La guerrilla indiscriminata

September 18th, 2010 No comments

Qualche tempo fa espressi dei dubbi sulla misurabilità e di conseguenza sull’efficacia di azioni virali e di guerrilla. Soprattutto avanzavo l’ipotesi che strumenti propri del guerrilla marketing servono principalmente a brand già molto noti, in quanto altrimenti l’associazione con i segni e i simboli utilizzati verrebbero meno. All’epoca mi riferivo alle sagome degli M&M’s sui maricapiedi, ovvero: se già non sai che sono gli M&M’s, chi li riconoscerebbe e che valore ed efficacia avrebbe la campagna?
Ora un esperimento simile è stato fatto a Madrid per il lancio del film Resident Evil. Con una strategia sicuramente d’impatto – che io personalmente apprezzo molto – visionabile qui:

Decisamente memorabile, certo. Ma quanti avranno poi associato le braccia mozzate al film stesso? Io ho idea che possano essere stati veramente pochi, giusto gli appassionati del videogioco e/o del genere, che avrebbero o avranno saputo dell’uscita della versione cineamtografica tramite i canali tradizionali o ancora più facilmente tramite il passaparola. Il resto di Madrid probabilmente sarà rimasto fra lo schifato e il perplesso. E non si sarà nemmeno lontanamente sognato di andare a vedere il film. A prescindere.
Io continuo a pensare che ci siano modi decisamente migliori di spendere i soldi di marketing.

Android galoppa nel mercato degli smartphone

September 16th, 2010 3 comments

Mi limito quasi alla sola traduzione di un post appena apparso su Mashable. Nonostante il lancio dell’ iOS 4, Apple sembra perdere terreno nel mercato dei sistemi operativi (e di conseguenza anche dei device) degli smartphone. A dire il vero in termini percentuali perdono un po’ tutti, schiacciati da Android, che a luglio guadagna ben 5 punti rispetto ad aprile. In realtà, essendo un mercato ancora non saturo, stanno crescendo tutti o quasi. Solo che Android lo fa molto più velocemente degli altri. Qui di seguito i dati:

A quanto pare – trattandosi di dati globali – la causa principale di questo mezzo passo falso della Apple sembra risiedere in contratti non stretti con alcuni fra i maggiori operatori mondiali (Vodafone e Verizon), come suggerito dall’articolo stesso. Mi chiedo però se questo non sia un sintomo di una certa rigidità e chiusura atavica che Apple si porta dietro. Fino al lancio dell’iPhone sostanzialmente Steve Jobs se la suonava e se la cantava da solo (in senso positivo), dato che non aveva competitor degni di nota – in pratica sul mercato non lanciava prodotti: lanciava innovazioni. Ora però ha cominciato a giocare su un terreno che è solo parzialmente il suo (quello degli smartphone), dove per forza di cose è costretto a fare accordi con quei giganti che sono gli operatori telefonici e soprattutto dove si ritrova altri giganti come competitor (leggi: Google). Competitor che, per inciso, puntano tutto su flessibilità, innovazione e sistemi aperti. A differenza di Apple, che rischia di ritrovarsi prigioniero dei suoi – seppur meravigliosi – sistemi chiusissimi. Per non dimenticare che, a aprte tutto, Android funziona effettivamente molto bene e alcuni smartphone che lo supportano (penso al mio Samsung Galaxy) non hanno nulla da invidiare a un iPhone, anzi!

Quel che l’iPad non fa

September 15th, 2010 No comments

Già segnalato, diffuso e pubblicato da tanti ma l’ironia un po’ dissacratoria di questo spot del Newsday iPad app merita davvero. Soprattutto avalle le nostalgie romantiche di chi come me ama ancora l’odore e la sensazione tattile della carta e che con la carta stessa non ci fa anche altro dopo aver letto le notizie. Enjoy!

In Italia c’è Belen. In UK lo humor.

September 9th, 2010 3 comments

Stavolta rubo da Roberto Venturini e ripubblico platealmente questo video perché mi ha fatto un sacco ridere.
La riflessione semi-seria è che in Italia la pubblicità (ad esempio della TIM) usa una gnocca cocainomane straniera come Belen alla stregua di un pezzo di carne semi-muto in costume da bagno per giocare su ammiccamenti e pose che poco lasciano alla fantasia. In UK invece usano una gnocca locale piuttosto discinta ma mai volgare per giocare su un sacco di doppi sensi leggeri e divertenti ma soprattutto sdrammatizzanti. Bravi i signori di Lynx e soprattutto… Molto sesso, siamo inglesi. Ma con humor.

Google Instant: chi se ne accorge?

September 9th, 2010 No comments

Per quelli che non sapessero cos’è, per quelli che non l’avessero ben capito o più semplicemente per quelli a cui non funziona (per questioni di banda, di log-in o altro), qui di seguito un video molto esplicativo di quello che succede nel compiere ricerche con Google Instant:

In pratica è la versione ultra-evoluta del completamente automatico, dove oltre a suggerire il completamento della query, Google comincia subito col far comparire in modo dinamico i risultati corrispondenti al completamento suggerito. In pratica quello che già succede ad esempio su Facebook quando si ricercano gli amici o i contatti.
Tecnicamente non una grandissima rivoluzione (nel senso che sulla carta tutto ciò era possibile già da un sacco di tempo) ma probabilmente tecnologicamente uno sforzo di portata notevolissima (un conto è smistare dinamicamente una lista ristretta di amici, altro conto è fare la stessa cosa con quello che praticamente è assimilabile allo scibile umano). Tutto molto bello. L’unica cosa che mi chiedo è se davvero uno sforzo così ingente sia valso la pena: sicuramente in alcuni casi (ma non in tutti), l’utente può guadagnare qualche istante. Ma questo istante verrà percepito come valore aggiunto? E soprattutto, le ricerche non rischiano di subire la sindrome dell’”aiutino da casa”? Google sta diventando uno strumento push, dopo essere stato per anni lo stereotipo dello strumento pull? Tradotto: se dall’essere il fine psicologo che sapeva interpretare al meglio che cosa stavo cercando, adesso mi diventa il suggeritore oscuro di quello che cerco e quello che mi serve, non si rischia di scadere un po’ nella dietrologia della forzatura commerciale? Anche perché, come sopra accennato, al momento per poter usufruire di questo servizio bisogna essere loggati. E, si sa, Google con le informazioni personali e comportamentali messe assieme ci va a nozze. Poi ovviamente se tutto questo porta a un miglior servizio, ben venga. Però il confine con il puro scopo di lucro è abbastanza labile. Sono curioso, molto curioso…

Niente batteria, niente cavi, niente connessione: il vero concorrente dell’iPad

September 6th, 2010 No comments

Ringrazio nuovamente Lucina (che un giorno mi dovrà spiegare dove trova tutte queste chicche) per aver segnalato questo divertente video di presentazione di un rivoluzionario dispositivo tecnologico, che sarà il vero, unico e temibilissimo concorrente dell’iPad e degli altri tablet. Audio in spagnolo, sottotitoli in italiano. Enjoy! :-)

I trend globali del social media in una schermata

August 29th, 2010 2 comments

Stavolta ringrazio Lucina per aver segnalato il “Global Web Index lite”, un piccolo tool aperto a chiunque voglia avere degli insight al volo sul panorama globale dei social media. Pochi dati non approfonditissimi (su motivazioni d’uso, attività svolte, grado di coinvolgimento, percezione della pubblicità ecc.) ma comunque omogenei – ergo confrontabili tra di loro sui diversi paesi – e aggiornati a inizio 2010. Data la difficoltà che ben conosco di reperire dati di questo tipo, condivido volentieri qui di seguito.

Arrivano gli anti-iPad

August 27th, 2010 No comments

Dopo aver cercato di contrastare l’iPhone con i vari Omnia e Galaxy,  Samsung si sta preparando a lanciare l’anti iPad, ovvero il Galaxy Tab, che è stato presentato il 2 settembre all’Ifa di Berlino. Questo il video teaser (grazie a Veronica che l’ha segnalato):

Le caratteristiche che si intuiscono: Android 2.2 (pesantemente personalizzato), display da 7″, “augmented reality”, full web browsing (ovvero supporto completo ad Adobe Flash), videochiamate, tastiera Swype. Le (probabili) specifiche tecniche: display (Super?) Amoled da 1024 x 600, processore S5PC110 con gpu PowerVR SGX540 (di gran lunga la miglior “combo” cpu-gpu attualmente sul mercato del mobile), fotocamera posteriore da 3,2 Megapixel, fotocamera anteriore Vga per le videochiamate, Gps, Wi-fi b/g/n, probabile supporto a DivX HD 720p.
In sostanza, così come per molti aspetti l’iPad sembra un grosso iPhone che non telefona, il Galaxy Tab sembra essere un grosso… Galaxy. Questa volta però con la connessione voce (enorme differenza rispetto all’iPad), oltre comunque a Skype e altre applicazioni web-based.
Tutto molto bello e – così com’è accaduto per altri prodotti – avrà sicuramente delle caratteristiche migliorative rispetto all’omologo Apple. La domanda vera é un po’ quella che ponevo a proposito delle best practices: riuscirà Samsung a differenziarsi e soprattutto farsi percepire come migliore rispetto a una cosa che superficialmente è quasi uguale e gode dell’aura di Innovazione per antonomasia (mi riferisco ovviamente all’iPad)? Lavoro duro per influenzatori, comunicatori, professionisti delle p.r. e via discorrendo e, come sempre, ai consumatori l’ardua sentenza.

La qualunque sui social media – post lungo

August 25th, 2010 No comments

Dato che un magazine mi ha mandato delle domande sui social media a cui rispondere per un’intervista (che in teoria doveva essere pubblicata) e dato che dopo averci perso un po’ di tempo questi signori sono spariti, tanto vale che pubblichi il tutto qui, chiedendo scusa per la lunghezza. Domande generiche e quindi risposte generiche ma magari possono ispirare riflessioni più profonde a qualcun altro.

1 – Quanto è importante la presenza social media nel media mix di un’iniziativa di comunicazione oggi?

Così come per tutti gli strumenti e i mezzi di comunicazione più o meno tradizionali, non è possibile definire a priori l’importanza della presenza di elementi social all’interno di un’iniziativa di comunicazione. Come sempre, dipende da svariati fattori che attengono all’approccio di marketing: il target di riferimento, l’obiettivo di campagna, il prodotto stesso, la capacità di far curare e coltivare la relazione che si può instaurare ecc.

Chiaro che se il target è relativamente giovane, il brand è accattivante e soprattutto ha molte “cose da dire”, l’utilizzo di piattaforme social può avere decisamente molto senso, a patto che poi l’azienda sia in grado di mantenere vivo il rapporto una volta che questo si sia instaurato.

All’opposto, cercare di utilizzare i social media nel momento in cui il brand ha un carattere poco “attraente” per il target o più semplicemente quest’ultimo è poco presente sulle stesse piattaforme social ha evidentemente poco senso.

Bisogna, a mio modo di vedere, cercare di evitare di “esserci” solo perché va di moda o perché “tutti gli altri ci sono”. Tutti i media digitali sono particolarmente selettivi (o per meglio dire, lo sono i loro utenti), in particolar modo il social può essere anche un boomerang se mal utilizzato o mal gestito. Ecco che allora il concetto non credo debba essere tanto l’esserci o meno, quanto piuttosto l’esserci in maniera sensata, curata e prolungata.

2 – Quali sono le caratteristiche quantitative e qualitative del target raggiunto attraverso i social media?

La dimensione dei cosiddetti social network è ormai talmente estesa che fondamentalmente tutto o quasi può essere considerato social – senza dimenticare comunque che la stessa Internet in versione moderna è nata come strumento social, ovvero come sconfinato luogo virtuale dove condividere informazioni. Questo implica che se proprio vogliamo parlare di un “target”, questo riflette fondamentalmente quello della popolazione internet attiva, almeno in Italia. Basti ricordare che il solo Facebook conta al momento circa sedici milioni e mezzo di utenti attivi, che corrisponde grosso modo al 67% del totale popolazione Internet attiva secondo gli ultimi dati Nielsen. Di conseguenza anche in termini socio-demografici la distribuzione per sesso e fasce d’età (giusto per citare le variabili classiche) riflette grosso modo quella che caratterizza Internet nella sua interezza: si tratta sostanzialmente della parte più attiva della popolazione italiana, con una maggiore concentrazione fra i 25 e i 44 anni e – rispetto alla fotografia generale del web italiano – una maggiore concentrazione di donne.

Detto questo, va anche sottolineato come il mondo digitale sta cercando di uscire dalle vecchie logiche socio demografiche per abbracciare sempre più quelle comportamentali e psicografiche. Certo, in molti casi l’età conta ancora ma sempre più le categorizzazioni avvengono per sfere di interesse e le aggregazioni in gruppi si realizzano più per affinità intellettuale e comportamentale che non per mera appartenenza a una determinata fascia sociale. Questo è ancora più evidente all’interno dei social network, dove tanti “gruppi” raccolgono individui che all’interno di un approccio media classico verrebbero considerati appartenenti a cluster spesso molto distanti.

Quindi anche in questo caso i vecchi parametri possono sicuramente essere applicati – trattandosi di media più che misurabili – ma non necessariamente sono quelli che ha più senso prendere in considerazione.

3 – Cosa significa concretamente fare social networking e pr online?

Probabilmente è più facile rispondere cosa NON significa fare social networking e pr online. Come sopra accennato, sicuramente esserci e basta non è assolutamente sufficiente: creare un gruppo, una fan page, fare un po’ di adv su una piattaforma social può porre una base di partenza ma le singole iniziativa in se’ non hanno alcuna efficacia se non sono coordinate tra di loro e soprattutto se non vengono alimentate nel tempo.

Non vi sono particolari segreti per mettere in piedi iniziative di successo nel social networking o nelle digital pr. Vi sono solo alcuni principi di massima di cui tendenzialmente bisognerebbe tener conto. Anzitutto tenere in considerazione il fatto entrare all’interno di un social network significa entrare prima di tutto all’interno di una comunità (o di più comunità), ciascuna delle quali ha le proprio regole, i propri principi, i propri contenuti e i propri sistemi di protezione. Bisogna quindi accettare e adeguarsi a tali regole, interagire con gli altri e farsi accettare. Soprattutto bisogna essere – è questa la parola d’ordine – rilevanti. Rilevanti in quel che si dice, quel che si propone ma anche e soprattutto in quel che NON si dice e quel che non si fa. Le vecchie regole della comunicazione push non valgono più, ora bisogna instaurare un dialogo e più che mai dare validi motivi agli utenti per interagire con i contenuti proposti, siano essi testi, immagini, filmati, affermazioni, negazioni, commenti o altro. Soprattutto gli utenti bisogna starli a sentire: non dimentichiamoci che i social media sono luoghi dove le persone anzitutto parlano tra di loro, spesso e volentieri anche di brand e prodotti; motivo per il quale diventano luoghi di ascolto privilegiato, dove cogliere insight e indicazioni su quella che è la percezione dei propri marchi,; soprattutto è il uogo dell’onestà, dove le aziende devono essere pronte a sentirsi criticare apertamente e dove devono essere consapevoli che la percezione che di loro hanno i consumatori potrebbe benissimo non essere in linea con quella che si è cercato di costruire a tavolino all’interno della direzione marketing. Infine – ma non meno importante – le persone (e qui torna il concetto di rilevanza) tendono a prestare ascolto a chi propone loro qualcosa di nuovo, di interessante e/o di gratificante. E, esattamente come accade con i giocattoli per i bambini – tendono a stufarsi abbastanza presto di quello che si è loro proposto. Questo significa riuscire a produrre contenuti accattivanti e rilevanti per il target, rinnovarli regolarmente e trovare sempre nuovi incentivi per gli utenti che con il proprio brand decidono di interagire.

4 – Quali aziende/marchi oggi apprezzano in particolar modo la comunicazione attraverso i social network?

Posto che oramai i social network sono la moda del momento e moltissime aziende cercano di cavalcarne l’onda a prescindere (e spesso senza molta cognizione di causa), verrebbe spontaneo dire che praticamente tutte apprezzano massimamente questo tipo di realtà. Dovendo invece cercare di individuare quelle che possono maggiormente trarre vantaggio da tutto ciò che è sociale, tenderei ad indicare quelle che già sono sostanzialmente penetrate nel tessuto sociale o che, per allargare un pochino di più il contesto, hanno qualcosa di concreto da dire ai propri consumatori. Volendo utilizzare dei termini di marketing magari in maniera non del tutto ortodossa, mi verrebbe da dire che all’interno di un contesto “social” meglio si possono trovare quelle aziende e quei marchi che hanno una brand equity (ovvero dei valori di marca) molto forte. Tipicamente, all’interno di una comunità o più semplicemente di un gruppo, spicca ed ha successo colui che ha un carattere molto forte, a prescindere dal fatto che sia conosciuto o meno. Spesso si tratta di persone che hanno molte cose da raccontare, che possono essere d’aiuto agli altri, che si differenziano dagli altri per dei particolari caratteri della loro personalità. Esattamente la stessa cosa (o quasi) avviene per le aziende, che hanno la possibilità di attecchire solo se hanno o si danno degli argomenti molto forti per attrarre nuovi “amici” o fans.

5 – Ritiene che il social spamming e la diffusione di fake account siano variabili da tenere conto nella realizzazione e nella misurazione dell’attività di comunicazione sui social network?

In questo momento i fake account e lo spamming sono fenomeni piuttosto limitati o comunque non tali da inficiare la misurazione o anche solo la percezione delle attività di comunicazione che avvengono sui social network. Vero è che si tratta di un fenomeno da tenere sotto controllo, soprattutto perché l’utilizzo delle piattaforme social a scopi commerciali è una (relativa) novità un po’ per tutti, compresi gli spammer e i truffatori. Si tratta in ogni caso di un fenomeno rispetto al quale mi sento di essere piuttosto ottimista, dato che sono anzitutto le piattaforme stesse ad essere estremamente severe nel gestire dati, privacy e attività poco chiare

Il paradosso delle best practices

August 20th, 2010 No comments

Come ogni tanto faccio, quando trovo qualcosa di carino in giro per la rete, lo copio apertamente citando la fonte. Stavolta curiosando sul blog di Massimo ho trovato questa grande verità che mi ha fatto sorridere: una delle ossessioni dei markettari moderni sono le best practices, ovvero le cose fighe che fanno gli altri e che in quanto tali evidentemente vale la pena copiare. Ma effettivamente se tutti vi ricorrono va da se’ che poi per forza di cose smettono di essere le migliori.

Quindi pure io in questo caso ho applicato una best practice :-P

Il mondo media a nudo

August 20th, 2010 No comments

Dopo l’esilarante “Truth in advertising“, ho trovato il fratello minore “The truth in ad sales”: un’iperbole di quel che accade veramente nelle interazioni tra agenzie media, concessionarie e clienti. Forse non altrettanto divertente ma sicuramente un po’ di sorrisi agli addetti ai lavori (intelligenti e autoironici) li strappa.
Buon divertimento!

Lo stato dell’e-commerce in Italia

August 19th, 2010 No comments

Vista la difficoltà di trovare documenti autorevoli e pubblicabili, condivido volentieri questa presentazione del rapporto annuale della Casaleggio Associati, che da’ una fotografia piuttosto interessante dello stato (buono, direi) dell’e-commerce in Italia in questo momento:

Decisamente significativa la crescita complessiva del 58% rispetto all’anno precedente, soprattutto se si considera il quadro complessivo di crisi economica e il fatto che si parla di fatturato, ovvero di vendite (roba vera, non virtuale, insomma). Soprattutto – ed è la cosa che interessa di più a me – è interessante che fra le motivazioni della scelta dell’e-commerce la percezione di maggiore convenienza non sia (più) al primo posto, scavalcata dalla comodità dell’acquisto e della consegna. Che gli italiani stiano diventando meno tirchi e più a loro agio con la tecnologia e la consegna a domicilio?

Il gps marketing, ovvero la fine della privacy

August 19th, 2010 No comments

Dopo aver letto questa notizia comincio un po’ a tremare e a prefigurarmi scenari da Grande Fratello commerciale. Per chi fosse troppo pigro per leggere tutto, la sintesi è questa: la Unilever ha organizzato in Brasile un concorso legato all’acquisto Il detersivo OMO, che trova i vincitori del concorso tramite gpsdel detersivo (brand locale) OMO, che consiste nell’inserire un dispositivo gps in poche confezioni dello stesso. Tramite tale dispositivo, i signori di Unilever diventano in grado di localizzare le confezioni vincenti, ovvero le case di chi le ha acquistate, in modo tale da potersi presentare di persone per consegnar loro il premio. Come se non bastasse, il tutto è coronato da un sito internet dove viene createa una mappa di tali abitazioni e pubblicate foto e profili dei fortunati vincitori della videocamera (tale è il premio).
Per quanto io sia favorevole alla forme più avanzate di geomarketing (mando messaggi a un target appartenente a località ben specifiche) o di marketing di prossimità (ti contatto con un’offerta, omaggio o promozione quando mi passi vicino), trovo che questa nuova modalità sia piuttosto aberrante, a prescindere dalla possibile legislazione locale in fatto di privacy: siamo infatti passati dal contattare il nostro target nei momenti e nei luoghi più adatti all’inseguirli persino dentro casa loro, indipendentemente dalla loro volontà e predisposizione.
In questo caso: vade retro gps!

iPhone 3GS con iOS 4, ovvero gli errori di Microsoft fatti da Apple

August 17th, 2010 No comments

Nel corso degli anni Microsoft è stata a ragion veduta sempre molto criticata per alcuni flop o comunque prodotti deludenti che man mano sfornava. Si pensi ad esempio a Windows ME (Millenium Edition) o a Windows Vista, universalmente considerati come dei peggioramenti rispetto ai rispettivi predecessori e successori. Il tutto generalmente in termini di affidabilità, velocità e soprattutto stabilità. Questo accadeva, mi fu spiegato, soprattutto per una questione di fretta: fretta di far uscire prodotti nuovi in modo da tranqullizzare i propri azionisti (che aspettano sempre che le persone esborsino dei bei soldoni per comprare prodotti nuovi piuttosto che regalar loro o guadagnare poco dagli aggiornamenti dei vecchi), a discapito di un maggiore e migliore tempo di sviluppo, beta testing e risoluzione preventiva dei problemi.
Ora comncio a sospettare che lo stesso tipo di approccio stai cominciando ad averlo anche la Apple, seppur con le debite differenze. Si pensi all’iPhone 4, uscito con problemi di ricezione ormai noti a tutti (a quanto pare risolti ma la figuraccia era ormai fatta). Ora dopo l’hardware si passa al software: a quanto pare il nuovo sistema operativo iOS4 è supportato dai telefoni 3G ma li rallenta irrimediabilmente. Particolarmente spiacevole risulta il fatto che non esista, a quanto pare di capire, una procedura “ufficiale” che permetta di ritornare alla versione precedente (OS3) del sistema operativo.
Ebbene, anche questo problema verrà sicuramente risolto ma intanto sembra di assistere a una frenesia un po’ microsoftiana nel lanciare nuovi prodotti prima che essi siano sicuri e testati al 100%. E questo video lo dimostra:

Come non usare power point

August 15th, 2010 No comments

Ringrazio lo stimato collega Alessio per averci segnalato questo video. Molto divertente ma anche pieno di molte verità (chi non ha mai trovato qualcuno – magari lui stesso – che ha fatto uno di questi errori?) per chi usa spesso Power Point o peggio ancora per chi è costretto ad assistere quotidianamente a presentazioni fatte con il tanto amato/odiato programma?
Mettete a pieno schermo, affinate il vostro inglese e buon divertimento! :-)