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	<title>Il weblog di Roberto Carnazza &#187; Barack Obama</title>
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	<description>Web, Marketing, attualità e futuro in forma scombinata</description>
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		<title>Presidente Pomodoro</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 11:41:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto C.</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="aligncenter"><div class="g-plusone" data-href="http://www.carnazza.com/2010/02/presidente-pomodoro/" size="small" count="true"></div></div><div class='wpfblike' style='height: 35px;'><fb:like href='http://www.carnazza.com/2010/02/presidente-pomodoro/' layout='default' show_faces='false' width='400' action='like' colorscheme='light' send='true' /></div>
<p>Stamattina ho preso parte a un evento storico <img src='http://www.carnazza.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /><br />
Cazzeggiando su Facebook ho notato una nuova fan page chiamata &#8220;<a href="http://www.facebook.com/search/?flt=1&amp;q=berlusconi&amp;o=65&amp;sid=1600073534.3264906724..1#!/pages/Questo-pomodoro-avra-piu-fan-di-Silvio-Berlusconi/312287616880?v=wall&amp;ref=nf">Questo pomodoro avrà più fan di Silvio Berlusconi</a>&#8220;, messa in piedi da un gruppo di studenti di Monza. Preso da curiosità e piuttosto divertito sono andato a vedere e mi sono iscritto anch&#8217;io. Ebbene, nel giro di 10 minuti in effetti il Pomodoro ha superato il Premier come numero di fan. E tale numero continua a crescere a velocità altissima. Un po&#8217; come dire che Facebook ha eletto il suo nuovo presidente del consiglio virtuale. O, come ha scritto qualcuno sulla bacheca, stiamo passando dalla repubblica delle banane alla repubblica dei pomodori.</p>
<p><a href="http://www.carnazza.com/wp-content/uploads/2010/02/Pomodoro.png"><img class="aligncenter size-large wp-image-368" title="Pomodoro" src="http://www.carnazza.com/wp-content/uploads/2010/02/Pomodoro-1024x819.png" alt="Questo pomodoro avrà più fan di Silvio Berlusconi" width="1024" height="819" /></a><br />
Questo a mio modo di vedere dimostra alcune cose:</p>
<p>- La potenza e la velocità di Facebook (e dei social network in generale) nel diffondere informazioni e nell&#8217;aggregare le persone è fenomenale<br />
- Quando un contenuto o un&#8217;iniziativa sono magari anche fatui ma divertenti e rilevanti, non è poi così difficile avere successo<br />
- Probabilmente la strategia elettorale di Barack Obama nell&#8217;utilizzare i social network potrà venire ribatezzata &#8220;la strategia del pomodoro&#8221;. Fuor di scherzo, come al solito gli americani dimostrano di saper far fruttare per scopi seri strumenti che in italia vengono usati per giocare<br />
- Non da ultimo e legato al punto precedente, a quanto pare l&#8217;opposizione politica in Italia riesce a divenire maggioranza solo quando si tratta di cose inutili.</p>
<p>Concluderei con un bel &#8220;Forza pomodoro!&#8221;</p>
<div align="left" style="float: none; padding: 5px 5px 0px 0px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://www.carnazza.com/2010/02/presidente-pomodoro/"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>E&#8217; nato prima Obama o Facebook?</title>
		<link>http://www.carnazza.com/2009/03/e-nato-prima-obama-o-facebook/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 11:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto C.</dc:creator>
				<category><![CDATA[(Web) Marketing e dintorni]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="aligncenter"><div class="g-plusone" data-href="http://www.carnazza.com/2009/03/e-nato-prima-obama-o-facebook/" size="small" count="true"></div></div><div class='wpfblike' style='height: 35px;'><fb:like href='http://www.carnazza.com/2009/03/e-nato-prima-obama-o-facebook/' layout='default' show_faces='false' width='400' action='like' colorscheme='light' send='true' /></div>
<p>Mi rifaccio a uno degli ultimi <a href="http://www.imli.com/imlog/2009/03/26/ricerca-social-media-2009/">post di Matteo</a> per fare l&#8217;ennesima riflessione sull&#8217;uso aziendale dei social media e Facebook in particolare.<br />
Giusto per i super-pigri che non avessero voglia di cliccare due volte di troppo, metto anch&#8217;io a disposizione il link dal quale scaricare il pdf dell&#8217;ultimo studio di Frozenfrogs sui social media. Eccolo <a href="http://www.frozenfrogs.it/socialmedia2009_frozenfrogs.pdf">qui</a><br />
Per gli ancora più pigri riporto qui di seguito quelli che considero i key learnings più interessanti:</p>
<p>- possiamo considerare i social media come un’estensione dei new media in quanto ottimo strumento di business intelligence, ma basandosi sulla conversazione delle persone, non può sostenersi da solo;<br />
- i Social Media non possono costituire un’alternativa all’advertisement, ma possono aiutare &#8211; a parità di budget pubblicitario &#8211; a ottenere migliori performance. Se riguadagno fiducia, posso sperare in un maggiore ascolto alle mie iniziative di marketing e comunicazione;<br />
- p<span style="font-family: ArialMT;">rima di aprisi ai social media proviamo a rispondere a queste domande:</span></p>
<p><span style="font-family: ArialMT;">• Quali contenuti riesco a produrre? Con quale frequenza?</span></p>
<p align="left">• Dove dialogano i miei consumatori? Che tipo di contenuto consumano?</p>
<p align="left">• Che limiti ho nella comunicazione? Ho bisogno di una risorsa dedicata? Ne dispongo?</p>
<p align="left">• Che metriche di misurazione intendo adottare? Quali sono le più adatte?</p>
<p align="left">• Cosa intendo ottenere? Come posso integrare il feedback per innovare l’azienda?</p>
<p>• Cosa voglio comunicare?</p>
<p>In sostanza sono conclusioni simili a quelle cui ero giunto in un <a href="http://www.carnazza.com/?p=17">mio post </a>di qualche tempo fa. In aggiunta sembra di capire che una presenza sensata sui social media sia consigliabile solo a quei brand che già sono noti; anzi, devono essere noti a tal punto da avere fan, estimatori, gadgettistica reale e virtuale e via discorrendo. Come dire: se non vi sono motivi per i quali la gente già dovrebbe parlare di me nel mondo reale, è inutile (o quasi) che provi a crearne io, se non a costo di spendervi un sacco di tempo e denaro. In fondo anche il caso di <a href="http://www.barackobama.com/index.php">Barack Obama</a> non si discosta da questa visione: il presidente degli U.S.A. non è diventato tale grazie alla celebrità datagli dal sapiente uso di Facebook e altre piattaforme digitali. Obama era già famoso, in quanto senatore e candidato alla presidenza, esposto ai media di massa tradizionali già da lungo tempo. Quello che ha fatto egregiamente con Facebook e simili è stato capitalizzare anche nel mondo virtuale la popolarità che già aveva e il seguito di fan e ammiratori che lo hanno sempre seguito. Ha dato a questi ultimi un luogo dove incontrarsi, supportarsi a vicenda e soprattutto riconoscersi. Credo sia un po&#8217; quello che mi piace chiamare l&#8217;effetto &#8220;locale vuoto &#8211; locale pieno&#8221; (versione happy hour del circolo vizioso che si trasforma in circolo virtuoso): quando con gli amici capita di bighellonare in giro per la città alla ricerca di un locale, spesso capita che vedendone uno totalmente vuoto si sia portati a pensare che vi sia qualcosa che non va e non si vuole mai essere i primi ad entrare. Viceversa, se un locale è già pieno di persone, si è portati a pensare che evidentemente dev&#8217;essere molto figo e accogliente. Lo stesso per le comunità virtuali. E&#8217; più facile aderire a quelle già molto popolose (che quindi devono avere forti ragioni di esistere), piuttosto che a start-up virtuali dove i fattori aggreganti non sono chiari. Poi ovviamente l&#8217;effetto virale, del passaparola o semplicemente del member-get-member diventa esponenziale una volta che la gente comincia ad aderire.</p>
<p>Ovviamente ci sono tutte le eccezioni del caso &#8211; anche se francamente al momento non me ne viene in mente nessuna &#8211; ma più passa il tempo più mi convinco che da un punto di vista aziendale i social media siano molto più adatti come luogo di conversazione e aggregazione attorno a qualcosa di già noto e con dei valori molto forti che non un luogo dove fare pubblicità in senso classico. Comunque sono sicuro che ne riparleremo ancora lungamente.</p>
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