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Posts Tagged ‘Berlusconi’

Rai per una notte. Preoccupazione costante.

March 27th, 2010 Roberto C. No comments

A distanza di due giorni, scrivo tardivamente dell’evento “webmediatico” dell’anno, ovvero della puntata di Anno Zero (perché alla fine questo era) trasmessa sui vari mezzi digitali – fondamentalmente satellite e web in streaming. Il tutto sotto l’azzeccatissimo dominio o cappello di “Raiperunanotte.it”. Azzeccatissimo dal mio punto di vista perché se penso alla RAI penso al vecchio, al trito e ritrito, allo statale, al becero. Cosa che, ci piaccia o no, si è riflessa parecchio in questo evento, sia mediaticamente che politicamente.
Intendiamoci: io gioisco perché finalmente – seppur nominalmente – si comincia a dire e capire che la fruizione di certi contenuti via web può o deve sostituire quella via etere. Gioisco perché si è trovato un modo intelligente per ovviare a una legge e a un regolamento – quelli che hanno vietato i talk show politici sulle reti RAI, tanto per capirci – che non esito a definire idioti (per non dire inaccettabili e degni dei peggiori regimi anti-democratici). Sogghigno perché tale legge e tale regolamento sono davvero tipicamente italiani: anche negli atti dittatoriali chiunque sia al potere riesce a fare le cose all’italiana, ovvero in modo arraffazzonato e incompleto. Possibile che Berlusconi e i suoi accoliti non abbiano imparato nulla da Ahmedinejad? Non hanno letto che le notizie delle rivolte in Iran censurate in tv sono circolate su Facebook, Twitter e compagnia bella digitale?
Finite le gioie e i sogghigni però mi rattristo alquanto. Da un punto di vista mediatico e politico.
Mi rattristo da un punto di vista mediatico perché il presunto record di accessi alla trasmissione su web si è tradotto numericamente in 120.000 accessi contemporanei e un totale di 1.700.000 visitatori unici per l’intera puntata. Fico! Per l’Italia. Fossimo in un paese normale farebbe abbastanza ridere. Soprattutto se confrontato con gli analoghi numeri che la stessa trasmissione raggiunge di solito in tv: l’ultima andata in onda il 25 febbraio ha raggiunto un’audience media di 4.564.000 spettatori. Audience media, lasciamo stare i contatti totali (che sarebbero il corrispettivo dei sopracitati utenti unici del web). Come dire che il record assoluto del web ha fatto circa un terzo degli ascolti di una puntata media televisiva.
Tradotto in parole povere, continuiamo a essere un paese televisivo, arretrato e lento. Con piccoli segnali positivi, quali l’esistenza stessa di questa iniziativa, ma siamo nel 2010 e il fatto che il piccolo segnale positivo arrivi solo adesso è più che sconsolante, quasi tragico.
Mi rattristo anche da un punto di vista politico perché mi pare evidente che del milione e settecentomila utenti unici dello streaming, il 95% di questi fosse composto da sostenitori della parte politica avversa a quella del presidente del consiglio. Esattamente come i normali telespettatori di Anno Zero. Come dire: il solito parlarsi addosso. Anche in questo caso, siamo nel 2010 e continuiamo a dimenticarci dei rudimenti della comunicazione politica: di qualunque tipo possa essere quest’ultima, non smuoverà mai nessuno della parte avversa dalla proprie convinzioni, se esse sono ben radicate. Certo, servirà a cementare quelle di chi già è di una certa opinione. Ma la parte di popolazione su cui si deve andare a lavorare per spostare voti sono gli indecisi o, spesso e volentieri, i moderati. E di solito quello che li può convincere sono argomenti propositivi. Tutto questo era presente in Raiperunanotte.it? No, zero. Anzi. Tutta una puntata sprecata per attaccare e insultare Berlusconi. Che ci sta. Ma quando sono al bar con gli amici o in un contesto molto poco istituzionale. Da una trasmissione del servizio pubblico mi aspetto ragionamenti, dibattito, argomenti costruttivi. E invece mi ritrovo Luttazzi che mi parla di inculate. La qual cosa mi ha fatto ridere un sacco, per carità. Ma era fuori luogo. Voglio dire: pure io guardo spesso e volentieri i film porno e non ci vedo niente di male se fatto in un ambito privato. Ma non per questo sarei contento se cominciassero a trasmetterli in prima serata su Rai Uno. Mi sarei aspettato un po’ più di costituzionalisti e un po’ meno di battute da spogliatoio su “buchi del culo che si aprono” e “sborrate sulla schiena”. Che, ripeto, sono quelle che faccio anch’io con gli amici del calcetto e ci fanno sganasciare dalle risate. Ma non aiutano nessuno a capire quale possa essere l’alternativa politica a Berlusconi.
Insomma, nessuno che abbia risposto alla richiesta mia e di altri come me che, sbigottiti dal malaffare del centrodestra e dall’incapacità del centrosinistra, implorano che qualcuno cominci a raccontarci “qualcosa di nuovo”. Zero. Anzi, Anno Zero. Il solito parlarsi addosso, il solito insulto continuo, il solito j’accuse. Tutto sacrosanto. Ma per l’appunto, il solito.
Peccato. Una bella occasione risultata vincente a metà per quel che riguarda i numeri e totalmente perdente per quel che riguarda i conenuti.
Detto questo, ripubblico anch’io la prima mezz’ora di trasmissione, sperando quantomeno di aiutare il web. E la politica. Forza Internet. E forza Italia (adesso si può dire, no?)

Presidente Pomodoro

February 13th, 2010 Roberto C. No comments

Stamattina ho preso parte a un evento storico :-)
Cazzeggiando su Facebook ho notato una nuova fan page chiamata “Questo pomodoro avrà più fan di Silvio Berlusconi“, messa in piedi da un gruppo di studenti di Monza. Preso da curiosità e piuttosto divertito sono andato a vedere e mi sono iscritto anch’io. Ebbene, nel giro di 10 minuti in effetti il Pomodoro ha superato il Premier come numero di fan. E tale numero continua a crescere a velocità altissima. Un po’ come dire che Facebook ha eletto il suo nuovo presidente del consiglio virtuale. O, come ha scritto qualcuno sulla bacheca, stiamo passando dalla repubblica delle banane alla repubblica dei pomodori.

Questo pomodoro avrà più fan di Silvio Berlusconi
Questo a mio modo di vedere dimostra alcune cose:

- La potenza e la velocità di Facebook (e dei social network in generale) nel diffondere informazioni e nell’aggregare le persone è fenomenale
- Quando un contenuto o un’iniziativa sono magari anche fatui ma divertenti e rilevanti, non è poi così difficile avere successo
- Probabilmente la strategia elettorale di Barack Obama nell’utilizzare i social network potrà venire ribatezzata “la strategia del pomodoro”. Fuor di scherzo, come al solito gli americani dimostrano di saper far fruttare per scopi seri strumenti che in italia vengono usati per giocare
- Non da ultimo e legato al punto precedente, a quanto pare l’opposizione politica in Italia riesce a divenire maggioranza solo quando si tratta di cose inutili.

Concluderei con un bel “Forza pomodoro!”

Del perché Berlusconi è comunista

October 9th, 2009 Roberto C. No comments
Quand’ero piccolo i miei genitori si sono sempre ben guardati dal parlarmi di politica e dal farmi capire da che parte stavano. Si sono limitati a crescermi con certi valori e principi. Così sono cresciuto con alcune convinzioni.
Sono convinto che quel che si ha ce lo si deve guadagnare con il sudore della fronte.
Sono convinto che nasciamo tutti uguali, con pari diritti e pari doveri. Poi crescendo smettiamo di essere tutti uguali e ci differenziamo in base ai nostri gusti, alle nostre capacità, al nostro lavoro e al nostro impegno. Ma alcuni diritti e soprattutto tutti i doveri rimangono sempre uguali per tutti.
Sono convinto che la ricchezza non sia immorale ma solo se non è a danno degli altri.
Sono convinto che ognuno debba essere libero come individuo e che la società debba essere costruita in modo tale da difendere la libertà di ciascuno. Ma sono anche convinto che la libertà di ciascuno finisca dove comincia quella degli altri.
Sono convinto che una società possa funzionare solo se tutti rispettano la legge, anche se la trovano ingiusta. E se la trovano ingiusta, le persone devono lottare per cambiarla, non per infrangerla.
Sono convinto che uomini e donne siano profondamente diversi e che le diversità vadano valorizzate, non ignorate. Valorizzate e soprattutto rispettate.
Sono convinto che gli esseri umani siano fondamentalmente egoisti e che alla fin fine perseguano ciascuno i propri interessi. Ma sono anche convinto che si possa trovare un equilibrio tra interessi diversi, soprattutto se vi è, ancora una volta, rispetto.
Sono convinto che il capitalismo sia decisamente imperfetto ma che sia fondamentalmente il minore dei mali. Così come sono convinto che lo Stato dovrebbe garantire l’istruzione, la sicurezza, la giustizia e la sanità dei propri cittadini. E poco altro. Intervenire il meno possibile, insomma. Ma quando interviene dovrebbe essere forte, deciso e sicuro. Allo stesso modo con tutti.
Sono convinto che le tasse dovrebbero essere il giusto prezzo per garantire l’istruzione, la sicurezza, la giustizia e la sanità di tutti. Non un iniquo balzello. E che tutti dovremmo essere sereni nel pagarle. Quindi pagarle tutti tutte.
Di tutte queste e tante altre cose mi sono convinto crescendo.

Successivamente, quando sono diventato un po’ più grande ho scoperto che la mia cultura famigliare era di stampo liberal-conservatore. Allora ho pensato che evidentemente ero di destra. E tutt’ora, anche se un po’ a fatica, lo penso.

Poi è arrivato Berlusconi. Lo guardo, lo seguo, vedo quello che dice e che fa. E se penso a tutte le cose in cui credo giungo alla conclusione che se io sono di destra e lui fa tutto il contrario di quello in cui credo, evidentemente deve essere comunista! Ah, cosa si scopre crescendo!

Arroganza e contraddizioni di Beppe Grillo: webbaro a parole, televisivo nei fatti

May 3rd, 2009 Roberto C. 2 comments

Negli ultmi anni Beppe Grillo si è contraddistinto – oltre che per il presunto impegno sociale e politico – per le ripetute dicharazioni a favore dell’utilizzo del web e dei benefici che se ne possono trarre in termini di informazione, conoscenza, dialogo, confronto e prevenzione. La cosa, di per se’, non può che fare piacere, anche perchè sono tutte cose vere: il web continua a fare quello che ha sempre fatto, ovvero mettere a disposizione di tutti informazioni, dare voce a chiunque, condividere conoscenza. Ecco che allora il cittadino ha più strumenti per lottare contro il malgoverno, denunciare ingiustizie o semplicemente inefficienze e soprattutto confrontarsi, protestare e proporre.
Lo stesso Grillo sembrerebbe razzolare bene qanto predica, editando uno dei blog più letti in Italia (e, in termini numerici, molto interessante anche a livello internazionale). Evviva!

Solo che.

Solo che un blog è tale quando l’autore esprime le proprie idee pubblicamente e da’ spazio all’interazione con chi legge tramite i commenti a cui, tendenzialente, dovrebbe ribattere. Se non da’ spazio a nessuno, allora è un prodotto editoriale in stile classico. Questo per fortuna nel blog di Grillo non succede: i commenti sono aperti e ad ogni post seguono regolarmente centinaia se non addirittura migliaia di risposte. Altro caso: si pubblica un post e si lascia libertà a tutti di commentare. Però non si risponde. Al massimo lo si lascia fare agli stessi utenti, che cominciano a dialogare tra di loro. Questo però non è un blog: è un forum. Ed è, mi pare di capire, il caso del blog di Grillo. Che, per inciso, raccoglie per la stragrande maggioranza dei casi commenti di suoi accoliti o comunque persone che la vedono, con sfumature diverse, allo stesso modo. Ma questo ci sta: è nella natura umana che ognuno preferisca sentire e parlare di quello che vuole e che meglio si accosta alle proprie opinioni.
Quello che trovo abbastanza fastidioso è invece l’atteggiamento generale di Beppe Grillo: urlante, dogmatico, arrogante e completamente chiuso a qualunque tipo di dialogo o confronto. Non l’ho mai seguito molto ma nelle ultime settiane mi è capitato di imbattermi in alcuni episodi e testimonianze che ne smontano totalmente l’immagine di paladino della libertà, della democrazia e soprattutto (quello che più mi interessa in questo contesto), del web 2.0 o per meglio dir del web sociale. Ricordo infatti:

- Il suo intervento alla trasmissione “Exit” di Ilaria D’amico su La7 (visionabile qui) dove, dopo aver berciato il suo solito comizio (uguale uguale a quello che ripete continuamente nei suoi spettacoli e nelle piazze, senza alcuna variante), si sottrae al dialogo e al dibattito fingendo sdegno per la situazione, gli interlocutori e quant’altro.

- Leggendo un’intervista a Pietro Ichino sul Magazine del Corriere, viene citato Beppe Grillo come colui che ha aspramente criticato lo stesso Ichino (noto giuslavorista del PD, per chi non lo sapesse) in riferimento alla legge Biagi. Ebbene, Ichino ha studiato i casi citati da Grillo come motivo del contendere (più di 300, contenuti in un volume ferocemente critico verso il precariato in Italia) e, trovandoli tutti palesemente fuorvianti, ha cercato Grillo per un confronto. Si noti bene: non ha sparato a zero su di lui, non l’ha accusato di falsità, non l’ha denunciato per diffamazione o simili. Ha solo cercato un dialogo (questo sì molto web 2.0). Risposte? Zero!

- Infine il già citato blog: io non ho letto tutto di tutto (non ho tutto questo tempo) ma invito chiunque lo possa fare a citarmi dei post in cui Grillo risponde a delle critiche o comunque a pareri discordanti. Io non ne ho trovati.

Ecco, è questo che trovo iritante: credo sia profondamente falso e ipocrita sparare bordate su tutto e tutti citando il web come struento di grande democrazia quando poi lo si utilizza come mezzo di comunicazione di massa unidirezionale. Qualcuno mi dovrà spiegare che differenza c’è tra l’utilizzo di Berlusconi della televisione e quello del web di Grillo: monologhi trasmessi ad audience enormi, nessuno che ribatte e tutti che discutono… tra di loro!!
Ritengo che democrazia e web 2.0 siano ben altro. Motivo per il quale mi preoccupo: il web è uno strumento potenzialmente democraticissimo. Basta saperlo usare in tal senso. O volerlo usare in tal senso. Ma così non avviene.  Credo anzi che per certi aspetti il problema non sia tanto nel mezzo di comunicazione utilizzato, quanto nell’aproccio che si utilizza nell’affrontare i fenomeni sociali e la politica: le idee, i proclami, le audience, i discorsi e quant’altro sempre quelli sono. Veicolabili tramite web, tv, radio, stampa, non vi è gran differenza. La potenza dei mezzi digitali sta nell’avere un canale di ritorno. Fonte di potenziale dialogo. Ergo di maggiore democrazia. Il problema è che per avere un dialogo bisogna essere in due, ad affermare, ribattere e controbattere. Se una delle due parti il dialogo non lo vuole e non ascolta, non ci sono santi: il dialogo muore. Web o non web. E Grillo a quanto pare ha cancellato la parola dialogo dal dizionario. Uccidendo, oltre che il dialogo stesso, anche un pochino del web. Povero web. E povera Italia.