sul facile e sul veloce: sta girando in questi giorni vicino al Natale un virale carino che interpreta “digitalmente” la storia della natività.
Questo per dire semplicemente… Buon Natale a tutti!

Ancora depilazione – Il paradosso della viralità industrializzata

October 9th, 2010 No comments

Molti si ricorderanno la campagna della Wilkinson “Rasa il pratino” (visionabile qui), andata in onda qualche tempo fa e diventata anche un fenomeno virale, sia perché decisamente sopra le righe sia perché volutamente un po’ trash – ma in maniera leggera e divertente, cosa che probabilmente ne ha decretato il successo virale.
Quaclun altro si ricorderà anche di un filmato della Gillette con le istruzioni per la depilazione delle parti intime maschili, di cui io stesso avevo parlato in un mio post precedente. Meno famoso e diffuso dell’altro (in Italia), sia perché in lingua inglese, sia perché non è mai andato in onda in TV, limitandosi a sfruttare la sola Rete; ma in ogni caso simpatico e originale (memorabile il pay-off: l’albero sembra più alto senza il sottobosco).
Quelli con la memoria ancora più lunga ricorderanno ancora “Fight for kisses“, un filmato virale molto azzeccato legato a un gioco e un concorso, sempre della Wilkinson.

Ora, forse travolti dal successo delle iniziative precedenti, i signori della Wilkinson hanno cominciato a mettere in rete altri video, teoricamente virali, a quanto pare mai arrivati in Italia; probabilmente a ragion veduta, visto uno dei risultati che trovate qui sotto:

Già l’idea di base (“Hair off my stuff”: via i peli dalle mie cose) non è il massimo della vita; tutte la varie allusioni (ad esempio alla diversa lunghezza delle “viti”) sono un pochino troppo terra-terra ma soprattutto, metafora o no, tutti quegli oggetti riempiti di peli fanno davvero un po’ senso.
Fatto sta che questi video sono rimasti confinati in quella terra di nessuno che è uno spazio su Youtube a cui non accede quasi mai nesssuno.
Fondamentalmente una forzatura di cui non si capisce il motivo. Anche se è vero che produttori, sceneggiatori e registi del cinema non fanno molto meglio quando fanno i sequel, i sequel dei sequel e ogni tanto anche i prequel postumi dei film di successo. Credo che a maggior ragione con i video virali non si possa pretendere di andare oltre i 2 progetti riusciti di fila, soprattutto se si tratta dello stesso prodotto. E così come a suo tempo, citando Gianluca Diegoli, sostenevo l’ossimoro della viralità veicolata, adesso siamo arrivati al paradosso della viralità industrializzata (o almeno ai tentativi di industrializzazione). Che, in quanto tale, perde totalmente di appeal. Invecchia e annoia Sylvester Stallone, figuriamoci le cose divertenti che si possono racontare di un rasoio…

Mai dire di no a un panda. Anzi, a Panda.

September 23rd, 2010 No comments

Altro video con la raccolta degli spot del formaggio Panda, diffusissimo – a quanto pare – nei paesi mediorientali. Cattivissimi e divertentissimi. Dopo l’esempio di Lynx in UK, ecco che anche a est i creativi sanno dare dimostrazione di senso dell’umorismo, tanto che – per inciso – le campagne tv locali diventano poi dei virali pazzeschi a livello mondiale. Qualcuno si ricorda di qualcosa del genere in Italia? Io no…

In Italia c’è Belen. In UK lo humor.

September 9th, 2010 3 comments

Stavolta rubo da Roberto Venturini e ripubblico platealmente questo video perché mi ha fatto un sacco ridere.
La riflessione semi-seria è che in Italia la pubblicità (ad esempio della TIM) usa una gnocca cocainomane straniera come Belen alla stregua di un pezzo di carne semi-muto in costume da bagno per giocare su ammiccamenti e pose che poco lasciano alla fantasia. In UK invece usano una gnocca locale piuttosto discinta ma mai volgare per giocare su un sacco di doppi sensi leggeri e divertenti ma soprattutto sdrammatizzanti. Bravi i signori di Lynx e soprattutto… Molto sesso, siamo inglesi. Ma con humor.

L’ossimoro della viralità veicolata

April 21st, 2009 1 comment

Ancora una volta prendo spunto da episodi di vita vissuta e dai post di altri per esprimere qualche perplessità riguardo ai cosiddetti video virali prodotti dalle aziende, o meglio dalle agenzie che per le aziende lavorano.
L’episodio di vita vissuta: brainstorming assieme agli account e ai creativi di un’agenzia creativa (io che lavoro nel media) per elaborare la strategia di comunicazione per un nostro cliente comune. Escono alcune buone idee, altre meno ma – cosa che mi ha lasciato molto perplesso – i miei interlocutori sembrano convintissimi che all’interno del media-mix innovativo si debbano per forza inserire alcuni video virali. Questo ancora prima di aver elaborato qualqunque tipo di concept creativo.
Il post di qualcun altro: ancora una volta mi trovo pienamente d’accordo con le idee di Gianluca Diegoli espresse qui e con i pochi (ma chiari) concetti espressi nell’intervista a Current Tv, che riporto qui di seguito (fra un po’ verrò tacciato di piaggeria ma pazienza):

Quindi:
– Sottoscrivo in pieno il concetto che “veicolare video virali” è un ossimoro. Un video o è virale di per se’ oppure non lo è, nel qual caso non faccio altro che acquistare spazi media per veicolarlo alla vecchia maniera
– Parimenti sottoscrivo l’idea che in questo momento storico (e quindi anche e soprattutto per il futuro) sia più sensato attaccarsi a video che virali lo sono già che non cercare di crearne ex novo
– Per avvalorare il punto precedente, sfido chiunque a elencare più di 5 video virali associati a brand di cui ha memoria (Nike con Ronaldinho e Dove non valgono)
– Posto che la valorizzazione di un contatto virale rispetto a quello di uno spot è tutto da capire e discutere (tendenzalmente sarà superiore, ma di quanto?), anche le migliori campagne – o anche video spontanei ma virulenti – quanti contatti generano? Anche il sempre più citato “Where is Matt?” (nominato miglior video virale del 2008) ha raggiunto ad oggi nelle sue varie versioni qualcosa come una trentina di milioni di visualizzazioni… in tutto il mondo! Come una buona campagna tv… nazionale. Certo, avrà avuto dei costi decisamente minori (giusto quelli di produzione) e la visibilità apportata la possiamo considerare gratuita: ma con quali risultati? Con che effetti sulla brand?
– In sintesi i video virali mancano paradossalmente della misurabilità classica del media, la qual cosa li pone in una zona d’ombra fra pubblicità e fenomeno sociale.
– Soprattutto, ancora una volta, che si tratti di video, imamgini, documenti o altro, la parola d’ordine è sempre e comunque “rilevanza” per il target. Cosa che – i fatti lo dimostrano – in pochissimi casi agenzie creative o media sono in grado di individuare, definire e tradurre in conenuto.

La celebrità? Dalla tv a Youtube

April 17th, 2009 No comments

Mi aggiungo alla schiera di blogger, Facebookari, giornalisti e via discorrendo che hanno pubblicato il video di Susan Boyle, la “sciura” inglese bruttina, stagionata e disoccupata che ha raggiunto il successo grazie alla sua (bella) voce nella trasmissione tv “Britains got talent” (una specie di X-Factor d’oltremanica, presumo). Non tanto per il gusto di pubblicarlo, quanto per sottolineare il fatto che a quanto pare la fama di Susan è diventata mondiale grazie a Youtube: dopo soli 5 giorni dalla pubblicazione, le varie versioni del video hanno raggiunto più o meno 15 milioni di visualizzazioni. E i media tradizionali – almeno in Italia – ne hanno parlato non tanto per il successo avuto in trasmissione quanto per la fama che ha raggiunto in rete. Segno che quando qualcosa è veramente bello, interessante o rilevante, la potenza della Rete è eccezionale. E cosa c’è di più bello, interessante e rilevante del classico brutto anatroccolo che si risveglia cigno, del reietto che trova riscatto, del povero che diventa ricco? Anche nell’era del web la gente vuole favole da ascoltare. Anche sul web.
Ed ecco la mitica Susan, regina di Britains got talent e di Youtube:

Facebook in tutte le salse (pure romana)

March 16th, 2009 No comments

Credo che tra i vari indicatori media e di marketing manchi quello relativo al numero di parodie: se è vero che tale numero è un buon indice del successo di un fenomeno, allora anche in questo Facebook non lo batte nessuno. Pubblico qui l’ultima che ho trovato (in romanesco), tanto gustosa quanto vera :-)

Efficacia di guerrilla e viral: una domanda aperta

March 16th, 2009 No comments

mmnsRubo la foto qui accanto dal profilo Facebookiano di Roberto Venturini per fare un paio di considerazioni e porre un paio di quesiti.

Le considerazioni:
– L’iniziativa (di M&M’s, per chi non avesse riconosciuto la sagoma del cadavere) è a mio avviso molto carina e, per quello che vale una collega che te la racconta arrivando in ufficio, evidentemente efficace dal punto di vista dell’impatto.
– L’utilizzo del guerrilla marketing e iniziative “across the line” come i video virali, vengono intraprese sempre più spesso da molti brand.

I quesiti:
– Al di là dell’impressione a pancia e a naso che possono dare (generalmente buona), c’è un modo per misurare l’efficacia di iniziative di questo tipo? Mi spiego: se faccio una campagna tv (o su altri mezzi), si riesce generalmente a trovare una correlazione più o meno diretta tra la pressione pubblicitaria e la variazione nelle vendite. Oltre, ovviamente, a tutte le ricerche orientate a misurare l’aumento di brand awareness, purchase intent, advertising awareness ecc. Anche e soprattutto l’online ha i suoi bravi indicatori: a partire dal “vecchio” clickrate per arrivare al ROI vero e proprio, ovvero alle vendite generate (quando si vende qualcosa online) o comunque a una qualche forma di lead. Ma la guerrilla e il viral? Certo, ci sono gli indicatori media classici (quanti contatti, quanta gente esposta, quante visulizzazioni); ma per quel che riguarda l’efficacia? Io non ho ancora trovato nulla in proposito e su questo chiedo una mano ai quattro gatti e due topolini che mi leggono.
– Ammesso e non concesso che le azioni di guerrilla possano essere efficaci, mi chiedo se qualunque brand si possa permettere di puntare su queste forme di marketing. Non in senso economico bensì in termini di notorietà pregressa. Prendiamo l’esempio qui riportato: l’efficacia della campagna (ma quanta e quale?) è dovuta prima di tutto al fatto che gli M&M’s sono già ultra-noti (per lo più grazie a costosissime campagne e produzioni televisive) e che sarebbe molto difficile non riconoscerne la sagoma. Ma se il brand e/o il prodotto fosse sconosciuto e al primo lancio? La mia deduzione è che se si volesse creare un “teaser” prima del lancio con una campagna di guerrilla si dovrebbe farlo su vastissima scala, spendendo un sacco di soldi (generalmente una campagna di questo tipo viene fatta su quattro o cinque delle città maggiori quando va bene; se però vogliamo una copertura veramente estesa dovremmo aumentare a dismisura il numero di città, con relativi costi), di modo che poi la fase di svelamento sia comprensibile ai più. Come dire: se non sei già noto grazie ai mezzi tradizionali, dovrai o spendere un sacco per diventarlo oppure aspettare un sacco di tempo perché il passaparola si diffonda in modo ampio e profondo. Anche qui però confesso la mi ignoranza e invito chiunque ne sappia più di me a darmi la sua opinione/idea/testimonianza.

Per il momento me ne sto con la convinzione che non sia affatto vero che una guerrilla o un viral efficaci siano a basso costo, anzi. Ma ben felice di essere smentito.