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Posts Tagged ‘Italia’

Paolo Romani nuovo ministro dello sviluppo economico. Degli anni ’80

October 4th, 2010 No comments

E’ notizia di oggi che Paolo Romani, fino ad ora vice-ministro dello sviluppo economico con delega alle comunicazioni, è stato “promosso” a ministro.
Non commento la persona, che non conosco e non posso giudicare. Cito però un paio di cose.

1) La sua carriera: nel 1976 fonda Milano Tv, poi trasformatasi in Rete A, di cui è direttore generale fino al 1985. Dal 1986 al 1990 è amministratore delegato di Telelombardia. Nel 1990 è editore di Lombardia 7, emittente che cede nel 1995 dopo essere stato eletto deputato con Forza Italia, di cui sarà coordinatore regionale per la Lombardia dal 1998 al 2005.

2) Una sua risposta data in un contesto semi-istituzionale quale è l’annuale IAB Forum, riguardo alla (mancata) digitalizzazione del paese contrapposta alla presunta avanguardia decretata dall’adozione a tappe forazate del digitale terrestre televisivo: non ricordo testualmente le parole ma era qualcosa come “In un paese come il nostro l’importante è cominciare da qualche parte. Anche se televisivo, sempre di digitale si tratta. Da lì a tutto il resto il passaggio è breve”

Per inciso, Paolo Romani è anche quello che, sempre allo IAB Forum, ha cianciato per due anni di fila di 800 Milioni di Euro messi a disposizione dal governo tramite il CIPE per la diffusione della banda larga in Italia. 800 milioni che, ovviamente, sono miracolosamente spariti (sia fisicamente che dall’agenda politica).

Ecco, se questo governo/paese pensa che lo sviluppo economico possa essere portato avanti da un ultrasessantenne geronto-televisivo contafiaberlusconiano, siamo messi bene. Proprio bene.

Lo stato dell’e-commerce in Italia

August 19th, 2010 No comments

Vista la difficoltà di trovare documenti autorevoli e pubblicabili, condivido volentieri questa presentazione del rapporto annuale della Casaleggio Associati, che da’ una fotografia piuttosto interessante dello stato (buono, direi) dell’e-commerce in Italia in questo momento:

Decisamente significativa la crescita complessiva del 58% rispetto all’anno precedente, soprattutto se si considera il quadro complessivo di crisi economica e il fatto che si parla di fatturato, ovvero di vendite (roba vera, non virtuale, insomma). Soprattutto – ed è la cosa che interessa di più a me – è interessante che fra le motivazioni della scelta dell’e-commerce la percezione di maggiore convenienza non sia (più) al primo posto, scavalcata dalla comodità dell’acquisto e della consegna. Che gli italiani stiano diventando meno tirchi e più a loro agio con la tecnologia e la consegna a domicilio?

In UK il web supera la tv. In Italia il “Grande Fratello” supera “Le segretarie del sesto”

November 10th, 2009 No comments

Notizia notiziona: il 30 settembre 2009 IAB UK annuncia che gli investimenti pubblicitari allocati ai mezzi digitali hanno superato quelli della TV. Evviva! Allora forse c’è speranza anche per un paese come l’Italia, che arriva esattamente agli stessi risultati dei paesi anglosassoni ma con qualche anno di ritardo.
Guy Phillipson, CEO della stessa IAB UK racconta così l’evento:

A mio avviso vanno sottolineati tre aspetti fondamentali:
1) Phillipson parla di un 75% di inglesi adulti che vanno online TUTTI I GIORNI
2) Sempre Phillipson parla di connessioni a banda larga sempre più veloci ed economiche: in effetti basta andare sul sito della Bulldogbroadband per trovare un’offerta (non promozionale, quindi prezzo pieno) di banda larga+telefono flat a £14,99, ovvero €16,60 al tasso di cambio attuale – laddove in Italia le offerte più economiche per lo stesso pacchetto sono di €29,90, ovvero l’80% più care
3) In UK tutti i canali BBC non hanno pubblicità – il che, con una forte dose di approssimazione, significa grosso modo la metà dei canali nazionali generalisti.

Il primo punto è segno della maturità (in termini di mentalità e abitudini) di un popolo che l’Italia è molto lontana dal raggiungere (leggo oggi che la prima puntata della decima edizione del Grande Fratello – la decima!!! – ha raccolto più di 10 milioni di telespettatori, battendo la fiction di Raiuno Le segretarie del sesto, che ha fatto segnare 4.225.000 spettatori. Sommati fanno quasi 14 milioni e mezzo di persone che in una sera si sciroppano programmi televisivi pensati per un’audience media con la terza elementare come titolo di studio. In termini numerici più della metà dell’intera popolazione Internet Italiana attiva (e parliamo di gente che si collega almeno una volta al mese, lasciamo perdere la quotidianità). Un paese sempre più maturo in senso anagrafico ma ancora terribilmente immaturo come mentalità, quindi.

Il secondo punto è sicuramente frutto di infrastrutture arretrate, scarsa concorrenza e probabilmente anche un po’ retaggio del vecchio monopolio Telecom. E con questo ho detto tutto.

Il terzo punto, infine, è in realtà volto a sminuire un po’ quello che accade in UK: vorrei vedere gli inglesi a spendere di più online se gli ormai 4/5 canali della BBC accettassero pubblicità. Parleremmo di una copertura decisamente più alta e soprattutto di bacini di teste “fatturabili” molto più ampli. In Italia invece nessuno si fa mancare nulla e ormai anche le partite di calcio sulla RAI vengono interrotte continuamente anche durante il gioco, non più solo fra primo e secondo tempo. Quindi da questo punto di vista credo che il paragone non possa assolutamente reggere.

Resta il fatto che in Italia siamo ancora terribilmente indietro. A mio avviso dovremo assistere a X fenomeni prima che lo spending degli inserzionisti su internet superi quelli della televisione.

Soprattutto – e lo dico con una certa mestizia – qualche passo in avanti lo si potrà fare quando, oltre a ritorvare un po’ di positività nel mio personalissimo blog letto da quattro gatti di settore, la si smetterà di raccontare al mercato di inserzionisti che l’Italia NON è un paese per Internet (e cito testualmente la quasi totalità degli interventi alla tavola rotonda tenutasi allo IAB Forum di inizio novembre, dove il pessimismo e lo sconforto regnavano sovrani fra gli addetti del settore).

Del perché Berlusconi è comunista

October 9th, 2009 2 comments
Quand’ero piccolo i miei genitori si sono sempre ben guardati dal parlarmi di politica e dal farmi capire da che parte stavano. Si sono limitati a crescermi con certi valori e principi. Così sono cresciuto con alcune convinzioni.
Sono convinto che quel che si ha ce lo si deve guadagnare con il sudore della fronte.
Sono convinto che nasciamo tutti uguali, con pari diritti e pari doveri. Poi crescendo smettiamo di essere tutti uguali e ci differenziamo in base ai nostri gusti, alle nostre capacità, al nostro lavoro e al nostro impegno. Ma alcuni diritti e soprattutto tutti i doveri rimangono sempre uguali per tutti.
Sono convinto che la ricchezza non sia immorale ma solo se non è a danno degli altri.
Sono convinto che ognuno debba essere libero come individuo e che la società debba essere costruita in modo tale da difendere la libertà di ciascuno. Ma sono anche convinto che la libertà di ciascuno finisca dove comincia quella degli altri.
Sono convinto che una società possa funzionare solo se tutti rispettano la legge, anche se la trovano ingiusta. E se la trovano ingiusta, le persone devono lottare per cambiarla, non per infrangerla.
Sono convinto che uomini e donne siano profondamente diversi e che le diversità vadano valorizzate, non ignorate. Valorizzate e soprattutto rispettate.
Sono convinto che gli esseri umani siano fondamentalmente egoisti e che alla fin fine perseguano ciascuno i propri interessi. Ma sono anche convinto che si possa trovare un equilibrio tra interessi diversi, soprattutto se vi è, ancora una volta, rispetto.
Sono convinto che il capitalismo sia decisamente imperfetto ma che sia fondamentalmente il minore dei mali. Così come sono convinto che lo Stato dovrebbe garantire l’istruzione, la sicurezza, la giustizia e la sanità dei propri cittadini. E poco altro. Intervenire il meno possibile, insomma. Ma quando interviene dovrebbe essere forte, deciso e sicuro. Allo stesso modo con tutti.
Sono convinto che le tasse dovrebbero essere il giusto prezzo per garantire l’istruzione, la sicurezza, la giustizia e la sanità di tutti. Non un iniquo balzello. E che tutti dovremmo essere sereni nel pagarle. Quindi pagarle tutti tutte.
Di tutte queste e tante altre cose mi sono convinto crescendo.

Successivamente, quando sono diventato un po’ più grande ho scoperto che la mia cultura famigliare era di stampo liberal-conservatore. Allora ho pensato che evidentemente ero di destra. E tutt’ora, anche se un po’ a fatica, lo penso.

Poi è arrivato Berlusconi. Lo guardo, lo seguo, vedo quello che dice e che fa. E se penso a tutte le cose in cui credo giungo alla conclusione che se io sono di destra e lui fa tutto il contrario di quello in cui credo, evidentemente deve essere comunista! Ah, cosa si scopre crescendo!

Il pensiero di Roberto Saviano sulla libertà di stampa

October 3rd, 2009 No comments

Io sono sempre un po’ perplesso di fronte a certi allarmismi, proclami, vittimismi o estremismi (come quelli di Santoro, tanto per citarne uno) ma direi che le parole di Roberto Saviano sono chiare, lucide, ponderate, sensate. Soprattutto pacate e dette con cognizione di causa (chi più di lui?). Direi che quindi vale la pena di ascoltarle e riflettere un pochino.

Estonia batte Italia 100 a non si sa

May 12th, 2009 No comments

Leggo sul blog di Massimo che l’Estonia (Estonia!!!) ha raggiunto il 100% di copertura della propria rete wi-fi. Un anno fa. E noi? Non si sa. Lasciamo stare tutti i commenti – sarcastici ma condivisibili – dello stesso Massimo sul nostro paese di nani (premier) e ballerine (parlamentari). Atteniamoci ai fatti. Che però non si trovano. Ricerca (veloce, d’accordo, ma il dato di copertura dovrebbe essere chiaro, lampante, pubblicato e facilmente trovabile) del dato di diffusione in Italia. Niente. Non lo trovo. Boh, sarò io. L’unico dato che trovo è quello sui circa 4.100 punti di accesso pubblici e non. Ma tradotto in copertura territoriale? Non si sa. Direi bassissima, visto che si traduce in una stima di 300.000 italiani che fanno uso di tale tecnologia. Per quel che ne so, circa l’ 1,3% della popolazione internet attiva. Popolazione internet, non totale popolazione italiana. Altrimenti palreremmo di uno 0,5% di penetrazione totale. Tristessa…

Futuro, anziani e Digital Divide

March 2nd, 2009 No comments

Traggo spunto da questo post/filmato su Imlog:

Come scritto nel mio commento, sono sono abbastanza convinto che la DISPONIBILITA’ di tecnologie di questo tipo sarà reale. Ho invece serissimi dubbi sulla DIFFUSIONE delle stesse tecnologie. Ovviamente la mia è una visione distorta da Italiano pessimista. Ma un italiano sa che il nsotro paese è terribilmente vecchio. Sa che gli over 65 sono la maggioranza (in senso relativo,  riferito alle fasce d’età, ovviamente). Sa che persone come i miei genitori non hanno mai usato un computer. Mia mamma, donna intelligente, colta e dalla mentalità aperta per la sua età (una donna di quasi 71 anni laureata e che parla 3 lingue non è esattamente la norma in questo paese) addirittura si rifiuta di adottare bancomat e carte di credito. A malapena usa il cellulare. Un italiano sa, crede e soprattutto si augura che la propria mamma fra 10 anni sarà ancora viva e plausibilmente sana, in forma e socialmente attiva. Chiaro: non sarà una frequentatrice di palestre, non andrà in disocteca e non parteciperà a convegni di web marketing (se ancora si chiamerà così) o simili; ma continuerà a fare la spesa (e di questo dovrebbero tenere conto tanti eperti di marketing, che troppo spesso sembrano dimenticarsi che con la pensione magari si comprano meno cose ma si continua comunque a comprare). Continuerà a volersi informare sui fatti del mondo e continuerà a dover aver a che fare con la pubblica ammnistrazione, i servizi e la sanità, pubblica e privata. E come lei milioni di altri anziani o – chiamiamoli col loro nome – vecchi. Dico milioni, non migliaia. Milioni di persone che ancora oggi non usano carte di credito, bancomat, computer e si accontentano di utilizzare il cellulare come telefono e basta. Vedo molto molto difficile che queste persone – da sole – riescano a capire la logica dei touch screen. Vedo titanica l’impresa di far loro comprendere la differenza fra un sistema operativo per PC e uno mobile. Così come sarei in difficoltà nello spiegare a mio padre per quale dannato motivo dovrebbe sollazzarsi all’idea di avere in un unico strumento un telefono, una macchina fotografica, un lettore multimediale e altro ancora. E parlo di mio padre, un uomo colto, che ha avuto insegnanti privati, che dirigeva un’industria e che quarant’anni fa si vantava di avere il telex in ufficio. Figuriamoci, con rispetto parlando, se dovessi spiegarlo a compare Turiddu, che ben che vada ha la terza media e ha passato la vita a produrre vino o olio.
Di tutto questo secondo me dovremmo preoccuparci. L’educazione alla tecnologia non è questione che riguardi tanto i giovani, anzi. I giovani con la tecnologia ci nascono, la vivono e la respirano. Fare corsi di informatica di base al giorno d’oggi è quasi come voler fare dei corsi base di telecomando e decoder Sky. Piuttosto i giovani avrebbero bisogno di molta più cultura classica. Lasciamo i computer a casa e riportiamo nelle scuole lavagne e pallottolieri. No, chi ha veramente bisogno di cultura tecnologica sono gli anziani. Quelli che rischiano di rimanere indietro, i veri potenziali analfabeti digitali. Non arriviamo al paradosso della pubblica amministrazione totalmente online (ce ne passa ma hai visto mai…) verso una popolazione che online ancora non lo è (ad oggi siamo fra il 40 e il 50%  di penetrazione della rete in Italia, con una crescita ora lentissima: non è difficile intuire chi sia quel 50-60% che ancora non c’è). Il cosiddetto welfare state non è solo avere servizi più numerosi e qualitativamente migliori (e anche qui lo scrivo con un ghigno sarcastico) ma anche più accessibili. E l’accessibilità non è solo questione di infrastrutture ma anche e soprattutto di capacità di utilizzo d tali infrastrutture. Anche senza andare sulla sfera pubblica, si provi a pensare a chi serve davvero di più la spesa online: a noi giovani che – sì, è vero – abbiamo poco tempo ma che anche se arriviamo al supermercato alle otto di sera le forze le abbiamo ancora, o a nostra nonna che fa fatica ad andare in giro e la cassa d’acqua col piffero che se la prta a casa da sola? Ecco che allora davvero mi piacerebbe che lo Stato, il comune o chi per esso, oltre alla pensione, lo sconto sugli autobus e la mutua, fornisse a mia nonna anche la possibilità di avere un computer e una connessione e soprattutto la possibilità di capirlo, usarlo e apprezzarlo. Cosa molto più difficile che insegnare l’alfabeto ai bambini. Ma anche altrettanto utile. Ricordiamoci soprattuto, noi italiani, che il futuro del nostro paese non sono solo i bambini che crescono, sono anche e soprattutto (numericamente) gli anziani che diventano ancora più anziani. E se vogliamo che gli ottantenni di domani non si spaventino dinanzi a touch screen, riconosciori ottici e vocali e a tutto ciò che il futuro ci riserverà, bisogna cominciare a educarli adesso!

Una freccia (rossa) di speranza

February 22nd, 2009 No comments

FRECCIA ROSSAUna volta tanto una nota positiva riguardo a questo povero paese allo sbando: oggi sono stato in giornata a Bologna e sia all’andata che al ritorno ho sperimentato la Freccia Rossa, l’alta velocità italiana. Sarà stata fortuna, sarà stato un caso ma devo dire che è stato tutto perfetto: treno comodo (sono sempre gli Etr 500 che c’erano prima, solo adesso vanno alla velocità a cui dovrebbero andare) , silenzioso, pulito ed effettivamente in ambedue i casi il tempo impiegato è stato di un’ora e cinque minuti spaccati. Puntualissimo ed efficientissimo.
Ci siamo arrivati tardi – come al solito – ma quantomeno ci siamo arrivati: un piccolo, debole ma reale segno che anche questo paese può sperare nel progresso. Speriamo!

Lancio di una nuova testata. Senza contenuti

February 18th, 2009 No comments

Il gioco di parole contenuto nel titolo di questo post (se mai qualcuno  ha pensato ci potesse essere un gioco di parole) è assolutamente voluto. Sono stato alla festa per il lancio di Wired Italia. Conosco Wired (US) da qualche anno e ne ho sempre apprezzato l’approccio serio, profondo e professionale. Ergo mi aspettavo – e un po’ mi aspetto tutt’ora – che anche l’edizione italiana ne rispecchiasse le caratteristiche di fondo nonchè una buona parte dei contenuti. Riguardo a questi ultimi mi era stato anticipato che no, sarebbero stati piuttosto diversi, volendosi concentrare su temi più di attualità come energia, ecologia ecc. Pazienza, almeno l’approccio sarà simile, mi dicevo. Mi aspettavo quindi che anche la festa per il lancio fosse un po’ “wired”, ovvero senz’altro divertente (senno’ che festa sarebbe?) ma anche ricca di contenuti, professionale, interattiva e con un qualche messaggio forte da portarsi a casa. Invece niente. Un grosso magazzino riadattato a discoteca abbastanza vuoto – eccezion fatta per qualche scialbo divanetto, il bancone del bar in fondo e qualche postazione dove videoproiettavano copertine e visual della rivista e/o del sito. Musica vicina all’assordante. Un bar ben fornito ma solo di 2/3 tipi di drink (cuba libre o vodka tonic mai sentiti…). E soprattutto nessuna presentazione, nessun contenuto, gente tanto pettinata quanto scialba, interessata solo a fare pr o a farsi notare (festival della plastica incorporata fra le signore). Di Wired come lo conosco io nessuna traccia. Mi chiedo perché. Un prodotto editoriale potenzialmente – per l’Italia – fortissimo e affermato negli States presentato come se fosse una velina televisiva. Che peccato. Poi penso a quello che ci succede intorno quotidianamente. Sanremo con Bonolis pagato un milione di Euro per urlare, sudare e presentare quattro meschini stonati. Il Grande Fratello che continua a battere ogni record di ascolti. Il prezzo di un paio di tette rifatte ormai sceso a 3-4.000 Euro, quasi fosse un prodotto industriale. Fondi tolti alla scuola e alla ricerca per essere dati a industrie pseudo-private asfittiche come Alitalia e Fiat….
Purtroppo questa è l’Italia. Dove quello che conta è salvare l’oggi, le apparenze e sembrare più belli, più giovani e più furbi degli altri. Dove i 4.000 Euro che potrebbero essere investiti per ristrutturare una piccola parte di una scuola vengono invece investiti in silicone per restaurare vecchie babbione o giovinette insicure del proprio corpo troppo secco. Un’Italia dove insomma i contenuti veri contano poco o nulla e dove il maquillage diventa la priorità numero uno di ua società che invecchia, imbruttisce e rimbambisce ma che ancora non lo vuole ammettere.

Fiat, Alitalia e lo stato Italiano: una storia di droga

January 26th, 2009 No comments

E’ notizia di oggi che, causa la solita crisi economica, la FIAT si trovi per l’ennesima volta in gravi difficoltà e che 60.000 posti di lavoro sono a rischio (a fronte di un calo del 60% nelle vendite). Di fronte a una tale catastrofe non si può che rimanere sgomenti e immalinconirsi per tutti quei lavoratori che rischiano di rimanere a spasso. Poi però si continua nella lettura e si tira un sospiro di sollievo: l’a.d. Marchionne ha già invocato l’aiuto del governo; aiuto che – ci potete scommettere –  puntualmente arriverà. Bene. Posti di lavoro salvi. Ma ancora una volta questo tipo di visione è piuttosto miope. Perchè a me hanno sempre raccontato che la FIAT era un’azienda privata. Che alla guida c’era la famiglia Agnelli, la quale poteva attingere alla propria holding finanziaria IFI. Invece a quantopare mi sbagliavo. La FIAT è un’azienda statale, soprattutto quando va male. E in quanto tale pesa sulle tasche di tutti gli italiani. Questa volta come da tre decenni (almeno!) a questa parte. Siamo infatti dinanzi al paradosso che da trent’anni la maggior industria italiana beneficia di aiuti di Stato, sotto varie forme, tanto creative quanto inefficaci.

Su tutte basta ricordare la svendita di Alfa Romeo alla Fiat da parte dell’IRI di Romano Prodi o la più recente mobilità lunga accordata alla casa torinese qualche anno fa, strumento ad hoc, che accompagna alla pensione, a spese del contribuente, per 7  (sette!) anni, più di tremila esuberi Fiat. Certo, vi è l’asèettp sociale predominante per cui si salvano posti di lavoro. Ma fino a quando?

Il problema di fondo, a mio avviso, è la scarsissima lungimiranza gestionale di tante aziende statali, parastatali, substatali e pseudostatali: per motivi quasi esclusivamente politici si tappano le falle del momento, “drogando” le aziende con iniezioni di liquidità o incentivi, senza però pensare al futuro, quando l’effetto della droga svanirà e il povero malato impazzirà per averne un’altra dose (vogliamo poi parlare di Alitalia? Ricordo le battutacce dei signori di Lufthansa – per cui lavoravo – che raccontavano che nella loro società venivano attivate mediamente 10 persone per ogni volo in partenza. In Alitalia 60. No comment).  Non ci si rende conoto del fatto che alla lunga si rischia il collasso per overdose o per via dei neuroni bruciati? Non sarebbe forse ora di cominciare una cura seria, una disintossicazione graduale, in cui va bene salvare una quantità così consistente di posti di lavoro ma dove il passo successivo dovrebbe essere quello di cominciare a razionalizzare pian piano e soprattutto a far capire che di droga gli italiani non ne hanno più?

Pronti, via!

January 25th, 2009 No comments

Inizio del 2009. Barack Obama eletto negli Stati Uniti. Il Berlusca che nonostante tutto coi suoi accoliti continua a spararle grosse (in tutti i sensi). Il web che corre sempre più veloce ma che allo stesso tempo si consolida e sedimenta. Il mio lavoro di “web marketer” che cavalca l’onda lunga (senza offesa per quelli che web marketers lo sono davvero). Milano, l’Italia e il mondo in rapida trasformazione. Ma soprattutto una connessione velocissima da casa, dopo due anni di parassitismo nei confronti di un vicino sprovveduto che non mette la password alla connessione wireless. E, ovvimante, una rinata voglia di scrivere.
Tutti questi elementi mi hanno indotto ad acquistare un dominio e a ributtarmi nella rete in prima persona, un po’ allo sbaraglio, tante idee confuse ma anche tanta voglia di esprimerle ed organizzarle in qualche modo.

Quindi… Pronti, via!