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Alitalia – Non parte, non vede, non sente, non parla

March 30th, 2009 1 comment

Con questo blog mi ero ripromesso, al di là di parlare di web marketing e affini, di provare a “denunciare”, oltre a disagi, disservizi e brutture, anche le cose positive che funzionano in questo paese. Ci ero riuscito parlando della Freccia Rossa in un post precedente perchè oggetivamente avevo avuto un’epserienza positiva. Mi sarebbe piaciuto fare lo stesso anche con la Nuova Alitalia. Niente da fare. Esperienza tragica e arrabbiatura cosmica.
Più o meno una volta al mese mi capita di dover andare a Roma in giornata per lavoro. Oggi era uno di quei giorni. Onestamente avrei potuto prendere la succitata Freccia Rossa ma dovendo essere in riunione alle 11, sarei dovuto partire verso le 6 – 6.30; la qual cosa, confrontata con una partenza del volo alle 8.45 e un arrivo a Fiumicino verso le 10 (più mezz’ora di taxi), mi ha fatto propoendere per l’opzione Alitalia (unica opzione “volante” possibile, peraltro, dato che è stata accorpata ad Air One). Mal me ne incolse!
Arrivo a Linate verso le 8 meno 5. Avendo solo bagaglio a mano e vedendo un po’ di fila ai due sportelli del check-in tradizionale, opto per le macchinette self-service. 10 macchinette, 1 sola funzionante! Cominciamo bene… Vabè, poco male, ci son sole 2 persone davanti a me e in 10 minuti mi sbrigo. Senonché, facendo la carta d’imbarco mi accorgo che il mio volo… è stato cancellato!!! Porc… putt… Motivazione? Numero di passeggeri insufficiente, è stato accorpato con quello successivo, che parte mezz’ora dopo. Porc… Putt… Arriverò tardi. Vabè, poco male, ero stato previdente e anche prednendo il volo dopo arriverò all’appuntamento con al massimo 10 minuti di ritardo. E così infatti avviene. Riunione a Roma, pranzo, altre due chiacchiere di lavoro e verso le 15.30 sono di nuovo a Fiumicino per prendere il volo di ritorno alle 16.45. Il check-in l’ho fatto all’andata, vado direttamente ai controlli e da parte mia controllo il tabellone: ok, tutto confermato, il volo dovrebbe anche essere puntuale. Ho un po’ di tempo, per cui mi compro qualcosa da leggere e mi gusto un gelato sulle sedie davanti al gate d’imbarco. Nel frattempo faccio anche qualche telefonata, motivo per il quale potrei anche essermi perso qualche annuncio. Ma non mi preoccupo, perchè il display del gate segna sempre “Az 0290 Milano Linate h 16.45”. Solo che arriva l’ora d’imbarco e non si vedono hostess o altri movimenti. Boh, sarà un po’ in ritardo, niente di grave. Passano altri minuti e mi viene da pensare che forse il display del gate non è aggiornato per cui vado a controllare anche i tabelloni principali all’inizio del corridoione. No, niente di cui proeccuparsi, anche quelli danno sempre il mio volo previsto regolarmente per le 16.45. Torno al mio posto e continuo a leggere. Nel frattempo sento le imprecazini di un gruppo di signori di Varese il cui volo per Malpensa è stato spostato di due ore e mezza. Solidarizzo ma mi consolo di non essere nella loro stessa situazione. Solo che il tempo passa. Arrivano le 16.45 è nulla è cambiato. Rifaccio il giro di tutti i tabelloni, tutto regolare a quanto sta scritto. Peccato che sarei dovuto essere già in volo. A quel punto vinco il mio mix di timidezza e pigrizia e vado al bancone dell’Alitalia. Chiedo a uno steward molto gentile se mi sono perso io qualche annuncio o se l’Az 0290 sia stato rapito dagli alieni. Mi guarda con fare interrogativo, traffica qualche secondo al terminale e con aria sconsolata mi risponde che “purtroppo il volo è stato cancellato, la mettiamo su quello dopo, il cui imbarco comincia tra mezz’ora”. Ah! Fantastico! “Ma scusi”, faccio io, “come mai non è segnalato da nessuna parte e i tabelloni continuano ad indicare che il volo c’è e paradossalmente pure in orario?”. Sguardo sconsolato. “Eh, guardi, non saprei, è già il quarto che annullano oggi. Forse non ci stanno più dietro”. Wow! A questo punto mi pare anche superfluo chiedere il motivo dell’annulamento. Vabè, io sono molto seccato ma almeno lo steward continua ad essere cortese e non è che se mi metto a fare scenate il tempo torna indietro e riesco a prendere l’aereo che non c’è più. Mi rifà la carta d’imbarco e nel mentre lo sento mentre commenta con la collega che gli sta seduta a fianco:”Eccerto, questi vogliono fare concorrenza a Trenitalia e poi si mettono a cancellare i voli uno dietro l’altro…”. Come se loro lavorassero per un’altra società. Non so se mi fa più ridere o arrabbiare ma tant’è. Finita qui? Macchè! Mi ri-siedo ad aspettare di imbarcarmi sul mio nuovo volo di lì a poco. Senonchè arrivata l’ora x, la hostess al gate annuncia che per “motivi legati alle operazioni preliminari” l’imbarco verrà ritardato di 15 minuti. Occhi di un centinaio di persone levati al cielo, qualche sbuffo, due o tre imprecazioni ma alla fine prevale la rassegnazione. Ovviamente i 15 minuti si sono trasformati in 45 e io sono arrivato a casa con poco meno di due ore di ritardo rispetto al previsto.
Scandaloso. Sicuramente per le cancellazioni e i ritardi  ma anche e soprattutto per la gestione “omertosa” del tutto. Nessuno sa (nemmeno gli steward e le hostess di terra), nessuno vede (i tabelloni con qualche indicazione sensata), nessuno sente (annunci di cancellazioni o simili) e nessuno parla (che è la sintesi delle scimmiette precedenti, visto che non è stata fatta alcuna comunicazione). Per di più, come ciliegina sulla torta, per pura curiosità sono andato a vedere la situazione voli aggiornata sul sito del Sole24ore e indovinate un po’ cosa ho trovato (alle 9 di sera) riguardo al mio volo delle 16.45? Quello che vedete qui sotto:

alitalia-fantasma1

Probabilmente non si legge molto bene (anzi, forse non si legge nulla) ma il mio volo fantasma è ancora segnato come presente, previsto alle 16.45 e nella colonnina dello status (partito/cancellato/altro)… non c’è scritto nulla!
Nuova Alitalia, Alitalia vecchia. Anzi, decrepita. Ma una bella eutanasia aziendale non si poteva fare? Mah! Povero paese.

Una provincia cementificata – quella di Milano

March 18th, 2009 No comments

citta-di-cementoIn un mio post precedente ho espresso il mio disappunto per quelli che ho definito “ecomostri padani”: oggettivamente, finchè si tratta di considerazioni non supportate da dati o da una pletora di persone che sostengono la stessa cosa, parliamo di gusto personale, impressioni soggettive o – se capita – di deliri solitari. Oggi però leggo un articolo su Metro che parla della cementificazione del milanese. Nessun giudizio di merito, solo numeri. Potrebbero essere tutte opere architettonicamente magnifiche ma fatto sta che “Quasi la metà del territorio della provincia di Milano entro pochi anni sarà occupato da edifici”. L’articolo è breve ma denso, motivo per il quale lo riporterò per intero (o quasi), senza commenti particolari, se non per una coppia di parole: follìa e scempio. Ecco la continuazione dell’ articolo.

L’allarme emerge dall’Atlante sul Consumo di suolo realizzato dal Centro studi Pim, Programmazione intercomunale dell’area metropolitana: se i 189 Comuni del Milanese daranno corso ai loro piani di urbanizzazione il consumo di suolo passerà dal 35,2% al 42%. Il picco di urbanizzazione è nella zona nord Milano, coperta da cemento per l’82,1%, in città il suolo consumato è il 69,9%.

La cementificazione eccessiva potrebbe avere origine anche nelle esagerate previsioni di crescita del mercato immobiliare industriale, uffici e capannoni: secondo un rapporto dell’ufficio studi Gabetti, infatti, a Milano un ufficio su 5 è sfitto, e la tendenza si è accentuata nei primi mesi del 2009, complice la crisi. Gli uffici vuoti sono passati dal 7,25% del 2008 al 19,75% di quest’anno; il picco, anche qui, è nell’hinterland con il 30% (era l’11). Secondo il rapporto del Centro studi Pim, le oasi verdi sono la zona Abbiatense Binaschino (13,3%) e la Castanese, 27,7%. Per difendere il suolo, Legambiente ha avviato una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare.

Berlino, Europa. Milano, non pervenuta.

March 2nd, 2009 2 comments

img_0121Torno stasera da un viaggio di piacere in una grossa città Europea: Berlino. Nel bene (per diporto) e nel male (per lavoro) mi è capitato negli ultimi tempi di vederne parecchie: Londra, Parigi, Stoccolma, Barcellona ecc.
Ovviamente le mie sono solo impressioni, sostanzialmente superificiali, dato che un giudizio approfondito e con cognizione di causa lo può dare solo chi in una città ci vive per un certo tempo. Però, fatte le debite premesse, credo che anche solo delle sensazioni abbiano la loro dignità. Perciò le riporto, confrontando quello che ho visto e sentito con la città in cui mi trovo costretto a vivere, ovvero Milano. Da buon italiano sarò particolarmente autolesionista ma spero che si intuisca che il mio sconforto deriva principalmente dall’amore che provo per il mio paese e non da un istinto distruttivo cieco e sterile.

Dicevo delle sensazioni e delle impressioni. A mo’ di intervista doppia:

– Berlino è un po’ un’accozzaglia di stili: vetero-sovietica in molti quartieri dell’ex Berlino est, molto classica negli angoli antichi sopravvissuti alla guerra (il duomo con l’isola dei musei, Charlottenburg) e iper-moderna nei luoghi oggetto di ricostruzione totale (Potsdamerplatz per tutti). Nel complesso non molto colorata ma dai toni molto decisi e imponenti per ciascuno stile. Per intenderci: i palazzoni sovietici suscitano una reazione da “ammazzateoh”. Il duomo e i palazzi dei musei ti lasciano senza fiato per la loro imponenza. Il Sony center, la Filmhaus, la cupola di Renzo Piano e i dintorni inducono a un “caspita” ammirato per la grandiosità di tali opere.
– Milano è nel complesso abbastanza brutta con degli angoli veramente graziosi. Il che equivale, come credo di aver già scritto, a dire a una donna brutta che ha dei bei capelli. Qualcosa si salva ma sempre brutta rimane. Gli angoli belli di Milano sono fondamentalmente quelli antichi: piazza Duomo, il Castello Sforzesco (per chi non storce il naso dinanzi alle ricostruzioni), Piazza S. Ambrogio ecc. Poi c’è lo stile fascista. La stazione centrale, tanto per intenderci. Grandiosa ma brutta. E non dico altro. Infine, ahinoi, ci sono tutti i palazzoni vetero-sovietici o similari, di cui ho già parlato nel mio post sugli ecomostri padani (http://www.carnazza.com/?cat=54). E con questo credo di aver detto tutto.

– Berlino ha un sistema di trasporti efficientissimo, con 9 linee metropolitane che coprono 170 stazioni, oltre a tram, autobus e linee ferroviarie suburbane. Le corse sono frequentissime e tutti i mezzi puliti, comodi e funzionali
– Milano ha un sistema di trasporti al collasso, con 3 linee metropolitane che coprono si e no il 20% della città, stazioni brutte, buie e sporche, così come i vagoni dei treni. La cosiddetta suburbana altro non è che un proseguimento della ferrovia con quelli che i pendolari chiamano i “trenini della morte”. I trasporti di superificie sono per metà coperti con mezzi moderni ed efficienti e per l’altra metà da mezzi risalenti agli anni ’70 o prima.

– Berlino è molto anni ’80, nel modo di vestire della gente, in tanti palazzi e in una certa allure
– Milano è molto anni ’80 nel modo di fare di certi yuppies fuori dal tempo, molto anni ’70 nell’architettura, molto anni ’60 nell’abbigliamento di certe gente e molto anni ’50 nell’organizzazione complessiva.

– Berlino è fredda ma cordiale
– Milano è fredda e maleducata

– La gente di Berlino si fa i fatti propri ma quando ti parla sorride
– La gente di Milano si fa i fatti propri e quando le parli sembra che la stai per rapinare

– Berlino ha spazi enormi ed è vermante difficile trasferire lì il concetto di “folla”
– Milano ha spazi stretti ed angusti, tanto che anche 3 persone riescono a formare un folla

– Berlino è un po’ sporca nei quartieri periferici ma nel complesso molto pulita e la gente ha rispetto per gli spazi comuni
– Milano è sporca ovunque ti giri e la gente se ne frega, gettando in continuazione per terra crtacce e mozziconi di sigaretta

– L’accesso alle stazioni della metropolitana di Berlino è totalmente libero, senza tornelli ne’ porte ma c’è una cultura tale che persino gli immigrati italiani fanno semrpe il biglietto
– L’accesso alle stazioni della metropolitana di Milano è sbarrato da tornelli sorvegliati da un controllore e nonostante ciò le multe a chi non ha il biglietto fioccano quotidianamnte come bufere di neve al Polo Nord

– A Berlino in giro per la città non c’è molto verde. Però ci sono alcun iparchi vermante enormi e addirittura un bosco nel mezzo della metropoli.
– A milano in giro per la città non c’è molto verde. Oltretutto i parchi snon pochi, per lo più minuscoli e con gli alberi come ornamento, non come potenziale polmone per la città.

– I locali tipici di Berlino sono vecchi garage, magazzini o fabbriche svuotati a metà e riarredati con cianfrusaglie che danno un senso di casa.
– I locali tipici di Milano sono stanzotte asettiche coi tavoli di design tutti uguali, lampade di design tutte uguali, sedie di design tutte uguali e soprattutto con avventori dall’espressione sempre uguale
Potrei continuare a lungo ma credo di aver dato l’idea. E dopo avera data ribadisco che non stante tutto a Milano non ci vivo poi così male. Però sicuramente ci potrei vivere molto meglio.

Gli ecomostri padani

February 22nd, 2009 1 comment

Ecomostro UrbanoNoi italiani continuiamo a parlare dell’Italia come del Bel Paese. Anche gli stranieri, quelli che lo conoscono poco. Sicuramente lo era. Fino a prima della guerra, forse. E ancora lo è, in tantissimi luoghi. Ma sono sempre di più gli scempi che vengono compiuti ai danni non solo dei paesaggi naturali ma anche e soprattutto dei paesi e delle città.
Da bergamasco “de Berghem” sono sempre andato orgoglioso della mia città, considerata per molti versi la Siena del nord. Città alta, certo. Città bassa è sempre stata abbastanza anonima ma comunque sempre all’interno del contesto di città “carina”. Ora, negli ultimi mesi arrivando in treno da Milano quello che mi colpisce non è più il vecchio oratorio di San Tomaso sempre uguale a se’ stesso bensì la serie di orrendi palazzoni vetero-sovietici che vi hanno costruito attorno. Enormi parallelepipedi di cemento che danno anche a una città di meno di 150.000 abitanti la parvenza di una metropoli con una periferia-dormitorio. Possibile?
Altro viaggio in treno, di oggi: ero a un convegno a Bologna, dove per inciso ho studiato per 5 anni alla fine del secolo scorso. Sono andato dalla stazione alla zona fieristica passando per il ponte di via Stalingrado, brutto anche allora ma a me caro per via della presenza dell’appartamento della mia fidanzata dell’epoca. Allora era pieno di palazzoni grigi. Tutti buttati giù. Ora ci sono altri palazzoni. Marroni. Brutti. Alienanti. Complimentri agli urbanisti che hanno ridisegnato la zona cambiando i colori! Che geni! Arrivo poi a Milano passando da San Donato e Rogoredo. Tutto nuovo e in costruzione. Villette, alberi e parchi? Macchè: altri enormi palazzoni brutti, squadrati, alienanti, tutto cemento e colori angoscianti. E potrei continuare con le oscenità milanesi (vogliamo parlare dei cubi accatastati della Bicocca?) ma sarebbe troppo facile: Milano è complessivamente brutta con dei begli angoli (anche se è un po’ come dire a una donna brutta che ha dei bei capelli) ma questo lo sanno tutti. Quello che mi preoccupa è la mia piccola Bergamo, la mia vecchia Bologna e tutti quegli altri luoghi presi d’assalto da urbanisti dissennati, architetti dalle idee pretenziose e dai disegni da lobotomizzati (i cubi li so disegnare pure io). Gli ecomostri sono dappertutto ma la mia sensazione è che quasi tutta l’Italia abbia in mente solo Punta Perotti a Bari. Esiste anche un sito dedicato (http://www.ecomostri.it/) ma a parte un’animazione tanto carina quanto bambinesca, è quasi totalmente privo di contenuti, soprattutto sembra che nessuno lo tenga vivo. Possibile che nessuno si preoccupi dell’ambiente in cui vive? Possibile che solo io mi intristisca quando arrivo a casa e devo aprire il portone di un palazzone di 8 piani senza forma e senza colore che sarei pronto a buttare giù se solo potessi permettermi di risistemare me stesso e tutte le altre famiglie? (Ebbene sì, anche io vivo in un ecomostro!).
Posso capire gli scempi degli anni ’60 e ’70 che, oltre ad appartenere al passato, erano dettati dall’esigenza di sistemare in fretta e in modo economico migliaia di famiglie che stavano dando vita al fenomeno dell’urbanesimo industriale allora nuovo per l’Italia. Ma adesso? Adesso c’è il design. Berlino e Londra buttano giù tutto per ricostruire cose più moderne e più belle. Quindi anche noi. Solo che, a quanto pare, gli insegnamenti di Brunelleschi e Leon Battista Alberti vanno demoliti assieme a tutto il resto, senza far caso a cosa si sta distruggendo. Anche in questo, temo, siamo un paese senza memoria. Il Bel Paese. Che fu e rischia di non essere più.

Pronti, via!

January 25th, 2009 No comments

Inizio del 2009. Barack Obama eletto negli Stati Uniti. Il Berlusca che nonostante tutto coi suoi accoliti continua a spararle grosse (in tutti i sensi). Il web che corre sempre più veloce ma che allo stesso tempo si consolida e sedimenta. Il mio lavoro di “web marketer” che cavalca l’onda lunga (senza offesa per quelli che web marketers lo sono davvero). Milano, l’Italia e il mondo in rapida trasformazione. Ma soprattutto una connessione velocissima da casa, dopo due anni di parassitismo nei confronti di un vicino sprovveduto che non mette la password alla connessione wireless. E, ovvimante, una rinata voglia di scrivere.
Tutti questi elementi mi hanno indotto ad acquistare un dominio e a ributtarmi nella rete in prima persona, un po’ allo sbaraglio, tante idee confuse ma anche tanta voglia di esprimerle ed organizzarle in qualche modo.

Quindi… Pronti, via!