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Posts Tagged ‘telecomunicazioni’

Il futuro della grande distribuzione (?)

March 8th, 2009 No comments

Forse cercando – una volta tanto – di anticipare i tempi rispetto alla concorrenza, la Microsoft ha prodotto alcuni video sulla visione del futuro a breve termine (nel 2019), la cui sintesi (pezzi di tutti montati assieme) ho riportato e riprodotto nel mio post sul digital divide, prendendolo a prestito da Imlog.

Dei vari video singoli, ho trovato molto interessante quello sulla grande distribuzione (anche se loro lo chiamano “retail”), che mi fa piacere riprodurre per intero senza linkarlo:

Generalmente mi occupo degli aspetti del marketing più vicini alla comunicazione in senso puro ma questo tipo di visione – che trovo abbastanza realistica – penso debba far riflettere. Siamo in presenza di una via di mezzo fra il marketing di prossimità, il mobile marketing, l’organizzazione del POS, una forma avanzatissima di search marketing e varie altre cose. La cosa bella – o brutta, a seconda dei punti di vista – è che praticamente tutti gli elementi necessari perchè questo tipo di visione si realizzi sono già presenti. Proviamo a dissezionare il filmato e ad elencarli, ovviamente semplificando:
– Una donna entra in un supermercato con un cellulare in mano. Questo ce l’abbiamo tutti
– Appena entrata si scopre che sul cellulare ha la lista della spesa. Anche questo è già possibile e io stesso lo faccio.
– Fatti i primi passi, riceve sul cellulare un messaggio di benvenuto. Questo è realistico, tramite, ad esempio, bluetooth
– Successivamente la sua lista della spesa si sincronizza con il database del supermercato e, tramite una specie di sistema gps, viene creato il percorso ottimale per trovare tutto. Anche in questo caso ho elencato elementi e processi esistenti o comunque possibili
– Poi, sempre tramite bluetooth, le viene notificata un’offerta speciale mentre passa davanti allo scaffale con il prodotto in questione
– Tralasciando tutta la parte di organizzazione del supermercato stesso, la spesa si conclude con il pagamento, sempre tramite cellulare. Anche questa è una modalità già possibile.

I motivi per cui esistono tutti gli elementi necessari a completare il quadro ma non ancora il quadro stesso, sono molteplici. Partiamo dalla scarsa familiarità delle persone con strumenti come il bluetoth, passando dalla bassa diffusione dei sistemi gps sugli attuali cellulari per finire con ovvi problemi legati alla privacy e a questioni più terra-terra come l’abitudine di certe persone – come me – ad andare a fare la spesa senza sapere esattamente cosa vogliono, ovvero senza lista predefinita. Per quanto affascinante, una visione di questo tipo è forse fin troppo complessa. E’ però certo che (e qui ammetto la mia scarsa modestia) già nella mia tesi di laurea del 2001 auspicavo un futuro in cui le offerte speciali o le promozioni mi venissero segnalate tramite cellulare in prossimità del punto vendita e in base ai miei gusti, precedentemente profliati. Questo sì, sarebbe già possibile ed è un’occasione che ritengo la GDO e i brand che ad essa si appoggiano dovrebbero cominciare a valutare. Quasi sicuramente svilupperebbero pochi numeri all’inizio ma sono abbastanza convinto che essere fra i primi ad abbracciare queste tecnologie ptrebbe portare a dei vantaggi competitivi non indifferenti.  Io intanto provo a suggerirlo ai miei clienti 😉
Staremo a vedere.

Futuro, anziani e Digital Divide

March 2nd, 2009 No comments

Traggo spunto da questo post/filmato su Imlog:

Come scritto nel mio commento, sono sono abbastanza convinto che la DISPONIBILITA’ di tecnologie di questo tipo sarà reale. Ho invece serissimi dubbi sulla DIFFUSIONE delle stesse tecnologie. Ovviamente la mia è una visione distorta da Italiano pessimista. Ma un italiano sa che il nsotro paese è terribilmente vecchio. Sa che gli over 65 sono la maggioranza (in senso relativo,  riferito alle fasce d’età, ovviamente). Sa che persone come i miei genitori non hanno mai usato un computer. Mia mamma, donna intelligente, colta e dalla mentalità aperta per la sua età (una donna di quasi 71 anni laureata e che parla 3 lingue non è esattamente la norma in questo paese) addirittura si rifiuta di adottare bancomat e carte di credito. A malapena usa il cellulare. Un italiano sa, crede e soprattutto si augura che la propria mamma fra 10 anni sarà ancora viva e plausibilmente sana, in forma e socialmente attiva. Chiaro: non sarà una frequentatrice di palestre, non andrà in disocteca e non parteciperà a convegni di web marketing (se ancora si chiamerà così) o simili; ma continuerà a fare la spesa (e di questo dovrebbero tenere conto tanti eperti di marketing, che troppo spesso sembrano dimenticarsi che con la pensione magari si comprano meno cose ma si continua comunque a comprare). Continuerà a volersi informare sui fatti del mondo e continuerà a dover aver a che fare con la pubblica ammnistrazione, i servizi e la sanità, pubblica e privata. E come lei milioni di altri anziani o – chiamiamoli col loro nome – vecchi. Dico milioni, non migliaia. Milioni di persone che ancora oggi non usano carte di credito, bancomat, computer e si accontentano di utilizzare il cellulare come telefono e basta. Vedo molto molto difficile che queste persone – da sole – riescano a capire la logica dei touch screen. Vedo titanica l’impresa di far loro comprendere la differenza fra un sistema operativo per PC e uno mobile. Così come sarei in difficoltà nello spiegare a mio padre per quale dannato motivo dovrebbe sollazzarsi all’idea di avere in un unico strumento un telefono, una macchina fotografica, un lettore multimediale e altro ancora. E parlo di mio padre, un uomo colto, che ha avuto insegnanti privati, che dirigeva un’industria e che quarant’anni fa si vantava di avere il telex in ufficio. Figuriamoci, con rispetto parlando, se dovessi spiegarlo a compare Turiddu, che ben che vada ha la terza media e ha passato la vita a produrre vino o olio.
Di tutto questo secondo me dovremmo preoccuparci. L’educazione alla tecnologia non è questione che riguardi tanto i giovani, anzi. I giovani con la tecnologia ci nascono, la vivono e la respirano. Fare corsi di informatica di base al giorno d’oggi è quasi come voler fare dei corsi base di telecomando e decoder Sky. Piuttosto i giovani avrebbero bisogno di molta più cultura classica. Lasciamo i computer a casa e riportiamo nelle scuole lavagne e pallottolieri. No, chi ha veramente bisogno di cultura tecnologica sono gli anziani. Quelli che rischiano di rimanere indietro, i veri potenziali analfabeti digitali. Non arriviamo al paradosso della pubblica amministrazione totalmente online (ce ne passa ma hai visto mai…) verso una popolazione che online ancora non lo è (ad oggi siamo fra il 40 e il 50%  di penetrazione della rete in Italia, con una crescita ora lentissima: non è difficile intuire chi sia quel 50-60% che ancora non c’è). Il cosiddetto welfare state non è solo avere servizi più numerosi e qualitativamente migliori (e anche qui lo scrivo con un ghigno sarcastico) ma anche più accessibili. E l’accessibilità non è solo questione di infrastrutture ma anche e soprattutto di capacità di utilizzo d tali infrastrutture. Anche senza andare sulla sfera pubblica, si provi a pensare a chi serve davvero di più la spesa online: a noi giovani che – sì, è vero – abbiamo poco tempo ma che anche se arriviamo al supermercato alle otto di sera le forze le abbiamo ancora, o a nostra nonna che fa fatica ad andare in giro e la cassa d’acqua col piffero che se la prta a casa da sola? Ecco che allora davvero mi piacerebbe che lo Stato, il comune o chi per esso, oltre alla pensione, lo sconto sugli autobus e la mutua, fornisse a mia nonna anche la possibilità di avere un computer e una connessione e soprattutto la possibilità di capirlo, usarlo e apprezzarlo. Cosa molto più difficile che insegnare l’alfabeto ai bambini. Ma anche altrettanto utile. Ricordiamoci soprattuto, noi italiani, che il futuro del nostro paese non sono solo i bambini che crescono, sono anche e soprattutto (numericamente) gli anziani che diventano ancora più anziani. E se vogliamo che gli ottantenni di domani non si spaventino dinanzi a touch screen, riconosciori ottici e vocali e a tutto ciò che il futuro ci riserverà, bisogna cominciare a educarli adesso!

Creatività nella pubblicità: prodotto vs divertimento o prodotto divertente?

February 19th, 2009 No comments

Negli ultimi giorni al lavoro stiamo tribolando per cercare di raddrizzare le sorti del mese di un nostro cliente telefonico (il cui numero di abbonati è sempre correlato al piano di comunicazione). Come sempre accade si discute anche di creatività e della sua efficacia. Quasi sempre, essendo lo spazio e il tempo della comunicazione pubblicitaria molto limitato, si tende – almeno in Italia – a voler considerare il prodotto, la sua utilità e il divertimento come alternativi l’uno all’altro. Come dire: se uno spot è accattivante, difficilmente riesco a comunicare bene il prodotto o il suo uso e viceversa. Il risultato è che assistiamo da una parte a spot/creatività estremamente (!?) divertenti ma in cui il prodotto gioca un ruolo quasi secondario e spesso non si capisce o non si ricorda cosa sia l’offerta; dall’altra abbiamo invece spot/creatività pieni di contenuto e incentratissimi sul prodotto o sull’offerta ma che sono veramente poco accattivanti. A volte ho l’impressione che sia un po’ una pecca dei creativi italiani. In UK non si capisce come ma spesso riescono a far convivere tutto assieme. Come in questi due casi, non recentissimi ma sempre interessanti.